Il Calcio negli ultimi dieci anni ha subito cambiamenti radicali: la “globalizzazione” d’altronde non poteva ignorare un fenomeno mediatico e spettacolare come il calcio. Ignorare il potere che hanno TPO, TPI e Fondi d’investimento sarebbe come ignorare che la palla è rotonda.

“La Globalizzazione” nel calcio è entrata ed ha preso possesso dei meccanismi che regolano questo business con una facilità disarmante; alla maggior parte dei “tifosi”, che si dicono innamorati del calcio, in realtà importa poco, o nulla, di quali siano i nuovi meccanismi del mercato o quali i target dei Clubs, italiani ed europei: il “tifoso” si accontenta “di poco”, quel poco che permette ai vari Mendes, Lucas, Joorabchian, Dumitrascu di arricchirsi e diventare sempre più potenti e sempre più influenti sulle scelte anche di politica sportiva del Sistema Calcio. Ora agli “storici Signori del Pallone” si stanno aggiungendo prepotentemente i cinesi, Wang Jianlin in testa a tutti, che hanno fiutato l’enorme dimensione del business del football; anche se sono gli ultimi arrivati, i cinesi stanno già ritagliandosi una bella fetta della torta, lo stanno facendo come è insito nella loro cultura, in silenzio, tenendo il profilo basso: i cinesi imparano in fretta e hanno una grandissima capacità di vedere quali siano “i punti deboli” del sistema e di correggerli, prendendo ed implementando nel contempo quelli che sono i punti di forza.

Dal momento che il Calcio è “un prodotto” che muove un quantità enorme di denaro, “i Signori del Pallone” sono estremamente attenti agli umori e alle aspettative dei tifosi. I tifosi, per contro, sono sempre meno interessati ai maneggi “dei Signori del Pallone”, una situazione ottimale anzi quasi perfetta. A molti sfugge un elemento macroscopico del calcio attuale, la sempre minor importanza dei tornei Nazionali, escluse la Premier e la Liga, anche se gli spagnoli sono ancora molto distanti dagli inglesi:  due tornei che catalizzano l’attenzione degli appassionati di calcio di tutto il mondo, mentre la Bundesliga, la Ligue 1 e la Serie A sono campionati che potremmo definire “commercialmente” di Serie B.

Lasciamo da parte francesi e tedeschi, altrimenti il discorso diventa troppo lungo, e focalizziamoci sulla Serie A. Il Campionato italiano è un campionato che in dieci anni si è svuotato soprattutto dei protagonisti, i giocatori. In Italia arrivano giocatori di livello medio, giovani da valorizzare o giocatori al loro ultimo contratto importante; si lascia credere ai tifosi che i Clubs italiani non possono competere con “gli sceicchi”, una tesi che, a mio avviso, non sta in piedi. Proviamo a pensare cosa sarebbe la Serie A se avesse continuato il percorso di eccellenza che aveva fino alla vittoria dei Mondiali del 2006. Nelle decadi passate in Serie A giocavano i migliori calciatori a livello mondiale, la Serie A fino al 2006 era superiore alla Premier, fino al 2006 la Serie A a livello tecnico e spettacolare era il massimo; e per questo tutti i migliori, prima o poi, giocavano in Italia. Oggi non è più così, il declino del calcio italiano, iniziato nel 2006, continua ancora oggi senza che si veda la via d’uscita.

In questo contesto è inserita anche la Juventus, l’unico Club italiano che sta tentando di scalare le gerarchie del calcio mondiale. ‘Sta scalando’ non significa che abbia già raggiunto la vetta, probabilmente riuscirà ad entrare nel gotha dei quattro club più importanti al mondo, ma il percorso e’ complicato. I tifosi Bianconeri vivono il dominio della Juventus in Italia come un risultato di prestigio; in realtà la Società, lo dimostrano le scelte dell’ultimo calcio mercato, sa benissimo qual è il “gap” che la separa da Manchester United, Real Madrid, Barcellona e Bayern;  e sono sicuro che abbia ben chiaro qual è il Club da far scendere “dal podio”. La Juventus però non è sola in questa corsa per salire su quel “podio”: i concorrenti più agguerriti con cui si deve misurare sono Atletico di Madrid, Chelsea, PSG e Manchester City. Vincere in Italia serve alla Società per poter lavorare in pace, senza “la pressione” della piazza, vincere in Italia serve per “nascondere” le aree di debolezza della Juventus, marketing e comunicazione.

Fino a quando il brand Juventus non tornerà ad essere un brand globale, fino a che la comunicazione della Juventus non sarà orientata in maniera forte a sostenere gli sforzi del marketing per far aumentare il valore del brand, la Juventus rimarrà un Club di seconda fascia. Essere un Club di seconda fascia significa non essere una priorità per i vari Mendes, Lucas o del Wanda Group. Marotta ha ripreso la collaborazione con Mino Raiola, collaborazione che era stretta e proficua già con Luciano Moggi, collaborazione importante perché Raiola, che non è certo meglio degli altri, è rimasto l’unico “indipendente” tra gli agenti più importanti in Europa. Collaborare con Raiola permette a Marotta di “destabilizzare” un poco il potere di chi opera attraverso l’uso sfrenato di TPO, TPI e Fondi e nello stesso tempo permette alla Juventus di costruire il futuro.

Penso che sia chiara la strategia di Corso Galfer: arrivare già quest’anno alle semifinali di Champions per poi ripetersi negli anni futuri. La Juventus sta puntando su un mix di giocatori d’esperienza e di giovani talenti, strategia centrata in pieno all’inizio della campagna acquisti; dopo la cessione di Pogba però qualche cosa si è inceppato. La situazione di stallo, venutasi a creare nel mercato estivo dopo la cessione di Pogba, mi fa pensare che manchi ancora qualche cosa per poter avere “gli appoggi e gli aiuti” necessari per andare a pescare nel mazzo di chi ha in mano le sorti del Calcio Globale.

Una cosa che non viene quasi mai detta, anzi e’ spesso ignorata, e’ che  Luciano Moggi e Antonio Giraudo avevano capito quali sarebbero stati i nuovi scenari del Calcio e si stavano attrezzando perché la Juventus non fosse presa alla sprovvista dai cambiamenti che stavano arrivando; forse anche per questo sono stati estromessi dal Calcio, proprio perché al resto del calcio italiano, allora come oggi, interessa più stare nel grigiore della mediocrità piuttosto lavorare per raggiungere l’eccellenza.

Massimo Sottosanti