VLAHOVIC,QUESTIONE DI PRINCIPIO
(di Massimiliano Fantasia)

Tra la Juventus e Dusan Vlahovic è sceso il gelo. La trattativa per il rinnovo contrattuale si è trasformata in un braccio di ferro dove l’orgoglio, ormai, pesa decisamente più dei milioni. Le parti sono asserragliate dietro le rispettive posizioni, indisposte a concedere un solo millimetro all’avversario. Una situazione paradossale, considerando che Luciano Spalletti lo ritiene fondamentale e che la sua permanenza risolverebbe il nodo del centravanti.
Da un lato c’è il serbo, reduce da un’annata passata in infermeria. È pronto a rinegoziare l’ingaggio, ma a una condizione inderogabile: rimanere il giocatore più pagato della rosa. Per questo ha rispedito al mittente la proposta di un biennale da 6 milioni (che con i bonus sfiorerebbe i 7 di Yildiz). Vlahovic pretende almeno 8 milioni più un ricco premio alla firma, forte delle 4 reti segnate nelle ultime quattro gare e del sacrificio di dover rinunciare alla vetrina della Champions League.
Dall’altra parte, la Juve si sente in forte credito. La dirigenza recrimina troppe stagioni sotto le aspettative e alibi finiti: prima l’atteggiamento attendista di Allegri, poi le frizioni con Motta e Tudor, fino ai recenti guai fisici con Spalletti. Proprio l’attuale tecnico ha spinto il club a riaprire i dialoghi, consapevole che il mercato offra poche alternative a parità di prezzo. La società ha fatto un passo avanti trattando direttamente con il padre del giocatore, aggirando l’agente Darko Ristic, ma ora il tempo è scaduto: ci si aspetta la firma come atto di pura riconoscenza.
L’esito è un immobilismo logorante per entrambi. La Vecchia Signora perde tempo prezioso per programmare gli acquisti, mentre l’attaccante ha congelato i corteggiamenti di top club come Chelsea, Bayern Monaco e Barcellona. Se nelle prossime due settimane Vlahovic non farà un passo indietro, la dirigenza chiuderà i rubinetti in via definitiva. Per mister Spalletti, già scottato dai recenti affari sfumati come quelli di Robertson ed Alisson con il Liverpool ,si tratterebbe dell’ennesimo boccone amaro e pesante da dover mandare giù a fatica in panchina.