Questione di poco, questione di concentrazione e nulla più per chiudere un campionato che rimarrà nella storia per un evento al di fuori da ogni previsione, di ogni logica. La Juve è stata vittima di se stessa come mai in questi 9 anni di ripetuti successi almeno in campionato, soffrendo quel tanto, suo malgrado, per rendere agli altri un torneo più avvincente. Il subentro di un nuovo allenatore, le sue richieste e il suo metodo di calcio lontano dalle esperienze napoletane. L’avvento alla juve non prevedeva nessuna lista della spesa ma solo il doversi adattare al materiale umano già a disposizione. Qualche piccolo tentativo di sistemare una squadra già collaudata e nulla più. L’effetTo Sarri dunque non è pervenuto al destinatario e questo aspetto sembra non aver soddisfatto la dirigenza Juve. I risultati balbettanti avrebbero lasciato dell’amaro in bocca e qualcuno avrebbe gradito qualcosa di diverso inutile nasconderlo. L’incerta ripresa, del dopo covid 19 ha fatto il resto.
Sarri e la Juve. La Juve è stata ridimensionata in coppa Italia e in campionato la mano del tecnico e del tanto reclamizzato “sarrismo” sembra essere ancora lontana dalle aspettative. Molti elementi di riflessioni su quanto visto: allarmanti cenni di debolezza strutturale sono emersi evidenziando lacune difensive. Quel reparto di difesa da sempre eccellenza storica di casa Juve, scricchiolii di usura e di anagrafica hanno fatto il resto. Il campionato, tra mille peripezie e atavici problemi di continuità, si evidenziano le fasi di una difficile conservazione a risultato acquisito. Appaiono questi come inquietanti campanelli di allarme su cui lavorare in forma immediata.
Dopo Atalanta e Sassuolo, la Lazio: è stato questo l’ultimo degli ostacoli. Un calendario che in parte è stato magnanimo ai bianconeri spesso graziati da una concorrenza balbettante. Il pareggio dell’Inter di Conte all’Olimpico di Roma ha decretato la fine dell’ultimo fiato al collo. La vittoria, convincente solo in parte, ottenuta contro la Lazio, avrebbe consegnato ormai le chiavi per aprire la stanza del nono scudetto. Se la Juve è imputabile di non aver concesso spettacolo e confortanti sicurezze di tenuta va detto che sarà questo uno scudetto del “ciapa no” dove a turno le dirette concorrenti: Atalanta e Inter dopo una Lazio ormai in disarmo, hanno concesso regali e speranze ai campioni d’Italia.
Non è stato certo un campionato esaltante questo lo abbiamo detto e non è stato altresì nemmeno dominato da una sola squadra come in passato. Dalle sabbie mobili di un percorso tutt’altro che semplice, la Juve a turno ne è uscita con preziosismi e invenzioni dei suoi campioni ma anche grazie a una panchina pregna di elementi di assoluto livello. Alla fine anche questo aspetto fa differenza eccome. Le parole dannate di Antonio Conte nel post gara di Roma e le scusanti assai banali al fine di coprire errori di scelte e valutazioni di mercato, mettono termine ai molti veleni che hanno caratterizzato questa ripresa. A questo punto si attende solo il verdetto della matematica e di pochi punti da racimolare ancora. Il calendario dei bianconeri è in discesa e quattro punti in 4 gare sono alla portata di qualsiasi squadra che non abbia deciso di porre fine a mezzo suicidio.
Si sta per concludere quindi una stagione travagliata e sofferente, fatta di incertezze, infortuni e rigori spesso contestati, quest’ultimi tra l’altro, unici interpreti di un finale brutto, sgorbutico e noioso.
Anche questo è calcio.



