la Juve conquista la terza finale consecutiva di coppa Italia.

Allegri ci crede…al triplete. Sognare non costa nulla e tentar non nuoce seppur la Juve nella ripresa appare ancora prigioniera della furia partenopea come accadde tre giorni fa in campionato con l’unica variante di un primo tempo giocato da grande squadra. Come da Juve insomma. Poi nella ripresa succede di tutto tra incertezze difensive e distrazioni a tratti imberazzanti ma forse quello che Allegri desiderava, con molta sofferenza, la ottiene aggiudicandosi la seconda semifinale che vale la sua terza finale consecutiva di coppa Italia. Non sarà un triplete, almeno questo quello che per ora rimane solo in via di progettazione, ma certo è che tentare di aggiudicarsi la terza coppa Italia consecutiva scriverebbe un’altra pagina di leggenda pari al sesto titolo di fila. All’appello mancherebbe, e non è roba da poco, solo la conquista della Champions League, dove pronunciare la parola “conquista” appare davvero cosa ardita. Allegri è euforico al triplice fischio finale ma sul finale di gara trova lo sfogo, più che giustificato, di evidenziare tutto il suo disappunto per le troppe incertezze difensive che potevano costare davvero caro e mandare alle ortiche quanto di buono fatto a Torino con il perentorio 3 a 1. Insomma, una Juve che conquista la finale romana ma si lascia dietro qualche strascico polemico quando Neto regala a Mertens il record di segnare appena entrato concedendo il più inatteso dei regali. L’estremo difensore della Juve gela Buffon che in panchina si mette la testa tra le mani e guarda un punto non identificato cercando spiegazioni.

La Juve pur soccombendo per 3 a 2 non piace e non tanto per la prestazione bella solo a metà ma lascia qualche dubbio in ottica futura quando i pensieri si fanno strada su quella che sarà la squadra capace di arginare il Barcellona di Messi. Certi errori difensivi non saranno perdonati e per non subire reti in casa non basterà nemmeno l’effetto catino rovente dello Stadium. Allegri rassicura tutti e regala frasi distensive ma velatamente critiche garantendo tuttavia che gli stimoli e le motivazioni saranno ben diversi al cospetto dei blaugrana. Parole che tuttavia fanno emergere il sentore di poter assistere a una dèfajllance che potrebbe farsi strada se alcuni atteggiamenti non dovessero cambiare.

La tesi finale di una gara che non convince ci sta tutta e aldilà della finale acquisita si concedono pochi spazi a ragionamenti e giustificazioni ma solo la consapevolezza che l’unica variante sarebbe rappresentata dalle ormai consacrate certezze di un gruppo affiatato e mai domo, di uno spogliatoio che suona la carica ogni volta: come se fosse sempre la prima esperienza. Una fame di vittorie e il crederci fino alla fine. Questa considerazione deve far riflettere allenatore e un gruppo che domina da più di un quinquennio. Questa la risposta, la vera risposta ai moltissimi interrogativi. Higuain cecchino. Higuain che sorride ma non gioisce. Higuain che punta l’indice. Anche questa è Napoli Juve.