Qualcosa non funziona più, e da tempo; da prima, molto prima delle mortificazioni di Cardiff e Doha. La prima avvisaglia, che al cliente d’allevamento e ai suoi megafoni parve solo una trascurabile increspatura, si manifestò la sera in cui Carlos Tévez sintetizzò mirabilmente la personalità del livornese “Ambrato” con l’azzeccatissima definizione di “puto cagón”.
Oggi, quella grinza è diventata una lacerazione irreparabile e, a dispetto di pubbliche e sovente ridicole dichiarazioni esternate con la scioltezza di chi pensa che tutti i fruitori vivano ancora sugli alberi, con l’anello al naso, la sveglia al collo e malumori facilmente tacitabili con l’elargizione di chincaglieria cortilizia, appare evidente che il boudoir di Ns. Signora non è il contraltare terreno del giardino dell’Eden.
La stretta pitonesca con la quale l’Algido successore di Gianni Agnelli, Giuseppe Marotta e lo “sfascista” di spogliatoi tengono in ostaggio la Juventus ha innescato una degenerazione difficilmente reversibile e l’allontanamento di Leonardo Bonucci ne è una preclara dimostrazione; a prescindere dal valore assoluto dell’ormai ex bianconero, sul quale si potrebbe discutere anche parecchio.
Accreditare l’ennesima perdita di un pilastro della squadra al nobile intendimento d’imporre il rispetto di uno stile (ahimè, non poco logoro) costi quel che costi, è prestidigitazione allo stato puro. In realtà trattasi di miope, mardochea e perniciosa dedizione alla diluizione degli effetti, peraltro praticata anche malamente, anziché alla cura della causa.
Quale credibilità possono vantare una Società e uno scherano di bordo campo che non vengono percepiti con autorevolezza dal variopinto gruppo di aziende individuali che dovrebbero armonizzare? Nessuna! Inesorabilmente, la gente è messa in condizione d’andarsene (“Non tratteniamo nessuno controvoglia”…) e, si sappia, previa preparazione delle menti più semplici con largo margine d’anticipo, a essa segue una fase di vera e propria lobotomizzazione su larga scala, tesa a far passare il dismesso di turno per mercenario, ribelle e fomentatore di turbative e divisioni; soprattutto con il ricorso alla falsa spontaneità dei Social Network, molto più pericolosi dei grandi quotidiani di cui, almeno, sono note le linee editoriali e i gruppi ai quali offrono le terga. .
Il giochetto, che a quanto pare sta creando parecchia insofferenza anche in Fabio Paratici, è purtroppo destinato a perdurare la sua efficacia, tanto, come amano proclamare gli aspiranti passeggeri di un carro che non passa mai, conta solo la maglia, giacché l’elaborazione del lutto dura meno di un sospiro e tutta l’attenzione è volta a un possibile nuovo arrivo; a qualcuno da venerare nell’immediato e da infangare un domani più o meno prossimo. All’uopo, occhio al trattamento mediatico che interessa Paulo Dybala…
Gli scudettini di consolazione sono un vestito già troppo corto per occultare del tutto la crescente diffusione delle piaghe. A chi si rifiuta di vederle e crede che ignorandole spariscano, dedico il famoso aforisma di Abramo Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo “. Fatene un buon uso preventivo. Quando i geni del male se ne andranno, lasciando in eredità un cumulo di macerie fumanti, sarà troppo tardi.
Augh!
Ezio MALETTO




