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Montecarlo 03–05-2017 – Monaco vsJuventus 2016-2017
Nella foto: buffon

 

 

Fabio Capello al Corriere della Sera commenta e illustra uno spaccato del calcio italiano e il brutto episodio condannato dal numero uno bianconero Gigi Buffon:

“Dieci giorni fa ero al Bernabeu, lo stadio del Real Madrid. Messi ha segnato il gol della vittoria del Barcellona all’ultimo minuto, si è tolto la maglietta, ha esultato davanti a tutti e il pubblico è rimasto in silenzio: ha rispettato un grande. Questa è educazione sportiva, non la nostra».

In Spagna le cose vanno diversamente?
«Profondamente. Loro si divertono alla partita, ci vanno tranquilli, con un panino in mano; da noi si va allo stadio solo per offendere. In Inghilterra applaudono la loro squadra quando retrocede, perché riconoscono ai giocatori l’impegno, l’applicazione: da noi quando succede? In Italia ho visto solo i tifosi del Frosinone applaudire la squadra nonostante la retrocessione».

I giocatori non prendono mai posizione, hanno paura?
«I calciatori sono quelli che sbagliando buttano la palla fuori quando un avversario prende una minima botta in campo. E che quando vincono vanno a festeggiare sotto la curva, la stessa curva che non accetta la sconfitta e pretende che si tolgano la maglia. Perché vanno sempre e solo dagli ultrà a ricambiare gli applausi? Rimangano al centro del campo e si rivolgano a tutti, non solo alla curva, perché tutti sono partecipi dell’evento”.

Buffon ha condannato con fermezza le persone che hanno infangato il nome del Grande Torino con scritte infamanti.
«Quelli non sono tifosi, offendono il passato, la storia, la memoria. Sono solo beceri senza rispetto, valori, anima».

Le società hanno responsabilità?
«È arrivato il momento di esporsi, anche per loro. Non si può continuare a giustificare, inventarsi parole e aggettivi per attenuare anziché condannare in modo fermo certi episodi».

Daniel Formento