Il disperato e financo patetico bisogno del sistema di ridarsi una credibilità da anni latitante sta colando a picco più in fretta del Titanic e non potrebbe essere diversamente, giacché, in ossequio alla tradizione tutta italiota di demonizzare gli esempi virtuosi e premiare il merito anche solo copiandoli, nell’incapacità di proporre idee nuove preferisce, come sempre, cercare di abbattere le eccellenze attraverso maneggi delle istituzioni di stampo tipicamente mafioso, con la complicità di un circo mediatico quasi sistematicamente asservito ai diktat di chi, con una telefonata, può accorciare o spegnere una vita professionale.
In ordine all’utilizzo del VAR mi sono già esaustivamente espresso, quanto all’enfatizzazione delle cosiddette “Antijuve” a fasi alterne, pure; su carta, in radio, tv e anche qui, ma poiché constato un’inquietante proclività a lasciarsi ottundere dai tormentoni mediali, è il caso di ripetersi, segnatamente riguardo a quella che viene additata come preclara, esemplificativa, rivoluzionaria antesignana di un calcio che non è favola, come vi raccontano, bensì una breve storia triste.
“Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo”; da Goebbels ad Abramo Lincoln il passo è breve, come la vita di quella meravigliosa farfalla notturna che è la Saturnia del Pero, senza apparato boccale, come dovrebbe essere il “Tutologo”, come la durata della banda Bassotti vesuviota, interprete di un gioco monocorde, prevedibile, basato su tre schemini elementari che solo la devastante pochezza del calcio peninsulare fa apparire geniali e, tra l’altro, gli unici praticabili da una compagine infarcita di pochi, volenterosi opliti, che negli anni ’80 avrebbero faticato, ma davvero tanto, a trovar posto in una tribunetta di SerieA.
Quelli che a fine estate hanno osannato la scelta Aureliana di non modificare il giocattolo, ora deprecano l’esiguità della rosa partenopea. Hanno creduto seriamente alla competitività di una squadra già modesta nei titolari e rinforzata (eufemismo) con le mirabolanti acquisizioni di Mário Rui e Ounas? Credo sia ampiamente lecito dubitarne; prevalse ancora una volta la logica del “tengo famiglia”…
La liquefazione progressiva della concorrenza, “Ciucciolandia” compresa, attesta e certifica una verità difficile da accettare, ma sotto gli occhi di chiunque voglia vederla. Il campionatuccio maggiore è una sorta di scampagnata per adolescenti disagiati, ancorché spocchiosi, messi sistematicamente in riga dall’unico adulto presente.
Che poi questo adulto sia francamente eccessivo per le scaramucce da cortile e normalmente in imbarazzo quando deve rapportarsi con pari età o gente più grande, è altra faccenda. In punta di fatto, la speranza è quella di riuscire a evadere da una realtà coercitiva per tutti e immergersi finalmente in un futuro di livello calcistico più alto e divertente; anche a costo di non vincere per ineluttabilità.
Nel frattempo, però, nulla vieta di continuare a polverizzare deliri onirici fermentati da malafede e ignoranza.
Augh!
Ezio MALETTO


