Lecce Juventus un nastro difficilmente riavvolgibile.
Tutto si può contestualizzare, anzi, lo si deve fare per cercare di esporre una disamina corretta al fine di trovare una spiegazione razionale all’evento. Nel caso si esamina un risultato calcistico, capire il perché di un crollo di concentrazione se dovuto a stanchezza post Champions o una velata paura di sbagliare. Thiago Motta sulla griglia di un giudizio sempre più simile a una gogna, gli attacchi
mediatici che senza un minimo di analisi condanna un solo uomo e non analizza il momento. Il popolo juventino è ormai esausto e difficile da gestire, tre anni di Allegri e di una compagine dove risultava assai difficile estrapolare qualcosa di consistente per poca appartenenza ai colori, per qualità di singoli non eccelse, di poca appartenenza di alcuni partecipanti. In buona sostanza giocatori non proprio da Juve per dirla tutta. L’avvento di Motta, dopo la partenza di Allegri, ha portato un po’ di ossigeno alla depressione che attanagliava i tifosi ormai stremati da una sequela di delusioni. Thiago Motta arrivato tra ovazioni e speranza alla stessa stregua di un salvatore della patria. La serie maledetta di una sindrome di pareggiate avanzata apre una nuova voragine di incertezze, di dubbi e di presunti errori di scelte. Thiago Motta è giovane e bravo, la sua esperienza bolognese parla di numeri e qualità ma la piazza grande di Lucio Dalla è una dolce melodia che fa breccia solo nel capoluogo emiliano dove si lavora in un’isola felice lontana dai riflettori della dura critica generale. Bisogna attendere però che la scuola appena iniziata conceda al docente Motta il tempo per mostrare il proprio piano di insegnamento, tempo richiede tempo e non miracoli. Il pareggio di Lecce a pochi secondi dal fischio finale è una lama che penetra nella speranza di una svolta, illusione di un’inversione di rotta, lo scoglio non previsto si infrange sulla ghiglia e affonda le speranze della Juve. Ricominciare da dove si è lasciato è doveroso, le parole di Motta in conferenza post gara fanno capire che l’allenatore sia entrato nella fase di incertezza, di dubbi, di delusione e non solo per la beffa di un pareggio in zona Cesarini. Motta non riesce a nascondere la delusione. Risponde, subito dopo, la dichiarazione chiara e forte di Mattia Perin il quale fa il Buffon dello spogliatoio, l’uomo che con parole determinate senza troppi fronzoli fa capire che i progressi di squadra ci sono, che il gruppo sta crescendo, che sanno loro quello che dovranno fare. Che Lipsia ha lasciato una chiara certezza reattiva, anche questo ha ricordato Perin, che la Juve è in buone mani, che la lotta è appena iniziata. Parole di un giocatore che prende in mano e per mano una Juve in difficoltà , alla ricerca di se stessa. Ecco, in un momento di scoramento così evidente queste parole sono la giusta carica per riprendere senza sedersi, trovare una reazione immediata, lavoro e crederci sempre. Ricominciamo dalle parole di Mattia Perin….
Marco Venditti.
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