Compleanno Trapattoni

(Generoso Petrillo)

GIOVANNI TRAPATTONI: LA CULTURA DI LAVORO E L’UMILTA’ DEL COSTRUIRSI

Terzo appuntamento per la rubrica “Amarcord Bianconero” dopo Dino Zoff e Scirea. Questa volta allo scrivente l’affascinante compito di dipingere con l’umiltà della sua penna le gesta di un affezionatissimo esponente del mondo bianconero, ossia Giovanni Trapattoni. Per tutti semplicemente “il Trap”, egli è stato senza dubbio l’emblema della cultura del lavoro applicata al calcio, all’interno di una squisita misticanza umana condita di auto ironia, simpatia, vis polemica e tremenda passione per il giuoco del calcio. Prima da giocatore, successivamente da allenatore, Trapattoni ha regalato emozioni singolari, portando la Juventus sul tetto del mondo, raggiungendo un primato che soltanto Marcello Lippi è stato in grado di eguagliare.

Figlio di Francesco, operaio emigrato nella periferia Milanese dalla Bassa Bergamasca, e di Romilde Bassani, contadina, Giovanni Trapattoni nasce a Cusano Milanino il 17 marzo del 1939 all’interno di una famiglia numerosa (quinto di 5 figli) che viveva in una corte comune nella cascina Bernasciola con altre undici famiglie. Attraversando una buona parte della seconda guerra mondiale e del successivo dopoguerra, Trapattoni alternava gli studi elementari al lavoro come garzone durante le vacanze estive, non abbandonando mai però la sua indiscussa passione per il calcio che lo vedeva protagonista nelle file della squadra dell’oratorio, il San Martino di Cusano. Da lì, il passaggio alla più nota società dell’U.S. Cusano Milanino dove il Trap fu incluso poco più che adolescente, alternando l’attività agonistica con il lavoro di apprendista tipografo. Il Presidente del Cusano Milanino però, bisognoso anche di monetizzare, cedette i suoi due migliori Juniores Regionali: Trapattoni e Gilberto Noletti, di poco più piccolo rispetto al Trap e che alternò la sua carriera in diverse squadre della serie A, tra cui la Juventus, dove giocò in prestito per un anno. Durante il torneo Olimpico di calcio disputatosi a Roma nel 1960, Trapattoni conobbe la sua futura moglie, Paola Miceli, con la quale convolò a nozze quattro anni più tardi. La coppia mise al mondo due figli, Alberto e Alessandra. Oggi il Trap è felicemente bisnonno!

 

Carriera calcistica

Con l’attività agonistica sempre più in primo piano presso le giovanili del Milan, Trapattoni lasciò il lavoro in tipografia ed arrivò a debuttare coi rossoneri il 29 giugno 1958 in amichevole contro il Como, vincendo 4 a 1. Intenzionato a lasciare il calcio a causa del lutto del padre improvvisamente scomparso a causa di un infarto e per timore di non riuscire, l’allenatore del tempo Malatesta, gli assicurò un adeguamento contrattuale maggiore. Trapattoni esordisce in Serie A il 24 gennaio 1960, in occasione della vittoria rossonera 3-0 sul campo della Spal, giocando nel ruolo di terzino destro. Passato l’anno successivo sotto la guida tecnica di Nereo Rocco, egli divenne colonna portante del Milan, affermandosi nel ruolo di centrocampista e vincendo praticamente di tutto: due scudetti  (1961-621967-68), due Coppe dei Campioni (1962-631968-69), una Coppa delle Coppe (1967-68) e una Coppa intercontinentale (1969). Con l’addìo di Nereo Rocco, negli anni seguenti il Trap diminuì il proprio apporto in campo e non ebbe rapporti brillanti con i tecnici che seguirono, ma ciononostante, vinse comunque una Coppa Italia nella stagione 1965-67, completando ogni titolo nel suo palmarès personale. La sua carriera al Milan terminò nel 1971, dopo aver collezionato 14 stagioni, 274 partite di campionato e 351 presenze totali che lo posizionano al diciassettesimo posto nella classifica all-time del club rossonero. Sei le reti totali in casacca rossonera, uno dei quali uno dei quali nella partita valida per l’andata della Coppa Intercontinentale 1963 contro il Santos, squadra vincitrice di quel torneo. Nel 1971 si unì alle fila del Varese per poi concludere l’anno successivo definitivamente la sua carriera calcistica all’età di trentatrè anni. Per il nostro Trap ci fu anche una breve parentesi con la Nazionale: per un totale di 17 partite disputate in maglia azzurra, Trapattoni si distinse principalmente in una partita tra Italia e Brasile al Meazza di Milano il 12 maggio 1963, dove riuscì a mettere un certo Pelè in seria difficoltà e l’Italia ne uscì anche vittoriosa con un perentorio 3-0.

 

Carriera da Allenatore

Il Trap come allenatore inizia proprio tornando all’ovile nel suo Milan, durante l’estate del 1972 con un incarico di tecnico della squadra giovanile, ma anche come componente dello staff della prima squadra affiancando il tandem Cesare Maldini-Nereo Rocco. Fu proprio subentrando a Maldini (fuori per indisposizioni) che il Trap cominciò a far notare le sue doti dalla panchina per gli ultimi 4 turni di campionato come allenatore in seconda di Rocco, il quale ne aveva già intuito l’indiscusso talento. Dopo essersi formato anche come osservatore all’estero e talent scout delle giovanili, comincia a fare il traghettatore del Milan durante i vertiginosi cambi di guida tecnica che in quegli anni determinarono la società milanese.

