Ancora una finale persa. Ancora una delusione da digerire. Ancora una lista di cose da rammentare per cercare di trovare una spegazione dopo l’ennesima sconfitta europea della Juve.

Due anni fa sbarcammo in finale a Berlino contro il temibilissimo Barcellona di Messi più per casualità se vogliamo che per reale convinzione o mirata programmazione. La difficoltà che avrebbe potuto rappresentare quella gara fu presa in considerazione già dalle semifinali quando si seppe che la finalissima sarebbe stata proprio contro i campionissimi. Ma quella sconfitta seppur triste fece però meno male di quella gallese. La scorsa stagione solo per un disgraziata situazione di cambi in corsa e di decisioni arbitrali che trovarono molti dubbi sulla loro irregolarità impedirono ai bianconeri di nutrire speranze (tra l’altro molto probabili ) di arrivare alla finale di Milano. In questa stagione, già nella preparazione di Vinovo, furono gettate le prime basi per programmare con più determinazione la finale del Millenium Stadium unito ovviamente al gran sogno del sesto tricolore e magari anche la suggestiva ipotesi di triplicare consecutivamente la conquista della coppa Italia. La Juventus è riuscita nel suo intento entrando nella leggenda incrinando solo il sogno, quello più ambito e inseguito da tempo, della Champions League eterno ed ossessivo oggetto argenteo.

La gara ed in special modo il risultato del Millenium Stadium apre nuovi ed interminabili interrogativi che renderanno possibile sequele di domande forse senza mai una risposta sul perchè la juve abbia reso le armi al Real nella seconda frazione di gioco. Il pocker messo a segno dai blancos, (due realizzazioni sono state viziate da determinanti deviazioni), hanno fatto sorgere una serie di interrogativi, tra tutti, se la juve avesse terminato la benzina prima del traguardo finale dopo aver disputato una stagione superlativa, oppure, cosa assolutamente più attendibile, di esser stata ancora una volta vittima della psicosi da finale. Questa ultima considerazione potrebbe trovare più riscontro proprio per l’atteggiamento della squadra di Allegri quando al suo rientro in campo sin dal primo minuto abbia ceduto le armi agli avversari. Lo score della Juventus in Champions purtroppo negativo con 7 finali perse sulle 9 disputate evidenzia ancor più i limiti a livello caratteriale dei bianconeri. Mai come quest’anno i campioni d’Italia sarebbero stati in condizione di dividere equamente la percentuale di un’affermazione ai danni del Real. Il percorso della Juventus è stato pregno di carica agonistica e forte determinazione per lungo tempo. Nel doppio confronto con Porto, Barcellona e Monaco la Juve ha dato l’impressione di squadra irresistibile, specie contro i blaugrana nel doppio confronto, evidenziando una supremazia territoriale incassando solo 3 goal risultando cosi la migliore difesa dell’intera competizione. L’impressione è che la Juventus patisca di più il confronto secco in una partita secca e sappia gestire con più determinazione il doppio confronto anche alla luce della grande determinazione espressa sul proprio terreno. In passato la Juve nel doppio incontro con gli spagnoli madrileni ebbe la meglio sfoggiando nella prestazione offerta. Il regolamento non consente questa possibilità ma sono pronto a scommettere che se fosse stato possibile tra Torino e Madrid la Juve avrebbe avuto la meglio.  Considerazioni, riflessioni e supposizioni certo ma la storia delle finali perse sono la certificazione di un elemento particolarmente essenziale per quanto ripetitivo. Per ora solo una squadra sottotono apparentemente stanca.

Con il Real dunque un inspiegabile black out che nel corso della ripresa. Questo risultato ha deciso la gara ma non il futuro della Juve che proverà sin dai primissimi giorni di ritiro a pianificare questo aspetto.