Indipendentemente dai verdetti finali si può già asserire che la corrente stagione agonistica sarà ricordata, al pari e forse ancor più, nonostante sembri ieri, dell’ormai remota 1994-’95, nella quale il campionato italiano adottò la regola d’assegnazione dei tre punti a vittoria, come quella che ha impresso un radicale cambiamento al calcio che fu.
Le implicazioni della novità, che all’epoca premiarono immediatamente una Juve capace di cogliere subito l’importanza dell’innovazione, saranno ovviamente favorevoli a chi saprà VARiare la propria condotta di gara, modellandola sagacemente alla riduzione dei rischi potenziali e finalizzandola all’ottimizzazione delle opportunità offerte.
La necessità di un subitaneo adattamento all’avvento del Visual Assistant Referee è cogente, giacché i primi due turni del torneo hanno ampiamente evidenziato quanto sia manipolabile la regolarità della competizione.
I “buonisti” in servizio permanente effettivo, dimentichi che la sperimentazione della cosiddetta moviola in campo è iniziata ben prima del 19 agosto u.s., data in cui ha esordito sui campi italiani, adducono le “contraddizioni” (in realtà palesi violazioni al protocollo che ne regolamenta l’impiego) emerse nelle prime due settimane alla mancanza di un adeguato rodaggio. Balle.
In realtà, piaccia oppure no, il ruolo del giudice di campo è stato riconfigurato in quello del vigile che coordina l’andamento del traffico, mentre la direzione di gara è stata consegnata in toto ai due arbitri che agiscono dietro le quinte che, appunto arbitrariamente, possono con le loro scelte indirizzare l’esito di una partita secondo i dettami imposti loro dalla volontà di un sistema notoriamente schierato.
Poiché, come constatato, l’attenzione rivolta alle movenze juventine è stata e sarà particolarmente minuziosa e spietata, per minimizzarne la portata s’impone, per Madama, la profonda revisione di un atteggiamento comunque deprecabile anche senza l’ingerenza della tecnologia: la tendenza a non incrementare il vantaggio minimo, e a gestirlo, segnatamente nell’ultima mezzora di gioco, arretrando il proprio baricentro al limite della propria area.
Siffatto comportamento implicherà un florilegio di occasioni potenziali da offrire su un piatto d’argento ai manovratori per frenarne la corsa, soprattutto nei momenti più “caldi” della giostra tricolore; perseverando certe abitudini, sovente veri e propri azzardi, le possibilità di compromettere nel finale partite anche dominate e non blindate con un risultato adeguato assurgeranno a livelli intollerabili.
È pertanto tempo di ricominciare a giocare diversamente. Ovviamente, dato che esistono anche gli avversari, si porranno circostanze che renderanno obbligatoria la ritirata, ma essa non può più essere considerata sistematicamente la scelta migliore, perché implicherebbe il probabile pagamento di dazi salatissimi.
Una superiore vocazione offensiva, peraltro estremamente propedeutica alle esigenze del football continentale, se coniugata a un efficace sbarramento praticato nella propria trequarti di campo, luciderebbe oltremodo l’aspetto positivo di questo nuovo sport, pur penalizzandone l’imponderabilità che, in ultima istanza, è la ragione per cui, questo ex gioco, ha appassionato, e ancora lo fa, una pletora di generazioni.
Ebbene sì, cercare di trasformare il calcio in una scienza esatta, misurabile, nel lungo periodo gli farà perdere parecchio fascino.
Infatti, molto difficilmente le formazioni minori, quelle storicamente costrette a erigere fortini sui terreni ostili, potranno sperare in un risultato clamoroso. Se lo faranno, prima o poi saranno colte in fallo; se invece propenderanno per modalità meno prudenti, l’inferiorità tecnica le punirà comunque.
Questo è. Con l’auspicio che ancora una vota la Vieille Dame sappia porsi all’avanguardia apponendo i correttivi richiesti dai tempi. Il nuovo che avanza richiede solitamente interpreti che lo accompagnino allo stesso passo, ma almeno per quest’anno, sarebbe chiedere troppo…
Augh.
Ezio MALETTO


