PORTA GIREVOLE : MALAGO’DECADE DA PRESIDENTE MA DIVENTA COMMISSARIO
(di Massimiliano Fantasia)

Lo scenario ipotizzato ieri alla fine si è avverato: la Figc sarà commissariata e il commissario sarà Giovanni Malagò, presidente della Federcalcio appena decaduto. In parole povere: Malagò esce dalla porta e rientra dalla finestra. La giunta Coni ha approvato il provvedimento all’unanimità. È quanto trapela dall’incontro tra i due dirigenti. L’intesa è stata raggiunta nella riunione che ha anticipato la Giunta nazionale convocata d’urgenza ed è stata poi votata all’unanimità dall’intera Giunta Coni. La questione dovrebbe così evitare strappi all’interno dell’esecutivo del Comitato olimpico nazionale dopo la spaccatura e la battaglia dei pareri legali seguiti al mancato tesseramento di Malagò in Figc. Garante dell’intesa, il presidente del Cip, Giunio De Sanctis, presente all’incontro.                L’assemblea elettiva della Figc si terrà entro e non oltre il 31 gennaio 2027.
Intanto  come riportato dall’Agenzia Dire, Diana Bianchedi potrebbe rientrare nell’organico della Figc. L’ipotesi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa, è emersa proprio nel corso della Giunta del Coni. Bianchedi, attuale vicepresidente vicaria del Coni, ricopriva il ruolo di capo delegazione della Nazionale prima delle sue dimissioni presentate alcuni giorni fa dopo l’attacco arrivato poche ore prima da parte del ministro per lo Sport, Andrea Abodi. Successivamente l’Anac aveva stabilito che tra le due cariche non c’è conflitto di interessi.
La questione Malagò è nota ormai da mesi e ruota intorno al suo mancato tesseramento come requisito per candidarsi alla Federcalcio. Nel momento in cui si è candidato, infatti, il presidente Figc decaduto non era tesserato e quindi non era candidabile. La questione è emersa dopo il ricorso dell’avvocato Miele, che aveva tentato a candidarsi senza averne i requisiti. La Figc ha provato a lungo a sostenere che il tesseramento non fosse un requisito obbligatorio, ma le norme a riguardo parlano chiaro e anche la Procura generale dello Sport lo ha confermato. È chiaro che si tratti di un vizio formale, ma il tesseramento è uno dei principi fondamentali su cui si regge l’intero ordinamento sportivo.
Per comprovare la scelta, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio aveva successivamente commissionato un parere a quattro illustri giuristi, a cui la Figc ha risposto con altri cinque nomi  per affermare il contrario. La partita non si giocava più tanto sul tesseramento quanto sul fatto se il commissariamento fosse un provvedimento proporzionato, ovvero se si trattasse davvero di una grave violazione dell’ordinamento sportivo.
A prescindere dal vizio di forma e dal caso tesseramento, era comunque da subito evidente che lo scontro riguardasse qualcosa di più e che fosse una battaglia di potere. Il mancato tesseramento è solo diventato l’appiglio per provare a far fuori Malagò, dirigente divisivo, che in tanti non non hanno mai voluto alla guida del pallone. I “nemici”? Dalla nota inimicizia della politica, in particolare di alcuni esponenti di peso di questo governo, ad alcuni rapporti personali incrinati al Coni.