Nessuno rimanga a dispetto dei santi la Juve deve essere un piacere e non certo un sacrificio.

Aria strana, quella che si sta respirando attorno alla Juve. I “ribelli” Dani Alves il più esagitato del gruppo, meno il bravo Alex Sandro che chiede di andar via. Insomma allarme in casa Juve e preoccupazione tra i tifosi. Movimenti di questo genere notoriamente sono in procinto dove e quando un precorso volge al termine. Il dopo Cardiff ennesima delusione da collezionare nella bacheca dei ricordi e degli errori bianconeri ma la consapevolezza di avere i giusti numeri per ritentare l’assalto a Kiev è quanto di più sicuro esista. La storia attuale dei bianconeri tiene in tensione i tifosi. Storie di cedimenti e lettere aperte di Bonucci che smentisce  con ogni forza che tra il primo e in secondo tempo qualcosa in quello spogliatoio del Millenium Stadium sia mai accaduto. Tutto regolare dunque o almeno secondo la norma di un gruppo che non è fatto certo di santi e la finale non era certo un concistoro di alti prelati. Una finale, l’ennesima gettata alle  ortiche ma da ritentare immediatamente. Chi cade da cavallo ha il sacrosanto dovere di rimontare in sella.

Troppe chiacchiere e beghe aleggiano attorno a questa finale e lo strascico non fa certo bene all’ambiente. Si paventa la forte possibilità che alcune decisioni di giocatori di lasciare l’ambiente siano proprio frutto di quella serata. Cosa è accaduto in quegli spogliatoi non è dato sapere ma certo è che altresì non ci si può certo nascondere dietro un dito: quella finale è tra le più dolorose tra quelle disputate.

Adesso starà nella bravura di Beppe Marotta saper trovare il bandolo della matassa e cercare di ristabilire spogliatoio e animi depressi per riconsegnare alla Juve una chiara posizione mentale  ma se qualcuno non dovesse ritrovarsi in questa squadra può anche lasciare spazio ad altri. La Juve rimane.