Perchè poi rientrava nella normalità: vincere dopo aver battuto il Barcellona.

Massimiliano Allegri aspettava con ansia questa gara, una partita che avrebbe dato delle risposte ad alcuni interrogativi che man mano si sono fatti strada dopo il tour de force nel doppio confronto con il Barcellona con nel mezzo la gara trabocchetto del Pescara di Zeman. Il Genoa, ennesima vittima sacrificale dello Juventus Stadium, si sgretola sotto la pressione costante e asfissiante degli avanti bianconeri non rendendosi mai pericolosa dalle parti di Neto.

Nella foto: esultanza Bonucci (foto Marchisciano)

 

 

La sensazione è ormai fin troppo chiara: i bianconeri hanno ormai la conspevolezza di poter fare degli avversari ciò che meglio desiderano decidendo di volta in volta come gestire la gara e concedendo davvero poco. Solo briciole.

Allegri ha saputo amministrare e centellinare le forze dei suoi sottoponendosi, suo malgrado, a una critica fin troppo esagerata quando da inizio torneo, ad alcune gare vinte con difficoltà seguivano immancabili disapprovazioni denigratorie e prive di riflessione violentando con torbide critiche un lavoro oculato e ragionato. La gestione del gruppo non è cosa facile specie poi quando lo spogliatoio è pregno di una forte carica emotiva ed allo stesso tempo fitta di personalità e tanta storia di successi scritti. “Fino ad ora non si è vinto nulla” . E’ questo il tormentone che da un pò di tempo Allegri recita ai suoi come una costante preghiera. Questa solfa tiene alta l’asticella della concentrazione. Il campionato deve ancora scrivere alcune pagine di storia vera prima del suo reale compimento. Complessa per quanto ad alto rischio appare la prossima trasferta di venerdi contro l’Atalanta e il successivo impegno casalingo con il derby. Due gare che potrebbero (magari proprio quella col toro nel derby) consegnare ai campioni d’Italia il sesto titolo consecutivo indipendentemente da quello che eventualmente riuscirà a concretizzare la Roma di Spalletti. Presentarsi poi nella capitale con 8 punti, o addirittura già con il tricolore cucito sul petto, sarebbe interpretato come ennesimo imperativo di un incontrastato potere. Questa ultima ipotesi però, per niente poi così peregrina, potrebbe inasprire gli animi già fin troppo esaperati dei giallorossi alle prese con le solite e secolari problematiche fatte di un gioco che non c’è e di un insufficiente parco giocatori non in grado di poter contrastare il dominio della Juventus. Il rush finale si prevede dunque assai esaltante e condito da grosse aspettative da parte dei tifosi juventini. La Champions League, il campionato, la coppa Italia. Roba da grandi squadre. Roba da cuori forti.