È MORTO SANDRO MAZZOLA
(di Massimiliano Fantasia)
(di Massimiliano Fantasia)
L’annuncio è arrivato poco dopo la mezzanotte. Il calcio italiano piange la morte di Sandro Mazzola, che a novembre avrebbe compiuto 84 anni, icona indiscussa dell’Inter e protagonista indimenticabile di un’epoca d’oro dello sport azzurro. Cresciuto sotto l’ombra dolorosa della tragedia di Superga nella quale perse la vita il padre Valentino, leggendario capitano del Grande Torino, seppe costruire una carriera leggendaria da attaccante partendo proprio dal peso di un cognome monumentale.
A scovare le prime qualità del giovane talento originario di Cassano d’Adda fu Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro detto “Veleno”. Il suo ingresso nella Primavera interista avvenne sotto la guida di Giuseppe Meazza, prima sponsorizzazione illustre che in seguito gli aprì le porte della prima squadra guidata da Helenio Herrera.
L’esordio da record e l’epopea con la Grande Inter L’inizio della sua carriera resta legato a un episodio singolare della storia del nostro calcio, quando per protesta Angelo Moratti ordinò di schierare la formazione Ragazzi contro la Juventus: era il 10 giugno 1961, finì 9-1 per i bianconeri ma l’allora diciottenne Mazzola firmò su rigore la sua prima rete in Serie A. Da quel momento il “Mago” Herrera lo inserì in pianta stabile tra i titolari, guidando la sua evoluzione da centravanti atipico a centrocampista offensivo dotato di eccellente tecnica e spiccata visione di gioco.
Nel corso della sua carriera all’Inter, durata fino al 1977 e conclusa con la finale di Coppa Italia persa contro il Milan, Mazzola collezionò 572 presenze e 162 reti complessive. Il suo palmarès con il club nerazzurro parla chiaro: 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.
Il debutto in Nazionale arrivò il 12 maggio 1963 a San Siro nel 3-0 inflitto al Brasile di Pelé, siglato anche da una sua trasformazione dal dischetto. Dopo la cocente delusione dei Mondiali del 1966 contro la Corea del Nord, il calciatore divenne il perno della ricostruzione voluta dal commissario tecnico Ferruccio Valcareggi.
Quel ciclo portò alla nascita della celebre staffetta con Gianni Rivera, rivale rossonero e spalla generazionale con cui condivise i successi e la popolarità dell’epoca. Insieme conquistarono lo storico Europeo del 1968 nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia e raggiunsero la finale dei Mondiali messicani del 1970, superando la Germania Ovest nella così detta Partita del Secolo finita 4-3. Il suo percorso azzurro si chiuse dopo il Mondiale del 1974 con un bilancio di 70 gettoni e 22 gol.
Una volta appesi gli scarpini al chiodo, il legame con la società milanese proseguì in veste dirigenziale, in particolar modo da direttore sportivo chiamato da Massimo Moratti, parentesi intervallata dalle esperienze fallimentari con Genoa e Torino. Tra i successi principali del suo operato dietro la scrivania spicca in particolare l’ingaggio di Ronaldo Il Fenomeno nell’estate del 1997, ancora oggi ricordato come uno dei colpi più importanti dai tifosi interisti.
Nel 2013 la morte del fratello Ferruccio lo segnò particolarmente.
A scovare le prime qualità del giovane talento originario di Cassano d’Adda fu Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro detto “Veleno”. Il suo ingresso nella Primavera interista avvenne sotto la guida di Giuseppe Meazza, prima sponsorizzazione illustre che in seguito gli aprì le porte della prima squadra guidata da Helenio Herrera.
L’esordio da record e l’epopea con la Grande Inter L’inizio della sua carriera resta legato a un episodio singolare della storia del nostro calcio, quando per protesta Angelo Moratti ordinò di schierare la formazione Ragazzi contro la Juventus: era il 10 giugno 1961, finì 9-1 per i bianconeri ma l’allora diciottenne Mazzola firmò su rigore la sua prima rete in Serie A. Da quel momento il “Mago” Herrera lo inserì in pianta stabile tra i titolari, guidando la sua evoluzione da centravanti atipico a centrocampista offensivo dotato di eccellente tecnica e spiccata visione di gioco.
Nel corso della sua carriera all’Inter, durata fino al 1977 e conclusa con la finale di Coppa Italia persa contro il Milan, Mazzola collezionò 572 presenze e 162 reti complessive. Il suo palmarès con il club nerazzurro parla chiaro: 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.
Il debutto in Nazionale arrivò il 12 maggio 1963 a San Siro nel 3-0 inflitto al Brasile di Pelé, siglato anche da una sua trasformazione dal dischetto. Dopo la cocente delusione dei Mondiali del 1966 contro la Corea del Nord, il calciatore divenne il perno della ricostruzione voluta dal commissario tecnico Ferruccio Valcareggi.
Quel ciclo portò alla nascita della celebre staffetta con Gianni Rivera, rivale rossonero e spalla generazionale con cui condivise i successi e la popolarità dell’epoca. Insieme conquistarono lo storico Europeo del 1968 nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia e raggiunsero la finale dei Mondiali messicani del 1970, superando la Germania Ovest nella così detta Partita del Secolo finita 4-3. Il suo percorso azzurro si chiuse dopo il Mondiale del 1974 con un bilancio di 70 gettoni e 22 gol.
Una volta appesi gli scarpini al chiodo, il legame con la società milanese proseguì in veste dirigenziale, in particolar modo da direttore sportivo chiamato da Massimo Moratti, parentesi intervallata dalle esperienze fallimentari con Genoa e Torino. Tra i successi principali del suo operato dietro la scrivania spicca in particolare l’ingaggio di Ronaldo Il Fenomeno nell’estate del 1997, ancora oggi ricordato come uno dei colpi più importanti dai tifosi interisti.
Nel 2013 la morte del fratello Ferruccio lo segnò particolarmente.
Nel 2025 durante un intervista rilasciata a Maurizio Crosetti di Repubblica, per la prima volta arrivò a parlare di Simpamina attaccando senza mezze misure l’allenatore Helenio Herrera.L intervista naturalmente scatenò in qualche modo la rabbia dei tifosi nerazzurri molti dei quali gli diedero dell ingrato.
Ma Mazzola non ha mai smesso di seguire l ‘Inter anche se allo stadio si vedeva sempre meno. Ormai da qualche anno rifiutava anche tutti gli inviti ad andare in televisione rilasciando il suo pensiero più soltanto alla carta stampata.In occasione dell’ ultimo scudetto dell’ Inter, interpellato dalla Gazzetta dello sport,in quella che è stata la sua ultima intervista,aveva dichiarato che vedere vincere l Inter da tifoso gli dava un piacere ancora più grande di quello che provava quando giocava.
Ma Mazzola non ha mai smesso di seguire l ‘Inter anche se allo stadio si vedeva sempre meno. Ormai da qualche anno rifiutava anche tutti gli inviti ad andare in televisione rilasciando il suo pensiero più soltanto alla carta stampata.In occasione dell’ ultimo scudetto dell’ Inter, interpellato dalla Gazzetta dello sport,in quella che è stata la sua ultima intervista,aveva dichiarato che vedere vincere l Inter da tifoso gli dava un piacere ancora più grande di quello che provava quando giocava.
Ciao Sandro.



