Se lo domandano in molti e, al momento, nessuno sa fornire una risposta. Il procuratore federale, che sabato scorso ha deferito il presidente Andrea Agnelli e altri tre dirigenti (o ex dirigenti) della Juventus per la questione biglietti e i presunti contatti con esponenti della ‘Ndrangheta, ha fatto menzione di un’intercettazione che rivestirebbe un ruolo chiave nella tesi perorata dall’accusa: tuttavia, spulciando fra le carte del processo, essa pare non esistere.
Tuttosport ha provato a fare chiarezza sulla vicenda, intervistando Massimiliano Manfredi, membro dell’Antimafia, che ha affermato: “Vorrei premettere che i processi sia giudiziari che sportivi si celebrano nelle aule e non sui giornali, tuttavia sto osservando che nel frattempo qualcuno inonda le redazioni di intercettazioni che non c’entrano con la vicenda e sono dei “falsi scoop”. Se chi diffonde le intercettazioni volesse davvero innescare uno scoop, allora dovrebbe tirare fuori l’intercettazione riferita nelle audizioni presso la commissione e che non riusciamo a trovare da nessuna parte e che, qualora fosse autentica, potrebbe dimostrare i contatti fra il presidente della Juventus e la ‘Ndrangheta. Se esistesse, naturalmente, perché finora non l’abbiamo trovata e il castello traballa“.
Il quotidiano torinese, a questo punto, chiede dove possa essere finita: “La risposta – ha ribattuto Manfredi – ce la darà la Procura di Torino che è l’unica depositaria della, diciamo, verità, visto che l’inchiesta è stata fatta da loro e la procura federale ha semplicemente ereditato le loro carte, che per altro sono anche a disposizione della Juventus e dell’Antimafia. In quelle carte non c’è, ora la presidente Bindi ha chiesto alla Procura di Torino se per caso esiste del materiale che non ci è stato inviato. Aspettiamo una risposta in tempi brevi e si farà chiarezza”.


