(Generoso Petrillo)
Il tifo è entusiasmo, passione, ma soprattutto molte volte perdita dei freni inibitori, è risaputo. Il problema è che, come in ogni ambito delle relazioni umane, esiste un confine da rispettare, quel fastidioso oltremodo che indispettisce e che significa trascendere verso qualcosa che mette a disagio e rompe l’armonia dell’atmosfera sportiva. E’ proprio quello che è accaduto durante la diretta di Signora mia del 5 ottobre scorso, in cui si è generato uno scenario di loop di pensieri decisamente ostili materializzatisi in argomentazioni fortemente giudicanti. Ciò che ha ulteriormente complicato la serata, nata tra l’altro nel più sereno dei modi con la gradevole presenza della cantante Viola Valentino, è stato determinato dalla tendenza di un gruppo di tifosi tendenzialmente facinorosi che hanno trasformato una semplice argomentazione sportiva in un casus belli. L’opinione espressa dagli ospiti circa la questione sul rinnovo di Dybala e le sue prestazioni sportive infatti, è stata estremamente mistificata e capovolta in insulti e disprezzo verso il giocatore, unitamente alla smania di giudizio di questo gruppo (dei pochi per fortuna) rivolta agli opinionisti di Signora mia, tacciati di aver insultato Dybala e di non conoscere in realtà le ragioni ataviche determinanti la lunga attesa del rinnovo del giocatore, come se costoro appartenessero allo staff della Juventus o al relativo ufficio stampa. La direzione di Signora mia, in accordo con la redazione tutta, afferma di non tollerare più per il futuro atteggiamenti del genere e che sarà costretta ad assumere la scomoda posizione del censore, ignorando quei commenti eventualmente polemici e/o ostili poiché il dibattito con gli amici da casa deve declinarsi secondo dinamiche. Lo staff di Signora mia inoltre, di fronte a potenziali commenti connotati da odio e livore tali da scadere nell’insulto personale, si riserverà la possibilità di bannare queste persone e provvedere alle vie legali. La nostra linea editoriale è chiara e non lascia spazio ad interpretazioni: la Juventus si ama e la si discute anche animatamente, ma la maleducazione non è tollerata, ma soprattutto essa non può essere confusa con il diritto al contraddittorio, che è ben altra cosa. Indirizziamo vivamente questi tifosi a leggersi il manifesto della comunicazione non ostile e comprendere quanto sia terribilmente vero uno dei suoi assiomi, vale a dire “sei ciò che scrivi”. Non è un caso che questo manifesto abbia trovato declinazione anche nel mondo sportivo e sia stato sottoscritto da Federazioni sportive (FIGIC compresa), squadre di calcio e giornalisti. Anche qui, invitiamo ai dovuti approfondimenti (https://paroleostili.it/il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile-per-lo-sport/). Sono davvero tempi difficili per la comunicazione social e l’assioma di Umberto Eco sul diritto di parola diviene sempre più veritiero, ma Signora mia deve tutelarsi e difendere il suo progetto di professionalità e valore civico di uno sport universale come il calcio.



