Scirea

(GIANL LUCA FEO)

 

Secondo appuntamento per la rubrica “Amarcord Bianconero” e dopo Dino Zoff narrerò la biografia di un altro numero uno; non era un portiere ma un numero uno nel suo ruolo e che nella sostanza ha rappresentato per tutta la sua carriera la perfetta reincarnazione dello stile Juve, per Lui una ragione di cuore e di vita, spezzata troppo precocemente a 36 anni,il 3 settembre 1989 in quel di Babsk (P).

 

Terzo di quattro figli, nato (come me) a Cernusco Sul Naviglio (Mi) il 25 maggio del 1953, da papà Stefano operaio della Pirelli di origini siciliane e da mamma Giuditta lombarda doc, Gaetano Scirea fu  definito da tutti gli addetti ai lavori, dalle tifoserie di tutto il mondo e non solo quelle a tinte bianconere uno dei maggiori interpreti nella storia del gioco del calcio a livello mondiale del ruolo di libero, ma prima di essere un leader nel campo, lo era nello spogliatoio ed ancor prima fuori dal campo, come uomo, non solo tecnicamente, ma soprattutto per la sua capacità di dare una caratterizzazione  originale e totalmente inedita del ruolo, interpretandolo in qualunque situazione con  fairplay, eleganza e signorilità fuori dal comune.

 

HANNO DETTO DI LUI:

Secondo Gianni Brera, «il povero Scirea era dolce e composto, di una moderazione tipica del grande artista. Non era difensore irresistibile né arcigno, era buono, ma completava il repertorio con sortite di esemplare tempestività, a volte erigendosi addirittura a match winner».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giampiero Mughini, per il quale Scirea «era un giocatore che parlava poco, e questo anche quando sarà reputato il più grande libero del mondo».

In questo senso, Gianni Mura ha ricordato che «da ragazzino lui sognava Suárez e Rivera, la maglia numero 10, la direzione d’orchestra. Ci è arrivato ugualmente, con la maglia numero 6: direzione della difesa e appoggio al centrocampo e all’attacco»; analogamente, Mario Sconcerti lo ha riassunto in «un trequartista nella sua area di rigore».

E ancora Sandro Ciotti “ è inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e che era campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà”.

 

Il Gaetano Scirea calciatore,che i più fortunati come me hanno conosciuto ed apprezzato le gesta sportive, è agile: in campo si muove in avanti con grazia ed eleganza con uno stile molto simile a Franz Beckenbauer; aiuta il centrocampo nelle manovre difensive senza sdegnare azioni di disturbo, appoggi sapienti e soventi sortite offensive a supporto della manovra sia in fase di costruzione che di finalizzazione dell’azione. Il suo è uno stile che bada molto alla sostanza più che all’apparenza: avvia l’azione da dietro, quasi da precursore del “gioco dal basso” tanto osannato e proposto nel calcio moderno e segna gol importanti grazie ai suoi precisi inserimenti ed alla tecnica sopraffina di cui è dotato essendo un ambidestro.Il fair play e l’estremo rispetto per l’avversario sono dimostrati dal fatto che nella sua lunga carriera non è mai stato ammonito né espulso. Un record bello e importante che si ricorda con piacere in anni in cui il calcio sembra essere contraddistinto solo da tanta violenza e comportamenti che non hanno nulla a che vedere con i principi dello sport.

LA CARRIERA

Gaetano Scirea inizia a giocare calcio nel 1963 negli esordienti del gruppo sportivo “Serenissima San Pio X” di Cinisello Balsamo (Mi) prima di approdare, grazie al dirigente Giovanni Crimella, nel 1967 nelle giovanili dell’Atalanta, squadra che diede il là alla sua sfavillante e prodigiosa carriera, dove giocherà fino al 1973, esordendo con la prima squadra della compagine orobica in Serie A il 24 settembre 1972; vienespesso impiegato nel doppio ruolo di libero e mezzala (ruolo a lui prediletto) ed in entrambe le posizioni non sfigura, tanto da finire sul taccuino di diversi osservatori di numerose società, ma chi la spuntò per il suo tesseramento fu la Juventusche piazzò il colpo nell’estate del 1974 per 700 milioni di lire oltre due cartellini ed una comproprietà come contropartita tecnica.

 

Alla corte di Madama si intuisce subito che si abbia di fronte un vero fuoriclasse ed in breve tempo diventa perno insostituibile del reparto difensivo bianconero e presto anche della Nazionale in cui esordisce il 30 dicembre 1975 con Enzo Bearzot C.T. e con la quale disputò il mondiale in Argentina nel 1978, quello vincente di Espana 1982 e Messico 1986 (con la fascia di capitano al braccio) ove disputò la sua ultima partita con la maglia della Nazionale il 17 giugno 1986  nella sconfitta agli ottavi di finale per mano della Francia collezionando complessivamente 78 presenze e 2 marcature.

 

La Coppa del Mondo conquistata nel mundial iberico non fu l’unico e prezioso riconoscimento che Gaetano Scirea avrà modo di stringere tra le sue mani ed alzare al cielo: nella Juventus dalla stagione 1974/1975 e per i successivi 11 anni, vince tutto il possibile: scudetti, coppa italia, coppe europee, la coppa Intercontinentale e si consacra definitivamente nel gotha del calcio mondiale. Il 1975 lo vede vincitore del primo dei 7 scudetti con la Juventus e fece come detto il suo esordio in nazionale il 30 dicembre 1975giorno di Italia-Grecia, finita 3 a 2 per gli azzurri. Nel 1977 ci fu l’accoppiata Campionato-Coppa UEFA, nel 1978 il terzo scudetto; nel 1979 arriva la prima Coppa Italia. Compagni e protagonisti di questo periodo d’oro, in uno dei più potenti schieramenti difensivi che la storia ricordi, sono Zoff, Gentile, Cabrini, Furino e Brio.

