L’allenatore Ezio Rossi  ha rilasciato una lunga intervista a Toro.it dove ha punzecchiato i tifosi della Juventus.


“Vedo una persona felice. Perché sto facendo il lavoro che mi piace. Sono, anzi, tra quei pochi che hanno la possibilità di farlo e credo che di fronte ai momenti difficili serva sapersi fermare un momento per riflettere, e dirsi: è quello che hai sempre voluto fare. Mia moglie dice che soltanto chi vive da dentro il mondo del calcio possa capirlo davvero: lei 10 anni fa, prima di sposarmi, manco sapeva cosa fosse. Ora pensa che allenare sia tra le professioni peggiori: sei incazzato e teso in campionato e se non hai squadra. Mica male! (Ride, ndr) Ma bisogna essere consapevoli che siamo fortunati. Questo è il mio primo bilancio: ho vissuto il calcio a 270°, mi mancano giusto i dilettanti che lavorano di sera, e che secondo me sono i veri eroi perché si applicano con grande passione tra mille difficoltà. Anzi, hanno a volte stimoli superiori ai nostri, che siamo professionisti. Di quei 270°, comunque, sono davvero orgoglioso: ho vissuto tutto, o quasi, e penso di avere una visione globale del calcio. Non solo quello delle prime quindici pagine dei giornali, ma anche di quello che viene dopo, con molto meno oro e molta più vita normale.

Già, l’oro. In effetti le cifre che girano ad alti livelli sono quasi inimmaginabili.

Infatti quando vedo i miei amici le discussioni maggiori sono proprio su questo: vedono il mondo dei Cristiano Ronaldo e dei Neymar, e dicono che è una vergogna. Vero, ma io nemmeno contesto i giocatori. Pensate a quello che guadagna Gallinari in NBA: è uno dei tanti. È il mercato che fa la domanda, la richiesta e l’offerta. Io trovo sia giusto che guadagnino i giocatori. La vergogna è che guadagnano anche i Raiola: almeno i primi ci mettono le gambe, la tecnica, il fisico

Però il mercato è sempre più condizionato dagli agenti, non trova?

Sì, è così. Ma già quando giocavo io, dicevo sempre di diffidare chi baciava la maglia. Basta guardare Ibrahimovic: ne ha baciate quante, 27? Ma appena arrivava un euro in più si spostava. Va così, le società hanno portato a questo: questo sistema di mercato sfrutta l’ignoranza sia delle società stesse, sia dei tifosi, che purtroppo si fanno fregare. E poi, purtroppo, ci sono i media, che ulteriormente estremizzano il tutto. È chiaro che se a Belotti, che gioca nel Toro, viene chiesta quale sia la sua ambizione, lui non potrà mai dire la verità, anche se è una persona sincera. Se affermasse di voler andare a giocare nel Real, verrebbe divorato dall’opinione pubblica o da altre situazioni. È questo che fa male al calcio.

Ma non fa male anche, per esempio, un Donnarumma che salta la maturità dopo aver firmato un contratto plurimilionario?

Eccome. Ma è diverso. Questo è un discorso extracalcistico, perché per rispetto di chi ha permesso di spostare un esame, allora l’esame poi lo devi dare. A Donnarumma il diploma serve a pochissimo, non giriamoci intorno. Siamo tra l’altro purtroppo pieni di diplomati e laureati che non trovano lavoro. Mi rammarico a pensare che lui abbia agito così: io quando giocavo ed ero giovane, avevo scelto di andare alle scuole serali per diplomarmi, perché erano più facili ma avrei comunque potuto imparare qualcosa. Adesso purtroppo i diplomi quasi si comprano, e dov’è la difficoltà? Io non sono un Einstein, leggo tre o quattro libri l’anno. Ma un po’ di cultura in più fa sempre bene, è un valore aggiunto e dovrebbe essere trasmesso anche ai ragazzi, perché insegna a vivere in una società. È una cosa che si sta perdendo, adesso, e i risultati purtroppo si vedono.

Ma un allenatore, in quel caso, non potrebbe intervenire?

No, perché i tecnici sono impotenti di fronte alle aziende private che sono i giocatori. Anche lì, per esempio, Montella non avrebbe potuto dire la sua: sia che la pensi diversamente da Donnarumma, sia che la pensi uguale. Perché magari anche lui avrebbe fatto così.

 

Leggendo sul suo profilo Facebook, a non morire sembra però la sudditanza nei confronti della Juve.

Che, sottolineo, è la più grande società in Italia. Da sempre, in realtà. Solo che prima lo era in maniera poco limpida, e non lo dico io: lo dicono i fatti e quello che è capitato. Ora è diverso, e per questo non avrebbe bisogno di certe situazioni per essere la società che già è. Il mondo del calcio dovrebbe imparare tutto dalla Juve. Solo dai loro tifosi c’è poco da imparare! (Ride, ndr)

Sentendo queste parole, Rossi, sembra quasi che il calcio ad alti livelli non le manchi.

Non è vero. Ed è questo che vorrei sottolineare. A volte mi manca proprio. Io sono del 31 luglio, sono un Leone e sono ambizioso. A volte anche egocentrico. E onestamente penso di poter essere tra i primi 30 allenatori italiani, di poter lavorare almeno in una società seria di B. Ma ho il mio carattere, e le poche capacità di marketing che ho mi hanno portato a scelte diverse, che ho accettato. Sette anni fa ho compiuto una decisione di vita, cioè di restare vicino a Torino. Non ho un procuratore che fa mille chiamate, faccio tutto da solo, e anche facendo bene non ho avuto una richiesta. Ma io do l’anima per chi crede in me, come per esempio il Casale. Qui faccio quello che voglio, senza condizionamenti di alcun tipo, e mi sta bene così, essendo anche un po’ tuttologo… Ma chi pensa che non mi manchino certi livelli, sbaglia.