Cara Juve, 

ti scrivo così mi distraggo un po’. Questo è quanto canterebbe Lucio Dalla al suo famoso amico, ma è anche quanto oggi io scrivo a te, cara Vecchia Signora. Sì, perchè dopo i fatti di sabato notte, ho davvero bisogno di distrarmi un po’. Un altro anno è finito anche per noi, cara Juve, una stagione di cambiamenti, a cominciare da partenze che sembravano certe ma che sono state scampate, come quella di Bonucci, arrivando a quelle, che, seppur sofferte, si sono dovute avverare, come quella di Morata. Ma è stata anche una stagione di grandi arrivi, come quelli di Higuain, di Pjanic, di Dani Alves e tanti altri ancora, che hanno contribuito a rendere questa rosa, ancora più bella e forte, tanto da permetterci di confermarci nella storia, diventando addirittura leggenda. Certo non è stato facile. Le vittorie sono state tante (e tanto belle!) ma anche i momenti difficili non sono stati pochi: dalla paura per il piccolo Matteo, alle tensioni all’interno dello spogliatoio, agli infortuni, ai paurosi sorteggi di Champions, ai punti persi in partite determinanti ma questa Juventus non si è mai fermata, mai. O forse quasi mai… Uno stop c’è stato, uno stop doloroso, proprio nell’unica notte in cui non si poteva a non si doveva sbagliare. Sì, hai capito bene, sto parlando della notte di Cardiff. Ci hai fatti gioire e ci hai resi orgogliosi e fieri per 45 splendidi minuti ma poi, quando il momento di farti valere davvero è arrivato, ecco il blackout, il buio totale, il sipario che si chiude e, ancora una volta, ad alzare quella Coppa al cielo non siamo noi. Rimane l’amaro in bocca, perchè quest’anno, come non mai, abbiamo sfiorato l’impresa, l’obiettivo, il sogno… IL NOSTRO SOGNO. I dubbi sono tanti e credo sia lecito chiedersi cosa possa essere successo in un solo quarto d’ora di pausa tra primo e secondo tempo, trasformando un match equilibrato in una partita a senso unico. Ma sai, cara Juve, questa non è stata la parte più dolorosa della notte di Cardiff, perchè, certo, perdere una finale di Champions fa male, tanto più se l’aspetti da 21 anni e se, come me, non hai ancora avuto la fortuna di poterne festeggiare una, ma quello che fa più male è pensare che mentre tu smettevi di correre, quasi arrendendoti, dall’altra parte d’Europa, nel cuore di Torino, della tua Torino, migliaia di tifosi invece correvano con tutta la forza che avevano nelle gambe per mettersi in salvo. Erano lì per te. Molti erano ragazzi giovani, che non potendosi permettere di volare da te a Cardiff, hanno scelto di non curarsi della paura alla quale siamo costretti in questo momento, per te, perchè l’amore per te, va sempre oltre ogni limite, oltre ogni paura e solo chi ha il cuore bianconero sa cosa significa. Doveva essere la nostra notte, una notte lunghissima, infinita, fatta di lacrime di gioia e festeggiamenti e invece si è trasformata in una notte di sangue, di dolore, di paura, di preghiere rivolte a un cielo che non si è tinto di bianconero come speravamo, ma solo di nero. E’ stata una notte di scarpe perse per strada, di ambulanze dalle sirene che suonavano all’impazzata, di ospedali gremiti di gente ferita, disperata. Ciò che non potrò mai togliermi dagli occhi è l’immagine di tutte quelle maglie bianconere con su i nomi dei nostri eroi, macchiate di sangue, usate per tamponare le ferite. Sai, cara Juve, noi tifosi, quando si tratta di te, non lasciamo mai nulla al caso, neppure l’abbigliamento. Abbiamo impiegato giorni, settimane, per scegliere la maglia delle grandi occasioni, per decidere quale nome e quale numero portare fieramente sulle nostre schiene, perchè, sai, cara Juve, noi, qualsiasi cosa tu faccia, siamo sempre fieri di te e forse è proprio questo che ci rende la tifoseria più odiata di Italia: siamo quella più follemente innamorata. Siamo quelli che in qualsiasi stadio, e non solo a casa nostra, facciamo sentire i nostri cori per te, siamo quelle voci che sabato sera stesso al Millenium Stadium sovrastavano le altre per cantare lo smisurato amore che proviamo per te. Ma oggi, a pochi giorni da quella mostruosa notte, la tua voce dov’è? Perchè oggi che siamo noi ad avere bisogno di te, per dimenticare quelle terribili immagini, tu rispondi al dolore e alla paura che abbiamo provato sabato notte con questo silenzio dal sapore di indifferenza? Certo, non è colpa tua se 1527 di noi in questo momento stanno curando le proprie ferite, non è colpa tua se 30000 di noi più le rispettive famiglie non dimenticheranno mai quei momenti, non è colpa tua se viviamo in un mondo che ci costringe al terrore tanto da causare stragi anche senza alcun reale allarme, ma noi eravamo lì per te. E a parte qualche riga scritta di sfuggita sui social da pochissimi di voi, sembra quasi che quanto successo in Piazza San Carlo non ti tocchi. Eppure noi tifosi non siamo il dodicesimo uomo in campo? In fondo il centro commerciale che circonda il nostro stadio si chiama Area 12 proprio per questo, non è vero? Non fa niente se anche quest’anno non abbiamo alzato la Coppa dalle grandi orecchie, non fa niente neppure se pur essendo l’unica squadra in Italia ad avere uno stadio di proprietà, non abbiamo potuto guardare la partita a casa nostra come hanno fatto a Madrid, a noi non importa quanto ci costi, quanto lontano ci fai spostare per sostenerti, non ci importa di tutto il freddo o di tutto il caldo che dobbiamo sopportare anche solo per poterti guardare da lontano, siamo i tuoi tifosi e, come abbiamo sempre fatto, continueremo a sostenerti sempre ma tu, cara Juve, non ti dimenticare di noi. 

Scusami per questa lettera, so che molte delle cose che ci sono scritte non ti piaceranno, ma per far funzionare un amore bisogna essere sempre sinceri, non è vero? Ecco, come dice il nostro inno, tu sei la “STORIA DI UN GRANDE AMORE” di tutti noi e quindi mi è sembrato corretto aprirti il  mio cuore, perchè, solo ora che l’ho fatto, pur non dimenticando, riesco a lasciarmi alle spalle i fatti di sabato notte, per tornare a urlare a gran voce, ancora una volta, FINO ALLA FINE … FORZA JUVENTUS!

Desirèe Capozio.