E’ MORTO IGOR PROTTI
(di Massimiliano Fantasia).

Una battaglia durata un anno contro una malattia terribile, un tumore al colon, il tifo della sua gente, le ultime forze impegnate per accompagnare la figlia Noemi all’altare. Ma alla fine la morte ha preteso il suo pedaggio. Se n’è andato così Igor Protti, bomber amatissimo dai tifosi e uomo coraggioso. Avrebbe compiuto 59 anni a settembre. Per chi volesse porgergli un ultimo saluto,la camera ardente, sarà allestita presso la stanza del commiato Frongillo al cimitero di Cecina, in via della Rimembranza a partire dalle 15 di oggi 19/06.

“Con immenso dolore la famiglia comunica che Igor stanotte ci ha lasciati”. Comincia così il messaggio con cui la famiglia nella notte ha dato l annuncio sul suo profilo Instagram. Un messaggio che prosegue con il commiato che lo stesso calciatore ha voluto regalare a tutti i suoi tifosi che in queste settimane non hanno mai smesso di fargli sentire tutto il loro calore:                                                       “Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio”.
Riminese di nascita, livornese di adozione ed è dire poco. Di Livorno aveva assimilato il dna, la sentiva come la sua città e i livornesi non si sono mai dimenticati di ricordarglielo: l’amore per Protti era, è e rimarrà qualcosa di difficilmente comprensibile a chi non appartiene a quella comunità. Un rapporto che va oltre l’idolo sportivo celebrato dalla folla. Certo, aveva giocato anche in Bari  Napoli e Lazio, tra le altre, ma è il Livorno la sua squadra simbolo qui ha raccolto 282 presenze e realizzato 125 gol in partite ufficiali, tra serie A, B e C e conquistato 2 promozioni.
Livorno è la città che lo ha preso con sé, tanto da dargli nel 2006 la cittadinanza onoraria e, lo scorso gennaio, la Livornina d’Oro, che rappresenta la massima onorificenza della città.Una carriera in salita che gli ha dato modo di raccogliere molte soddisfazioni.
Da ragazzino aveva iniziato nelle file dei Gladiatori, la squadra della sua città, poi il Rimini si accorse del suo talento e lo portò prima nelle giovanili e successivamente in Serie C. Nel 1985 l’approdo al Livorno, sempre in serie C, dove  resta fino al 1988. E’ solo l’inizio di un amore lungo tutto una vita, anche se purtroppo la vita di cui parliamo è stata fin troppo breve.
Prima del ritorno all’Armando Picchi ha indossato le maglie della Virescit,del Messina, per poi finire al Bari dove  tra serie A e serie B  metterà insieme 112 presenze e 46 reti vincendo anche la classifica dei cannonieri del massimo campionato in coabitazione con Signori,quindi il passaggio alla Lazio dove metterà insieme 27 presenze segnando la miseria di  7 reti ,prima di rimettersi in discussione con la maglia del Napoli ma senza grossa fortuna.Nel 1999 il ritorno a Livorno segna il matrimonio più importante non che definitivo della sua carriera. Un ritorno che sentiva neccessario dopo gli anni bui trascorsi a Roma e Napoli …                                    “Nel ’99 presi la macchina, andai da Aldo Spinelli,allora presidente ,ebbi il contratto così come lo voleva lui, me lo feci andare bene, e lì quella scintilla è diventata fuoco, che ha forgiato l’acciaio, che è quello che ci lega, quel filo che ci lega”, raccontò Protti quando ricevette la Livornina direttamente dalle mani del sindaco Luca Salvetti.
Tedoforo per le Olimpiadi Milano-Cortina, l’ultima volta lo avevamo visto un mese fa: sorretto dalle braccia del figlio Nicholas Flavio, mentre accompagnava la figlia Noemi all’altare. Era stanchissimo, provato, eppure sul suo volto c’era un sereno sorriso appena accennato: un ultimo giorno di felicità.
Era il 5/07/2025 quando Igor annunciava al mondo la sua malattia.

“Non so come andrà a finire, sicuramente è la partita più difficile che ho dovuto giocare fino ad oggi,so che probabilmente uscirò sconfitto ma come quando scendevo in campo,mi impegnerò, darò tutto me stesso per renderle la vita difficile”. Ciao Igor