L’addio di Dani Alves più che addolorare i tifosi, li spinge a una profonda riflessione circa un metodo di rinnovamento dell’ organico, che forse la Juventus dovrebbe rivedere. Il giocatore “usa e getta” non è mai stato nello stile del club bianconero, ma oggi sembra essere diventato abbastanza all’ordine del giorno, soprattutto in alcune zone del campo, che ovviamente non contemplano lo zoccolo duro di questa squadra, ovvero la difesa. Ad approfondire questo argomento l’esaustiva lettera scritta da Fabrizio Bocca per Repubblica.it, in cui il giornalista romano, cerca di indagare a fondo un metodo che alla lunga potrebbe danneggiare una società solitamente abituata a remare in senso opposto: “La separazione fra la Juventus e Dani Alves è sinceramente abbastanza indolore. Sinceramente pensavo fosse un grande acquisto, ma non lo è stato e alla fine il brasiliano ha giocato e reso da par suo si e no per un paio di mesi in una stagione intera. Salvo poi sbagliare, come tutti gli altri, il match più importante della stagione. Detto che la traccia lasciata è stata quasi impercettibile, penso anche, però, che l’ affare Dani Alves rischi di rimettere in discussione molto del metodo Juve di questi ultimi anni. La Juve si è sempre basata su un nucleo forte e centrale costituito dai giocatori simbolo della difesa (Buffon etc) e un gruppo di altri invece molto variabile e intercambiabile quasi a proprio piacimento anno per anno. Dani Alves, big star del Barcellona, poteva essere il giocatore tipo quasi ideale di questo puzzle estremamente variabile e tutto sommato funzionale alla persecuzione degli obbiettivi della Juve. Ma in realtà non è andata così e certi giocatori da ricambio veloce in realtà hanno anche molte controindicazioni e l’adesione alla Juventus è labile quanto un postit attaccato sul muro. Credo che l’affare Dani Alves costringerà la Juventus a selezionare maggiormente non tanto la qualità e la professionalità, quanto la voglia di certi giocatori di legarsi a lungo col club, condividerne gli obbiettivi, essere pronti a sacrificare parte di se stessi e del proprio orgoglio a favore del club. Insomma il giocatore usa e getta può servire in determinate condizioni, meno quando si lavora sul lungo periodo”.

Desirèe Capozio.