( Piera Fabiano )
L’estate è finita e ieri sera si è concluso anche il record di gare consecutive senza sconfitta della nostra nazionale di calcio. E se tutti, fra questo incontro e quello avvenuto esattamente tre mesi fa, avremmo scelto senza dubbio alcuno quale dei due avremmo preferito vincere, resta l’amaro in bocca per una sconfitta meritata e per l’approccio superficiale e dimesso con cui la quasi totalità dei giocatori ha affrontato la gara.
In finale è andata quindi la Spagna lasciando sul nostro campo una squadra piena di tante ombre e di poca luce e, tra tra coloro i quali hanno brillato di meno c’è purtroppo lui, Leonardo Bonucci, che ieri sera ha svestito i panni dell’eroe delle notti europee per indossare quelli dell’antagonista cattivo: il salto con il braccio un po’ largo ci sta, va bene il giallo anche se trattandosi di movimento congruo, l’arbitro avrebbe potuto assegnare punizione considerato che alzare le braccia è di riflesso cosa abbastanza istintiva quando si salta. Quello che invece non è andato affatto bene è stata la protesta reiterata che, da uomo di esperienza, avrebbe dovuto evitare! Peccato, perché anche al netto di una prestazione sotto tono, per quel gol salvato per miracolo il mantello da supereroe glielo avremmo lasciato tutti molto volentieri. Altra prestazione poco lodevole quella di Federico Bernardeschi che, almeno in Nazionale, sembrava aver trovato una dimensione leggermente più proficua di quella assunta nella Juve orma da troppo tempo: Mancini copia l’idea di Max Allegri schierandolo come falso nueve, ma alla fine della fiera, non copre a destra e non fa nemmeno il falso nueve o comunque in quel ruolo dura troppo poco. Sfortunato sul palo, resta il dubbio se a palla entrata, si sarebbe finalmente riaccesa in lui un po’ più di sicurezza e in noi tifosi un po’ più di speranza di vederlo prima o poi finalmente in una prestazione più degna della squadra in cui milita. Rischiarata da una debole luce la prestazione di Moise Kean: poche palle, ma corre tanto e quantomeno impegna la difesa spagnola grazie al suo movimento! Speriamo in un suo costante percorso di crescita che lo porti a migliorare e soprattutto ad acquisire quell’atteggiamento da killer che è necessario e che ad ora sembra mancargli. Entra Chiellini e la notte si rischiara: gli spagnoli non passano e Giorgione diventa immediatamente il simbolo di un’Italia che in dieci sembra forse fare pure meglio. Peccato solo che la solidità ridata alla difesa non ci abbia permesso di agguantare il pareggio e, soprattutto, che lui abbia 37 anni!
E se nessuna notte è così buia da impedire il sorgere del sole, eccolo presentarsi in tutto il suo più vivo fulgore che si fa persona in Federico Chiesa. Inarrestabile corre a destra, a sinistra, al centro, fa il terzino e ogni volta che ha la palla tra i piedi è uno spettacolo: strepitoso lo strappo finale verso il gol di Pellegrini dopo aver agguantato palla a centrocampo che dimostra la fame, la grinta e la voglia di questo ragazzo dal luminoso futuro che fa intravedere anche a noi tifosi bianconeri, gli unici che possono tifarlo due volte, da bianconero e da azzurro, e anche gli unici a poter affermare con orgoglio che lui “è tutto e solo nostro”.
Fino alla fine



