Dalla conferenza stampa di Luciano Spalletti alla vigilia di Juventus Lecce
HO SOLO BISOGNO DI POTER LAVORARE SERENAMENTE A GIUGNO DECIDEREMO CON LA SOCIETÀ
(di Massimiliano Fantasia ).
La Juve vuole proseguire la sua striscia di vittorie per continuare la scalata verso la zona Champions. Bianconeri reduci dal 2-0 sul campo del Pisa che ospitano il Lecce allo Stadium.Calcio di inizio previsto per le ore 16
Oggi ha parlato Luciano Spalletti, che intorno alle 16 si è presentato in sala stampa per presentare il match e parlare della salute della squadra ma vediamo in sintesi cosa ha dichiarato…Buona sera mister ,buon anno…volevo cominciare con il chiedergli come sta la squadra?                                                       «I calciatori hanno lavorato bene nonostante il disturbo di queste festività, sono arrivati al campo a sviluppare bene quello che bisogna fare. Si è parlato anche dell’anno nuovo, quello che fai i primi giorni dell’anno lo ripeti tutto l’anno. Ho chiesto loro di sviluppare bene questi allenamenti: ogni giorno mette in palio un piccolo premio, bisogna impegnarsi a portarlo a casa. La somma di questi piccoli premi fa il risultato. Mi aspetto che diano continuità alla stessa attenzione delle partite precedenti, magari andando a prendere qualcosa di nuovo che ci dia sempre più forza. Sono loro i protagonisti, sono loro che devono andare a scavare, scoprire, trovare relazioni nuove tra il pre-ordinato, il ruolo, il comportamento. La partita non è facile: del Lecce conosco molte persone, tra cui Di Francesco con cui ho lavorato insieme alla Roma. Ci ho giocato contro, siamo amici di lunga data. È un allenatore modernissimo come insegnamenti, ha sempre fatto un calcio propositivo. Il suo marchio è quello lì. Sarà una partita aperta, ti verranno a pressare, la linea difensiva lavora col resto della squadra. Han fatto buonissime partite, sarà una gara difficile e ci sarà bisogno di tutta la nostra forza e concentrazione».
Sette partite in 25 giorni come si preparano?                                              «Non è facile prepararle con queste tempistiche così ravvicinate. Io ho la fortuna di aver trovato uno staff qui alla Juventus di persone che san lavorare. Bisogna dividersi i compiti, ho portato con me 4 collaboratori di primissimo livello che conosco da tempo. Con questa collaborazione si riesce a lavorare su più fronti e preparare più partite. Con le difficoltà dei tempi ravvicinati qualche muscolo andrà in sofferenza ma c’è da stare svegli, attenti e pronti perché c’è bisogno di tutti. Ci sarà bisogno di cambiare qualcosa. Chi è subentrato fin qui fa capire che la panchina non è solo un luogo d’attesa, sono entrati nella maniera giusta, corretta. Han ribaltato lo scorrimento della partita. Chi è fuori non appartiene alla logica del ‘se serve’, ma sono dentro un piano ben pre-stabilito prima dell’inizio della partita. Si fan valutazioni sullo scorrimento e a volte si sceglie di farlo giocare più tardi il giocatore forte perché entri e spacchi la logica della partita, la monotonia. Lo shock momentaneo che ribalta quell’equilibrio».
Ci parli un po’ di Elimoghale che sembra averla stregata.                                       «Ha caratteristiche che lasciano intravedere che nel futuro può avere un’evoluzione importante. Bisogna aiutarlo a crescere nella maniera giusta, bisogna dargli la possibilità di fare delle conoscenza con dei tempi corretti. A questa frequenza, leggerezza, nell’andare a puntare l’uomo. Deve strutturarsi fisicamente e l’ho fatto allenare qualche volta con noi perché portiamo gente di continuo. Per le convocazioni dipende da cosa ci fan vedere quando vengono da noi. Dal confronto poi si ha l’idea di essere convocato oppure no».
Soddisfatto del lavoro fatto fino a qui? «Io son soddisfatto perché ho sempre visto i calciatori andare a cercare cose nuove. I protagonisti sono loro, non siamo noi. In questo calcio moderno, in questa evoluzione di ruoli, in questo calcio dove si va sempre alla ricerca di duelli, sono loro a cercare posizione per non sentirsi ingabbiati. Questo disordine organizzato. Devi acchiappare cose veloci in campo. Sono contento dell’immaginazione di vedere e sentire cose nuove da un punto di vista che non puoi vederle ma devi annusarle. Già il fatto di avere questa curiosità mi rende soddisfatto perché noi abbiamo margini per poter migliorare. Abbiamo la possibilità di fare qualcosa in più. Anzi, se non riuscissimo a prendere qualcosa in più dobbiamo essere consapevoli di aver sprecato delle potenzialità. Sono soddisfatto, aspettandomi che ci sia questa continua empatia di ricerca di squadra, questi scambi di ruoli, mantenendo sempre un equilibrio e un ordine. Uno squilibrio nazionale, un caos organizzato. Andare a giocare un po’ dove gli pare mantenendo sempre una solidità di squadra per essere liberi di trovare questi spazi tra gli avversari. Ormai non è più una cosa ordinata, non è più calcio posizionale che stai lì finché la palla non ti arriva. Non puoi più farlo perché ti vengono addosso. Andare a reagire diventa fondamentale».
