Per la prima volta nella sua carriera ha udito la voce tonante dello speaker dello “Juventus Stadium” scandire il suo nome. Per la prima volta ha indossato la casacca della “Vecchia Signora” in un incontro ufficiale, seppur per soli sette giri d’orologio. Per la prima volta è stato travolto dall’assordante boato dei tifosi, che hanno accompagnato il suo ingresso sul terreno di gioco con grida d’incitamento e applausi fragorosi.

Quella di domenica 23 aprile è stata una notte che Rolando Mandragora difficilmente dimenticherà, come ha fatto sapere urbi et orbi sul proprio profilo Instagram: “Un anno duro, pieno di sacrifici, con in testa solo questo momento – ha confessato il giovane calciatore bianconero – : l’emozione lascia il posto alla gioia, la concentrazione diventa grinta, la speranza si tramuta in consapevolezza che la strada intrapresa è quella giusta, anche se c’è ancora molto da fare. Felice di aver esordito con la maglia della Juventus in questo stadio, davanti a questo pubblico, proprio contro il Genoa, la squadra che tanto mi ha dato e da dove tutto è iniziato! Avanti così!!!”.

Dal Genoa al Genoa, verrebbe da dire: sì, perché il debutto in Serie A dell’azzurrino avvenne il 29 ottobre 2014 a Marassi contro la Juve, nella gara vinta in pieno recupero dai padroni di casa con un guizzo sotto rete di Luca Antonini, e la sua prima apparizione con il club sabaudo si è verificata proprio contro i rossoblù.

Coincidenza, scherzo del destino, mera casualità: l’aspetto che più conta è che il centrocampista è tornato ad assaporare l’atmosfera del calcio giocato a circa un anno di distanza dall’infortunio patito ai tempi del Pescara, che l’ha costretto a una lunghissima sosta ai box, interrotta soltanto da qualche fugace apparizione con i ragazzi della Primavera di Fabio Grosso.

ph Marchisciano/One+Nine Images
Torino 18-02-2017- Juventus vs Avellino campionato primavera 2016-2017
nella foto: rolando mandragora

Domenica, finalmente, l’incubo è stato spezzato e il 19enne napoletano ha potuto scandire i ritmi della mediana zebrata in luogo di Claudio Marchisio, riuscendo anche a confezionare uno splendido lancio alto e filtrante in direzione di Stefano Sturaro, che ha stoppato il pallone in piena area di rigore con l’ausilio del braccio, vanificando la giocata del compagno, il quale, tuttavia, in appena 420 secondi è riuscito a far vedere a tutti di che pasta è fatto.

Centrocampista, dicevamo, ma non solo: con Massimo Oddo, infatti, Mandragora si è adattato alla perfezione nella difesa a 3, agendo da centrale “alla Bonucci”, di cui potrebbe diventare il naturale erede all’ombra della Mole Antonelliana.

Al di là di ogni divagazione tattica, la duttilità del numero 38non potrà che giovare agli schemi di Massimiliano Allegri, che sa di poter contare su un’arma in più da utilizzare a gara in corso, in attesa di regalargli il brivido dell’esordio da titolare. Chissà, magari quando il discorso scudetto sarà chiuso…