(di Massimiliano Fantasia)
C’è più di una questione che, soprattutto durante questa pausa per le nazionali, ha sicuramente preso piede nelle riflessioni di Tudor. E della Juventus, nel suo ambiente a 360 gradi. Non c’è solo Yildiz, che ha segnato 3 goal in due partite, o Vlahovic che è tornato a segnare, su assist di Kostic. I segnali sono diversi: la pausa nazionali ha raccontato ancora di un Edon Zhegrova ai margini, con pochi minuti per mettersi in gioco e possibilità ridotte.
Con il Kosovo è entrato due volte a gara in corso, proprio come ha fatto ogniqualvolta è stato mandato in campo da Tudor in bianconero. Ed è questo, il grande dubbio della Juventus su Zhegrova: qual è la gestione migliore? E soprattutto: cosa serve adesso, a Tudor e al kosovaro stesso?
Come dicevamo, l’esterno della Juve ha avuto un minutaggio molto ridotto anche in Nazionale. In due gare, infatti, Zhegrova ha avuto appena 21 minuti per stare in campo, in due match molto delicati, che dunque hanno limitato le sue possibilità offensive. Nonostante questo, però, il kosovaro si è messo ancora in luce in quei pochi istanti, mandando in qualche modo un segnale: come a voler dire a tutti,io ci sono.
E non è la prima volta. Già, perché nemmeno alla Juventus Zhegrova ha ancora avuto modo e tempo per esprimere tutto quel talento che aveva già abbagliato i bianconeri in quella lontana sfida con il Lille. A quasi un anno di distanza, l’esterno sta recuperando ancora da uno stop lungo e complicato, ma a novembre il conteggio dei minuti in bianconero dell’esterno dice 36, un numero troppo basso per lui e per la Juve stessa. E le ragioni si inseriscono proprio in questi 36 minuti.
Il monito con cui è arrivato Zhegrova a Torino è stato subito chiaro e ribadito con quella sensazione mista di paura e cautela di chi ha visto sgretolarsi una squadra dopo aver perso la pedina più importante nella scorsa stagione: preservarlo è fondamentale. Eppure il discorso è diverso, e ci ha pensato proprio il kosovaro a dimostrarlo. Dopo un’estate di lavoro in cui la ripresa è stata l’unico suo obiettivo, il percorso personalizzato è proseguito fino alle prime settimane alla Juve.
Da lì, però, i minuti sono sempre stati pochi. Condizione, precauzione, emergenze: le ragioni si sono sommate. Eppure le parole di chi ha lavorato insieme a lui, come il preparatore Ardian Sallahu, raccontavano altro: “Edon è pronto a rientrare con continuità”. Un messaggio che sembra caduto nel vuoto, perché i minuti sono sempre quelli.
Adesso, dunque, è lecito chiederselo: è ancora giusto lasciare Zhegrova così, da parte? La condizione fisica è un tema da preservare fino in fondo, ma se in poco più di mezz’ora il kosovaro ha illuminato i compagni più di quanto abbiano fatto altri in diverse partite, è altrettanto lecito chiedersi se non sia arrivato il momento di iniziare a sfruttarlo con costanza.