Un augurio per questo 2026 ?           «Spero che sia un anno che dia soddisfazioni ai nostri tifosi, abbiamo l’urgenza di dare soddisfazione ai tifosi. Dobbiamo impegnarci, essere molto professionisti e fare il meglio possibile. La nostra tifoseria è una delle più numerose al mondo quindi merita rispetto, attenzione e disponibilità totale».
David e Openda ? Sembrano avere difficoltà ad inserirsi completamente ? «Siccome noi da un punto di vista di squadra vogliamo prendere la palla, l’attaccante è quello che fa molti metri, ha un comportamento dispendioso. Domani rigiocheranno tutti e due, non insieme ma tutti e due. Poi siccome sono differenti, si compensano, possibile che giochino un pezzo di partita tutti insieme. Andiamo a lavorarci tutti i giorni cercando di dargli qualche notizia di quello che non fanno vedere dentro l’allenamento, per completarli, per credere di essere importanti anche noi di dirgli qualcosa. Li ho trovati migliorati sotto tutti i punti di vista da quando si è cominciato a lavorare insieme. Mi aspetto ancora cose migliori».
Cosa significa aspetta dal mercato di gennaio?                                                    «Io già son venuto con dei patti ad accettare la Juventus. Non mi aspetto niente, sono contento dei giocatori a disposizione. Da oggi do il benvenuto a Marco Ottolini, è ufficiale no?  Tutti lo conoscono, io lo avevo già incontrato, e dicono che è una persona per bene e un professionista di livello top. Una società come la Juve è andata a riprenderselo. Del mercato se ne occuperà lui, io non faccio nessun ragionamento del parlare di giocatori. Siccome deve essere un mercato su quello che capiterà e che ci possa completare se si vuole andare a completare la nostra rosa, è un discorso che non vado a tentare di scatenarlo io. Sono contento dei giocatori che ho, ho visto quello che volevo vedere nel miglioramento e poi questo qui succederà se capiterà qualcosa a Marco che verrà a dirci ‘C’è la possibilità di…’».
Conceicao recuperato per domani?      «Sì è recuperato, è dentro la possibilità di essere scelto. Abbiamo fuori Rugani, Gatti e Milik ha avuto un problemino che dobbiamo valutare domani e vediamo come reagisce. Anche Cabal viene in panchina, domattina facciamo un po’ di allenamento, lui lo farà più sostanzioso per quello che sarà il suo ruolo».
Avete già iniziato a parlare di futuro?   «Se avevo bisogno di qualcos’altro o di sentirmi con un contratto di più anni ne avrei parlato all’inizio con Comolli. Io sono a posto sotto tutti gli aspetti. Ho bisogno solo di star bene con il mio lavoro e con le persone che collaborano con me, dentro e fuori dal campo. Qui ho trovato persone estremamente professioniste e rispettose dei ruoli e del lavoro da fare. Abbiamo anche gli stessi obiettivi, di stare in Champions, e si va a lavorare in questa direzione. A giugno faremo le valutazioni in base al lavoro fatto per il bene della Juventus e dei tifosi della Juventus. Che son tantissimi e ai quali dobbiamo assoluto rispetto e se le cose saranno soddisfacenti per tutti si potrà chiacchierare di qualcosa di diverso. A me personalmente non manca niente, non ho bisogno di niente».
Rischi per domani ?                                    «I rischi non sono quello che non facciamo noi ma quello che non ci fan fare gli altri. Vogliamo essere sempre bellissimi, efficaci, efficienti. Ma qui c’è qualcosa di presunzione, da parte vostra non nostra. Io mi metto a confronto di ciò che fanno gli altri. Bisognerebbe avere questo equilibrio e questa forza di mettere sotto gli avversari ma non è così. Soffrire fa parte del quotidiano in questo calcio qui. Noi domani cercheremo di fare la partita dal 1′ al 95′ ma vedremo cosa faranno gli avversari, che sono di tutto rispetto, è un club storico che ha tirato fuori sempre calciatori importanti».
È d accordo o no con Antonio Conte «Conte ha ragione. Io da un punto di vista tecnico non ho nulla da invidiare alla sua squadra. Da un punto di vista strutturale ha di nuovo ragione. Quando sono arrivato alla Juve ho trovato la barriera per battere le punizioni che si muove, a Napoli non ce l’avevo…Quindi siamo avanti anche da un punto di vista strutturale».
Termina qui la conferenza stampa di Luciano Spalletti la parola a questo punto passa direttamente al campo.