L’indispensabile – l’inesauribile – l’altro lato sconosciuto di un campione.
Il ruolino di marcia del croato Mario Mandzukic, leader della curva ed elemento insostituibile, si racconta con otto reti messe a segno e di cui sei in campionato impreziosendo così il suo palmares di stagione con 4 reti allo Stadium al cospetto del proprio pubblico. Per un giocatore tutt’altro che laterale trasformato in un ruolo non suo quando prima era una punta di riferimento nel Bayern, quando la squadra tedesca lo apprezzava come vero terminale offensivo ed ora ha trovato la sua variante ma solo per amore della sua Juventus. Questa è la sua nuova realtà. Ma la domanda sorge lecita per quanto spontanea: Ma Allegri come può aver convinto il croato a snaturarsi nel suo essere di predatore d’area? Misteri di un calcio sempre più fatto di schemi, vettori,linee di intersecazione, formule geometriche e chimiche aggiunte dove ogni cosa che appare impossibile te la vedi poi sviluppata in campo accettandone poi i risultati con stupore e consenso a seguire. E magari ti piace pure.
Mario, o “marione” per la curva, va avanti per la sua strada e per amore della sua vecchia signora alla quale sembra aver giurato fedeltà e dedizione spalmandosi totalmente a tutto campo. Attacco – difesa – lati più estremi del campo – mischie furibonde in area dove poter incornare col suo testone la palla giusta per gonfiare la rete o dove (come contro il Genoa) tirare un calibrato diagonale in rete. Mario Mandzukic l’elemento da cui non si può prescindere, il giocatore universale che tutti vorrebbero. La Juve lo ha scelto, Allegri lo ha trasformato con un restyling da far invidia. La vecchia signora ringrazia.



