JUVE,LA COPERTA È CORTA
(di Massimiliano Fantasia)

Non è che abbia torto, anzi. Le decisioni arbitrali, che poi si sono rivelate decisive, hanno certamente un impatto che è impossibile sottovalutare nel bilancio di Verona-Juventus. E Igor Tudor lo rimarca in maniera netta nel post match: “Il rigore dato è vergognoso. Lo può solo dare chi non ha mai giocato a calcio. E poi il rosso a Orban, mi ha detto che non l’ha caricato ma se non dai a questo rosso, è una vergogna”. Attenzione, però, a non far sì che le polemiche sull’arbitraggio di Rapuano nascondano quello che è stato davvero il problema della Juve al “Bentegodi”.
Come una musicassetta che ormai trova spazio solo nei banchetti di chincaglierie. C’è un lato A e un lato B nella Juventus scesa in campo questa sera.C’è quella convinta e convincente del primo tempo. Quella che passa meritatamente in vantaggio e poi amministra, tiene gli scaligeri nella loro metà campo e se rischia lo fa solo per i suoi errori individuali.E poi c’è il crollo, nel secondo tempo. C’è una Juve che si fotografa in un momento: in Khephren Thuram che insegue Akpa Akpro in mezzo al campo, senza riuscire a raggiungerlo, con l’acido lattico che sembra quasi uscire dallo schermo del televisore per quanto sia in eccesso.
E quindi si apre un tema. Ed è il tema della serata, quello della condizione fisica della Juventus. Un tema che già lo stesso Tudor aveva evidenziato nel post di Borussia quando aveva raccontato della stanchezza di Yildiz e Cambiaso all’intervallo. Nei secondi 45’ il Verona è uscito per brillantezza fisica e i bianconeri si sono abbassati appesantiti dai tanti impegni ravvicinati. Nell’undici iniziale schierato dal tecnico croato, questa sera, erano presenti cinque giocatori che le avevano giocate tutte, restando sempre in campo per un totale di 360 minuti. Si tratta di Di Gregorio, Kelly, Kalulu, Thuram e Yildiz (a cui erano stati risparmiati solo 4 minuti). Vero,si gioca ogni tre giorni e non è semplice per nessuno. Ma questi sono i ritmi a cui si è sottoposti quando si è un top club, per fortuna.
L’altro tema, strettamente collegato, è quello delle alternative. Se la Juventus ha la coperta lunghissima davanti, il finale di Verona lo dimostra,lo stesso non si può dire in mezzo al campo, o in difesa.In questo caso, la fotografia è quella dell’ingresso di Adzic. Che non è entrato male, sia inteso, ma non gli si può sempre chiedere di essere decisivo come contro l’Inter. Mentre, al suo fianco, Koopmeiners non riesce ancora a cambiare marcia. Anche dietro, la sensazione è che questa Juve soffra tremendamente l’assenza di Bremer e che,al di là dei goal subiti appaia comunque molto più fragile. Un tema che ritornerà, non appena torneranno a suonare forte le sirene del mercato, a gennaio. Nel frattempo, tocca fare di necessità virtù e ruotare con gli uomini a disposizione. Certo, una Juve a terra il 20 settembre dimostra come ci sia più di qualcosa da migliorare.