“Cardiffite” recidiva

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La “Cardiffite” ha colpito ancora. Trattasi di sindrome da secondo tempo che implica un vistoso calo fisico e conseguenziale ottenebrazione delle idee, con effetti devastanti se contratta al cospetto di un avversario superiore per cifra tecnica e atletismo.

Eppure la stagione delle due squadre è iniziata sostanzialmente in parallelo; per entrambe una finale di Supercoppa nazionale da disputare, e un avvio dei rispettivi campionati pressoché contemporaneo, giacché la Liga è cominciata solo un giorno prima della SerieA. Qualcuno, nel caso di specie l’ “ammazzasogni”, sarebbe tenuto a fornire spiegazioni che, ovviamente, mai darà.

A dispetto del risultato finale e limitatamente alla prima frazione, divertente e abbastanza ben giocata da entrambe le compagini, la prestazione della Juve è stata più che discreta e, per certi versi, incoraggiante. I “Cicisboys” non meritavano di consegnarsi alla pausa di mezza gara in svantaggio, per giunta a seguito di una rete incassata quando già scorrevano i titoli di coda dell’atto d’apertura e a fronte dell’unico tiro nel perimetro difeso da Buffon, concesso ai palleggiatori blaugrana.

Il tempo di clausura ha offerto un’altra partita, conclusasi tutto sommato con uno score perfino benevolo, alla luce di un orgoglio, un’animus pugnandi e un carattere rimasti negli spogliatoi, nonostante, almeno stavolta, non si abbia notizia di accadimenti particolari…

Se mancano pure quegli ingredienti, la strada per Kiev, comunque poco scorrevole di suo, diventerà prestissimo, e forse lo è già, un impervio e intricatissimo sentiero nella jungla. All’uopo, il sacco dello Sporting Lisbona in Ellade ha praticamente azzerato i margini d’errore.

Quanto alle esibizioni individuali, per quanto sia sempre maledettamente ostico e non particolarmente probante valutarle attraverso il filtro di uno schermo, nessuna di esse è risaltata nettamente sulle altre. Alcune, però, sono apparse nettamente in “Ambra” e, segnatamente, quelle di Higuain, peraltro non una novità, di Douglas Costa e Matuidi.

La serata di gala ha altresì spietatamente evidenziato la differenza fra il calcio d’élite e quello casereccio consumato nei fine settimana; nell’area cortilizia, i primi quarantacinque minuti bianconeri avrebbero polverizzato la resistenza di qualunque altra avversaria, e i secondi sarebbero stati dedicati, magari con un po’ d’affanno e troppa halma, alla gestione del parziale. Oltre confine, anche in presenza di contrapposizioni meno blasonate, è richiesta invece una totale partecipazione all’evento; il minimo sindacale non basta.

Prima verrà capito, meglio sarà, se sarà…

Augh!

Ezio MALETTO

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