Nel 1976, ad un passo dalla firma con l’Atalanta e con un curriculum da allenatore ancora lontano dal suo lodevole spessore che conosceremo, Il presidente Boniperti lo blindò per inaugurare quelli che sarebbero stati dieci anni meravigliosi alla Juventus. A Torino Trapattoni vince di tutto, donando anche un volto internazionale alla sua Juventus: a dimostrarlo furono i sei scudetti (1976-77, 1977-78, 1980-81, 1981-82, 1983-84, 1985-86), due coppe Italia (1978-79, 1982-83), due coppe uefa (1976-77, 1992-93), una super coppa uefa (1984), una coppa dei campioni (1984-85), una coppa intercontinentale (1985). Conosciuto anche come il tecnico della seconda stella, il Trap suggellò il ventesimo scudetto ai danni degli acerrimi rivali della Fiorentina nel 1982 e con il rigore decisivo siglato dall’ormai partente mito irlandese Liam Brady. Dopo un decennio di successi bianconeri, Trapattoni lasciò la Juventus per portare a termina una serie di esperienze internazionali tra Bayern Monaco, Benfica, Stoccarda e Benfica. Mai come in quel momento, Giovannino da Cusano accrebbe il proprio aplomb internazionale rendendosi famoso per la celeberrima conferenza stampa da allenatore del Bayern in cui, esprimendosi in un accademico quanto maccheronico italo-teutonico, criticò lo stile di vita di alcuni suoi giocatori fuori dal campo. Ritornato alla Juventus nella stagione 1990-91 per risollevare la Juventus dalle macerie dell’epoca Maifrediana, Trapattoni scosse l’ambiente riuscendo a far ottenere buoni piazzamenti ai bianconeri, ma soprattutto portando a casa la Coppa Uefa nel 1993 grazie all’estro del Divin Codino Roberto Baggio, da poco strappato ai rivali della Viola. Trapattoni in Italia allenò anche le panchine di Inter (con la quale vinse lo scudetto del 1989), Cagliari e Fiorentina. Da allenatore della Nazionale maggiore infine, Trapattoni condusse la sfortunata spedizione dei mondiali di Korea-Giappone 2002, quando gli azzurri furono eliminati dalla Korea del Sud agli ottavi di finale a causa dell’ infausto arbitro Moreno e l’Europeo del 2004 in Portogallo, dove l’Italia fu purtroppo eliminata ai gironi preliminari.

Da mister, Trapattoni si distinse come grande motivatore, approccio paterno cin i propri giocatori, curatore maniacale dei tatticismi e strenuo difensivista, oltre che abile nella lettura dei cambi e dell’evoluzione delle situazioni che scandivano la storia di ogni singola gara. Memore del suo bagaglio tecnico di centrocampista, Trapattoni affermò: “giocare in mezzo ti facilita perché così capisci le dinamiche di tutti i reparti”.

Curiosità

  • Nel settembre 2015 è uscito il suo libro autobiografico “Non dire gatto”,scritto in collaborazione con Bruno Longhi, titolo emblematico che si rifà alla sua celebre espressione strategica nel parlare di vittoria.
  • Nell’estate del 2018 è stato nominato presidente onorariodel San Venanzo, formazione dilettantistica dell’eponimo comune umbr
  • Trapattoni è letteralmente innamorato della Maremma Toscana, conosciuta durante il viaggio di nozze nel 1960 con sua moglie. Da circa mezzo secolo, il Trap trascorre le vacanze estive nella sua casa di Talamone, splendida località di Talamone, frazione del Comune di Orbetello. Questo amore è confermato dalle parole che rilasciò durante un’ intervista per un giornale grossetano nel 2016: Il mio incontro con Talamone è avvenuto per caso durante il viaggio di ritorno da Roma per Milano, subito dopo le mie nozze. La baia, il castello diroccato che rivelava ancora i postumi dei bombardamenti della guerra, le atmosfere… Mi piacque così tanto che mi ripromisi di ritornarci in vacanza. Poi una vacanza tirò l’altra e… ci comprai casa”
  • Fortemente scaramantico (come non dimenticare il rito dello spargimento di sale pre-gara) e credente, Trapattoni afferma con convinzione di non sentirsi mai solo e di avere sempre un angelo custode al proprio fianco che lo protegge. A conferma di quanto appena descritto, Trapattoni durante un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana nel 2016 dichiarava: Vengo da una famiglia che dire cristiana è poco. Eravamo poveri, una famiglia di contadini bergamaschi. I miei genitori erano molto religiosi e mi hanno insegnato cosa era giusto e cosa era sbagliato», ricorda il mister, ultimo di cinque figli. «Fin da piccolo ho fatto miei i riti della religione cattolica. La sera, prima di addormentarmi, mia madre mi faceva dire le preghiere e oggi non salto una Messa”

Ringrazio il mio direttore ed i colleghi della redazione di Signora Mia Calcio News per avermi concesso l’onore di restituire un feedback su un personaggio di tutto rispetto per al storia bianconera e per la cultura tutta del mondo calcistico, unendo l’aspetto calcistico del mister al lato squisitamente umano che auspicabilmente stimola la curiosità e l’interazione del nostro pubblico che potrà individuare in Giovanni Trapattoni la conformità ai valori morali del lavoro, sacrificio, famiglia e sofferenza.