 

Nel 1981 arriva il quarto scudetto con una Juve pigliatutto ed è anche la vigilia del secondo mondiale: sono anni densi di partite e di vittorie e Gaetano Scirea è nel pieno della sua maturità atletica e calcistica.Il 1982 è il più glorioso per il calciatore, perché è in questo anno che mette a segno con la maglia bianconera il quinto scudetto e vince la coppa del mondo. Ma non finisce qui. Gli anni 1984 e 1986 segnano altri due scudetti e nel 1985 è la volta della coppa Intercontinentale, vinta a Tokyo battendo ai rigori l’Argentinos Juniors. Non vanno dimenticate la coppa Italia del 1983 e, sempre nel 1986, la coppa delle coppe e la supercoppa europea.

 

Gaetano Scirea giocherà con la Juventus fino al 15 maggio 1988 il cui allenatore era Rino Marchesi. In maglia bianconera vince complessivamente 14 titoli ed è autore di 32 gol, disputando ben 552 incontri ufficiali di cui 377 nella massima serie. Il suo record di presenze in bianconero verrà superato nel 2008 da Alessandro Del Piero, il quale dichiarò dopo aver eguagliato il record del numero 6: “Raggiungere Scirea nelle presenze è un traguardo che mi inorgoglisce sotto tanti aspetti. È un numero importantissimo, ma la mia speranza è di entrare nel cuore della gente come è entrato lui. Ogni tanto rifletto su come potrebbero vedermi i ragazzi, i bambini. Forse mi vedono come io vedevo lui, Gaetano Scirea, e i campioni come lui. Li guardavo con rispetto, avevo la voglia di emularli, lo sognavo. La gioia di giocare nella Juventus, in nazionale, ad alti livelli. Vincere tanto, vincere i mondiali. Sono riuscito ad ottenere molte di queste cose, l’ho fatto con la passione, con l’umiltà. Mi farebbe piacere che in futuro mi vedessero con gli stessi occhi con cui io guardo lui. Questo è un mio obiettivo, un traguardo“.

 

Gaetano Scirea è un campione entrato di diritto nel tempio dei fuoriclasse, delle leggende, degli immortali sportivamente parlando.

Muore tragicamente e prematuramente a soli 36 anni, il 3 settembre 1989 in Polonia per le gravissime ustioni riportate a seguito di un incidente stradale; rimane bloccato nelle lamiere di una vecchia auto che va in fiamme col suo carico di benzina supplementare.L’annuncio scioccante, fu dato in diretta televisiva (mi ricordo come se fosse ieri) dall’allora conduttore de “La Domenica Sportiva” anche lui indimenticato Sandro Ciotti, una delle voci più popolari del giornalismo sportivo italiano.

Gaetano Scireaaveva assunto da poco l’incarico di secondo allenatore a fianco di Dino Zoff si era recato in Polonia ad osservare il Gornik, che da lì a poco sarebbe stato avversario della Juventus in coppa Uefa.

Lasciò la moglie Mariella Cavanna, con cui convolò a nozze nel 1976, promotrice di diverse iniziative dopo la morte del marito e tutt’ora nell’orbita Juve ( è stata presidente di tutti gli JOFC fino a qualche anno fa)  dalla quale ebbe il suo unico figlio Riccardo, nato nel 1977, cresciuto calcisticamente nelle giovanili della Juventus, in possesso del patentino da allenatore Uefa A conseguito nel 2016 ed attualmente nello staff di Massimiliano Allegri nelle vesti di responsabile dell’area Match Analysis.

 

Oltre allo stadio comunale del suo paese natale, a Gaetano Scirea è stata dedicata una curva del vecchio stadio torinese “Delle Alpi” dalle cui ceneri nacque nel 2011 l’attuale “Allianz Stadium” il cui indirizzo è: “Corso Gaetano Scirea n. 50”e di cui la curva Sud è a lui Intitolata.

 

Una delle sue frasi più celebri:

Ho rubato qualcosa a ciascuno dei tecnici che ho avuto. Da Parola la capacità di responsabilizzare i giovani, da Trapattoni la capacità di tenere unito lo spogliatoio, da Marchesi la serenità. E da Bearzot quella straordinaria umanità che è la base di ogni successo.

 

Concludo l’articolo entusiasta ed orgoglioso di aver potuto scrivere questo pezzosu uno dei miei idoli calcistici, ringraziando il Direttore Marco Venditti per l’opportunità concessami ed i ragazzi della redazione per la disponibilità; mi ritengo fortunato di aver vissuto il suo stesso tempo, testimone oculare ed ammaliato da Gaetano Scirea, un uomo elegante, con tanta umanità, tanta classe e soprattutto vestito di un’umiltà comune a pochi nel mondo del calcio che fu, in campo ma soprattutto fuori dal rettangolo di gioco e raramente riscontrabile nell’epoca in cui viviamo e che sarà sempre ricordato ed amato aldilà della maglia, aldilà dei colori e delle bandiere.

#finoallafineforzajuventus #occhiditigre #gaetanoscirea

#signoramiacalcionews