( Emanuele Tonini )
Oggi il centrocampista Gallese in forza alla Juventus Aaron Ramsey, dal ritiro di Praga in vista della 7 giornata delle qualificazioni mondiali gruppo E contro i padroni di casa della Repubblica Ceca, ha rilasciato un’intervista dove critica velatamente i metodi di allenamento della sua squadra di club, affermando che “ la filosofia e i metodi di allenamento qui sono diversi rispetto a quelli del mio club” aggiungendo poi” ci sono molte persone che mi gestiscono da diversi anni , quindi sanno come tirare fuori il meglio di me e permettermi di giocare molte partite di fila”. Verrebbe quindi da aggiungere che il preparatore atletico del Galles sia ( visto anche la stessa nazionalità) nientepopodimeno che Harry Potter, abbia la bacchetta magica e risolva con qualche pozione magica tutti i problemi del centrocampista. Aaron ha poi concluso l’intervista dicendo “ il recupero è una parte importante per me” evidentemente si scorda di tutto il tempo che ha per recuperare in quel di Torino visto che praticamente il campo non lo vede mai, e afferma di “ sentirsi entusiasta di essere di nuovo coinvolto e spero di poter fare la mia parte”, quello che evidentemente non riesce a fare quando indossa la maglia bianconera visti i ripetuti infortuni. Viene quindi da pensare che sulla città sabauda aleggi una negatività tale da far sì che ogni volta il gallese mette piede in campo si infortuni. I preparatori atletici e lo staff medico dovrebbero andare in trasferta in Galles e carpire i segreti da chi lo “ conosce da anni” per poterlo rigenerare e farlo diventare un giocatore indispensabile nell’11 di Mister Allegri. Finora sinceramente del giocatore indispensabile non si è vista traccia, anzi, e per un calciatore he ogni mese riceve un bonifico di circa 625.000 €, ci aspetteremmo un minimo di riconoscenza in più per chi forse non lo conoscerà come i suoi connazionali però lo ha atteso e ancora lo aspetta come nell’opera teatrale di Samuel Beckett “ Aspettando Godot”, il quale non compare mai e nulla si sa di lui. Ecco mai paragone fu più azzeccato. Evidentemente la riconoscenza non è di questo mondo e l’attaccamento alla maglia un’utopia soprattutto per gli stranieri, però viene da chiedersi se signor Aaron Ramsey il giorno che toglierà il disturbo, avrà un pensiero per la società che nonostante le sue perdurate assenze lo ha sempre munificamente retribuito per non lasciare traccia nel suo passaggio in bianconero.



