Questione di chimica il calcio. Da sempre non è mai stata una scienza esatta e questo fin dagli albori del pallone di cuoio insomma. Analisi del perfetto non esiste ma cozzare contro casualità e l’imponderabile si, quello esiste ed è poi quello aimé che ti disorienta, dove anche la scommessa più ragionata puo’ fallire inesorabilmente. Insomma, il bello del calcio è rappresentato dall’incognito e dalla casualità. Un allenatore incide quanto? Eterno dilemma come quando è nato l’universo, supposizioni che non troveranno mai una risoluzione.

Questa Juve, quella del maestro Pirlo, ancora alla ricerca di una precisa collocazione ma dove già si intravedono idee e programmi di chi vuol fare una grande squadra nell’anno della decima consacrazione: per entrare nella leggenda.
I prodomi esistono, concetto che racchiude idee e programmazione, continuità di intenti e di conquiste. Tutto ciò è legato ad Andrea Pirlo velocemente catapultato in galassie ancora a lui sconosciute, strappato dal piccolo satellite di un gruppo di fieri ragazzotti dell’under 23 per dialogare con vecchi compagni e nuovi arrivi. Insomma una delle tante scommesse coraggiose di una famiglia che della Juve ne ha sempre fatto il fiore all’occhiello. Concetti che si sovrappongono e ti lanciano la sfida della scommessa, quella se sarà poi il “predestinato” o l’errore di valutazione. Ora, adesso, Andrea Pirlo ha lo scettro in mano, la bacchetta per dirigere l’orchestra, il bresciano dai toni pacati e distinti che in campo non agita pugni alle stelle o improperi a un goal mancato ma solo arcate sopraccigliari che si muovono e con moderato comportamento di chi di classe ne ha da vendere abbozza sguardi e nulla più.
La Juve è attesa da altri impegni e di ben altro valore ma il maestro ha già capito con quale nota iniziare.