(Generoso Petrillo)
E’ arrivato il momento della gara forse più emblematica della Serie A: il derby d’Italia. Denominato così dal 1967, Gianni Brera coniò tale espressione per riferirsi alle due squadre più titolate della nazione. Sia chiaro, oggi è la Juventus a vantare il primato di club più titolato d’Italia, con almeno un trofeo sia nazionale che internazionale registrato in bacheca e se forse la sponda nerazzurra di Milano dovesse mai arrivare alla seconda stella (in realtà dovremmo addebitar loro lo scudetto del 2006), il popolo bianconero ricorderà di essere dieci anni avanti con la terza stella abbondantemente cucita sul petto, per cui i nostri avversari saranno costretti a mettersi sempre in fila. Ciò premesso, diamo uno sguardo alla preparazione della gara: Juventus che dovrebbe proporre uno scolastico 4-4-2 con il duo Bonucci-Chiellini al centro della difesa, anche se non si esclude la partenza dell’ Air Force One De Ligt in staffetta con il capitano livornese, corsie esterne occupate da Danilo e Alex Sandro. Chiavi del centrocampo affidate alla regia di Locatelli con Bentancur in affiancamento, laterali el panita Cuadrado e Bernardeschi. Chiude l’attacco il tandem Chiesa-Morata. Finalmente il ritorno della Joya Dybala in panchina, che scalpiterà sicuramente per ritagliarsi una probabile mezz’ora circa da protagonista, con le sue serpentine, il suo sinistro, il suo estro, il suo talento sopraffino che c’è ed è sempre esistito. Nerazzurri che propongono un 3-5-2 con mister Inzaghi che deve scegliere come sostituire Calhanoglu a centrocampo. Probabile l’ingresso dal primo minuto del grande ex Arturo Vidal con Perisic, Barella, Brozovic e Bastoni. In attacco del tutto certa la titolarità di Dkezo e Lautaro Martinez. San Siro, la Scala del calcio, si trasforma sempre in un teatro di speciali esibizioni per la Juventus che storicamente ha molte volte inflitto dispiaceri ad entrambe le sponde dei navigli. Inter che diviene ufficialmente la squadra statisticamente più battuta dai bianconeri, con 85 sconfitte su 176 precedenti se consideriamo la sola competizione della Serie A. Che non si qualifichi questa partita come la gara della vita, ma come tre punti sicuramente significativi che aiutano al nutrimento di vittorie, alla continuità, alla consapevolezza e al convincimento che l’attuale gruppo di giocatori, seppur leggermente inferiore rispetto alla qualità del passato, è un gruppo solido, unito, agguerrito, che ha compreso cosa voglia dire indossare la maglia bianconera. Sei tu caro Max che ci mancavi, il tuo professionismo, la tua ironia e cultura del lavoro in allenamento, perché stai donando un volto a questa squadra, in attesa dei cambiamenti di gennaio. Andiamo a vincerla, fino alla fine, fino alla vittoria, fino alla vetta, con quel bel corto muso in più che ti fa VINCERE e scrivere nuove storie di trionfi, mentre gli altri potranno soltanto leggerle!



