TUTTI GLI UOMINI DELLA SIGNORA.                GIANCARLO BERCELLINO                                 (di Massimiliano Fantasia)

Giancarlo Bercellino nasce a Gattinara (VC) il 9/10/1941. Aveva quindici anni quando gli venne pronosticato che sarebbe diventato un grande attaccante se solo avesse continuato ad allenarsi con la stessa serietà e senza tanti grilli per la testa. E così fu. Esordì nel ruolo di centravanti contro la squadra dei ragazzi della Juventus che l’anno successivo  lo acquistò per un milione e mezzo di vecchie lire. Giancarlo Bercellino, ragazzo con i piedi per terra, aveva potuto realizzare così il grande sogno della sua vita.Poter un giorno incontrare sulla sua strada la squadra per cui faceva il tifo, Juventus mai più avrebbe immaginato che un giorno ci avrebbe pure giocato diventandone un vero e proprio punto di forza.Quella domenica allo stadio per l’arrivo della signora non si trovava un posto da quanto era pieno,la notte precedente Giancarlo non riusci a chiudere occhio dall agitazione.L’allenatore della squadra locale era il papà di Bercellino,il signor Teresio, un uomo che al di sopra degli affetti credeva, a ragione, nelle capacità del figlio.
Alla fine dell’incontro un dirigente della Juventus avvicinò Giancarlo per complimentarsi con lui,una stretta di mano che sapeva di investitura  “chissà che un giorno non ci si possa rincontrare”… E per Giancarlo fu la seconda notte insonne. Passarono diversi mesi e proprio quando il ragazzo del Borgosesia aveva ormai smesso di accarezzare quel sogno,arrivò la notizia: «Giancarlo vai alla Juventus». Era stato il papà a comunicargliela dopo che lui strsso aveva trattato il passaggio.
Lasciò i compagni a malincuore, perché in quella squadra aveva provato le prime emozioni, il batticuore della vigilia. Gattinara,  gli tributò una bella festa con brindisi e applausi.
Poi il ragazzo con la sua grande valigia salì sulla corriera per Torino, verso una nuova vita che non sapeva dove lo avrebbe portato. Gli allenamenti, i nuovi amici, i compagni di squadra, le speranze. I tecnici lo seguivano con interesse, si informavano spesso di lui, sapevano che prima o poi sarebbe passato alla squadra A. Non era più il forte attaccante, scoprivano in lui le doti del difensore, sicuro, tenace nei duelli, potente nel tiro.Era quasi deluso nel vedere che per lui immaginavano un futuro totalmente diverso, lui che si sentiva attaccante che per anni aveva lavorato per migliorarsi per imparare i movimenti giusti di colpo doveva imparare a ragionare in maniera totalmente diversa.
Arriva così l approdo in prima squadra e ben presto anche l esordio in serie A.Era la gara col Mantova. Come in quella vigilia di Borgosesia-Juventus, Giancarlo si trovò in preda agli incubi, come se quelle ore che precedevano l’incontro fossero le più lunghe della sua vita. Il ritiro con i compagni celebri, i discorsi sulla tattica, erano come un’eco ossessiva che gli martellava la testa mentre l’alba della domenica tardava ad arrivare.
Negli spogliatoi i giornalisti si occuparono subito di lui, gli fecero tante domande e volevano sapere ogni cosa. Bercellino, l’esordiente, occupò buona parte della cronaca sportiva dei giornali del lunedì.
Sicuro nel dribbling, formidabile nell’anticipo,veloce nell’ anticipo e pressoché insuperabile nei colpi di testa.

Nella Juventus Giancarlo Bercellino ha disputato 209 partite andando a segno 14 volte, senza contare naturalmente gli incontri amichevoli. La sua tecnica cresce di partita in partita. Assieme a Castano ha costituito  una delle coppie più complete della storia del club.L amicizia con lo stesso Castano e naturalmente con Leoncini con cui ha condiviso anni indimenticabili anche fuori dal rettangolo di gioco.
