Al suo arrivo a Torino gli addetti ai lavori non avevano esitato ad affibbiargli l’etichetta del fuoriclasse, di colui che non avrebbe fatto rimpiangere l’eventuale partenza di Pogba (poi concretizzatasi). Miralem Pjanić ha scelto in estate di chiudere la propria parentesi calcistica alla Roma per sposare il progetto della Juventus, che mai come quest’anno ha scelto di condurre una campagna acquisti di qualità più che di quantità per trasformare in realtà quella Champions League che da vent’anni a questa parte rappresenta un’aspirazione onirica per l’intero popolo bianconero.

Dopo un periodo di fisiologico ambientamento, il bosniaco, favorito dalla conversione tattica di Allegri al 4-2-3-1, ha ritrovato fiducia nei propri mezzi, ergendosi a leader della mediana zebrata insieme a Sami Khedira, con cui svolge anche il preziosissimo ruolo di frangiflutti, con un notevole quantitativo di palloni recuperati a partita.

Poi ci sono i goal, prevalentemente da calcio da fermo: ne ha già siglati otto in stagione, sfornando cinque assist vincenti: numeri da campione, che testimoniano come l’ex Lione sia divenuto un tassello inamovibile nel mosaico di matrice allegriana.

Torino 2017 01 25 Juventus vs Milan Coppa Italia Quarti TIM 2016-2017
Giuliano Marchisciano/One+Nine
nella foto: bonucci-pjanic-dybala

Di fronte alle telecamere di Sky Sport e Mediaset, Pjanić ha raccontato il suo approccio con i campioni d’Italia. Ecco le sue parole, riportate da juventus.com: “Da quando sono arrivato, ho imparato molto. I primi mesi sono stati di adattamento, ai nuovi compagni, al sistema di gioco, alle richieste del mister. Mi è servito un po’ di tempo per entrare nei meccanismi, ma credo sia normale. Ora stiamo giocando con il 4-2-3-1 e stiamo facendo bene, costruiamo molto e subiamo poco. Dietro di me ho giocatori di grande esperienza e di fianco e davanti ci sono compagni di spessore e di qualità. A inizio anno facevamo più fatica a sviluppare il nostro gioco, mentre adesso ci capiamo al volo. Siamo giocatori intelligenti e abbiamo imparato a conoscerci. Ora avverto la fiducia di tutti, ho capito i movimenti da fare e sento di essere diventato un giocatore importante. Ho ricoperto tutte le posizioni a centrocampo e ora gioco con un compagno davanti alla difesa, come già mi era capitato in Nazionale, ma non avrei problemi anche con un altro sistema. Credo che un giocatore intelligente debba sapersi adattare e imparare a muoversi in posizioni diverse”.

L’attenzione del playmaker juventino si è poi focalizzata sulla gara di domenica contro l’Udinese e sul futuro della “Vecchia Signora”:  “Per noi è importante la gara di Udine, dove andremo con umiltà, concentrazione e con la volontà di prendere i tre punti per tenere le inseguitrici alla stessa distanza. Ora arriva un periodo molto importante, perché tra marzo aprile e maggio si decide la stagione. La cosa più importante qui è vincere, la voglia della squadra e della società è impressionante e permette a un calciatore di crescere. Non ci poniamo limiti, crediamo di poter raggiungere tutti gli obiettivi e lavoriamo per farlo”.

Infine, dopo un breve passaggio su Higuaín e Džeko (“Edin forse è più fisico e ama il contatto con gli avversari, mentre Gonzalo partecipa di più al gioco, ha una potenza notevole e davanti alla porta non sbaglia mai”), Pjanić ha voluto dire la sua sulle polemiche scaturite in seguito alla semifinale d’andata di Coppa Italia contro il Napoli: “Credo che gli arbitri facciano del loro meglio. Le partite si giocano in campo e le squadre che creano di più spesso vincono. A Milano abbiamo avuto un po’ di sfortuna quando l’arbitro ha annullato un nostro gol e poi abbiamo perso la partita, ma ci siamo passati sopra e sia la società che il mister ci hanno semplicemente detto di continuare a lavorare. Penso che la vittoria contro il Napoli sia stata meritata, perché nel secondo tempo abbiamo creato molte occasioni. Nell’episodio con Albiol, io non lo tocco ed è lui che ci viene addosso, forse perché ormai la palla era andata e ha provato a ottenere il massimo. Meglio parlare delle partite perché le polemiche non servono a nulla. Però sembra che alla gente piacciano…”.