Ho sempre ritenuto l’indiscriminato abuso della retorica populista ributtante, a prescindere da chi la esercita o la subisce. È un espediente o, se preferite, un prodotto, intriso di malafede, ignoranza e ipocrisia, componenti che seppur in misura minima appartengono a ogni essere umano, specialmente di ceppo italico, contrastabile solo adottando persistenti attenzione e consapevolezza verso i motivi che originano la parola prima e l’azione poi.

Orbene, per quanto sia anch’io convinto che l’abnorme massa di pecunia, vera o fittizia (in ultima istanza la più inquietante), in caduta libera sul mondo del calcio, abbia ormai trasformato lo stesso in un qualcosa con tracce di sport difficilmente ravvisabili, e per quanto sia vero che rispetto ad altre attività definite, per comodità, sportive, il football è ancora un parente povero, tutto lo stracciar di vesti, accompagnato dagli immancabili cori delle prefiche, che ha contrappuntato il trasferimento di Neymar al Paris Saint-Germain F.C. è quantomeno discutibile.

Avrebbe qualche senso se rivolto allo spudorato aggiramento di regole che paiono riguardare sempre e solo “altri”, ne avrebbe di più se si pensasse all’operazione come a una caliptra propedeutica a mascherare il delirio di onnipotenza di cui è ammantato l’emirato Qatariota, che utilizza l’alveo calcistico come arma di distrazione di massa (un film già visto…), invece, purtroppo, sfortunatamente e a scanso di sineddoche, l’ingrediente principale di tanta superficiale indignazione popolare è quel detestabile sentimento di astiosa irritazione popolarmente conosciuto come invidia.

Sì, proprio lei, perché sono convinto che qualunque tifoso (non importa di che squadra) in preda a un incontrollabile sussulto di onestà intellettuale, ammetterebbe senza difficoltà che se tale arrogante e ostentata dimostrazione di spregio alle normative del consesso d’appartenenza e financo della considerazione in cui è tenuta la vita umana là, dove quel denaro proviene, avesse beneficiato i colori per cui spasima, le convinzioni sarebbero state parecchio diverse, giacché avrebbe goduto come un pavone in calore esprimendo il peggio di sé nel dileggio di chi nulla può opporre.

Chi può, rifletta.

Augh!

Ezio MALETTO