La passione per la caccia, il cinema le passeggiate in piazza San Carlo la sera.Alla politica ha sempre preferito leggere  Topolino, di cui possiede l intera collezione,non ha mai nascosto la passione per i romanzi della serie Segretissimo che andava molto di moda in quegli anni, diceva sempre che lo aiutavano a non pensare a Marisa,la donna che amava e che aveva sposato quando ancora non aveva compiuto 22 anni. Anche lei è di Gattinara,si sono conosciuti quando ancora erano dei bambini ,lei non ha mai amato la grande città e per questo motivo  ha preferito rimanere a vivere  al paese ma gli è stata vicina sempre, aiutandolo moralmente nei momenti più difficili. Qualche volta, la domenica, saliva a Torino per vederlo giocare, poi si incontrano per passeggiare e parlare del loro futuro.Il sogno più grande? Era quello di poter un giorno aprire un attività magari nel centro di Gattinara,comprare una bella casa e mettere su famiglia.Diceva sempre che a 30 anni un calciatore deve cominciare a pensare a cosa fare da grande, perché ci si deve guardare allo specchio e accettare che il tempo sta per scadere.
Lui, Giancarlo Cesare Bercellino, i suoi sogni si può dire  li abbia realizzati tutti.Uomo semplicissimo senza grilli per la testa dicevamo,oggi ha 83 anni e vive come un qualsiasi signore della sua età,a Rosario nel vercellese,innamorato della sua Marisa,fino a qualche anno fa si occupava ancora della vecchia azienda di famiglia,una filanda a cui ha dedicato buona parte della sua vita e che adesso gestisce suo figlio che ha quasi 50 anni.Il calcio è cambiato e non lo segue più come faceva una volta ma la Juventus naturalmente le è rimasta nel cuore, e cerca sempre di tenersi aggiornato. È stato probabilmente uno dei più grandi difensori centrali ad indossare la maglia bianconera. Ma quale è stato il suo segreto ? Dice di non averne mai avuto uno.Lavor , applicazione umiltà il fatto di non sentirsi mai arrivato probabilmente e quindi cercare di migliorarsi sempre.Ha segnato contro la Roma su azione, contro il Bologna e la Sampdoria su punizione, ma non si è mai esaltato. È tornato di corsa alla sua posizione di difensore, agli ordini di mister Heriberto Herrera,un allenatore che lui ha amato particolarmente perché diceva che sapeva fare funzionare la squadra come forse non avrebbe fatto mai nessun altro .
Una confessione di modestia che ci conferma ancora una volta la semplicità di questo forte giocatore che ha fatto la storia del club.
Nella Juventus gioca dal 1961 al 1969 e mette insieme, tra campionato e Coppe, 204 partite e realizza 14 goal.
Tra i ricordi di questo ragazzone dal sorriso folgorante e genuino, c’è quello che coinvolge John Charles. Atene, autunno del 1961: la Juventus gioca in Coppa Campioni con il Panathinaikos. Castano è indisponibile, la difesa ha bisogno di una cerniera supplementare. Davanti ad Anzolin, di fianco a Bozzao, Bercellino e Caroli, e dietro a Mazzia, Rosa e Leoncini si piazza il gallese che nel Leeds ha già avuto esperienze difensive.
Quel giorno i greci ronzano nell’area bianconera come zanzare moleste. Se non che il muro Charles-Bercellino si alza e non c’è gloria per gli insetti in maglia verde. La folla straripa e applaude, uno spettacolo di colore e folklore. Ed è uno spettacolo vedere quelle due torri frantumare le palle alte con zuccate impietose. I terzini sono al sicuro e possono occuparsi con serenità delle ali e Anzolin può sorridere disteso. Prende un solo goal ed è 1-1. Mora ha firmato il goal del vantaggio bianconero, sufficiente ad accedere al turno successivo della Coppa dei Campioni.
Dopo la maglia bianconera, indossera’quelle del Brescia e della Lazio.Terminata la carriera,per un certo periodo si misurerà con il mestiere non facile dell’allenatore occupandosi in prevalenza di categorie interregionali, senza grande successo.Decidera’ a quel punto di chiudere definitivamente con il calcio che indubbiamente gli ha dato tanto,ha ancora un cassetto pieno di sogni e forse è giunto il momento di cominciare a scartarne qualcuno.