MOTTA E QUEL PATTO AL RISTORANTE.    (di Massimiliano Fantasia).                                                                                                      Quando a Nico Gonzalez è stato chiesto  in conferenza stampa quali sensazioni regalava trovarsi a meno dieci dal Napoli, l’argentino ha avuto una piccola smorfia, poi ha fatto un gesto con le spalle, quindi tirato fuori un sospiro. Non era assolutamente sollievo, era semplicemente un chiaro invito a guardare dritta in faccia la realtà,un invito che era esteso all intera platea di giornalisti che con l immaginazione volevano provare a guardare troppo oltre., adesso è proprio inutile fare voli pindarici, pur davanti a quattro vittorie consecutive, pur con una Champions da giocare partendo tra l altro da un leggero vantaggio .

Soprattutto, dopo aver battuto i più forti al termine di un secondo tempo giocato da grande squadra.E allora adesso, più che chiedersi dove arriverà la squadra, serve capire esattamente come abbia fatto a sterzare, e come potrà continuare a tenere questa nuova direzione. Che non sembra frutto del caso o del pizzico di fortuna, che pure domenica sera si è vista. Pare invece un cambio di passo piuttosto deciso, come lo è stato tra primo e secondo tempo.
Più che incontrovertibili dati di fatto, c’è una sensazione a fare da cornice: è quella che ci racconta come Thiago abbia saldamente in mano questa squadra, avendone dapprima epurato le imperfezioni o presunte tali, secondo il suo giudizio, dunque scovando dal mercato quel tocco di qualità che semplicemente fino a dicembre non c’era stata.C è anche tanto Kolo Muani al centro di questo cambiamento .Con la fiducia che trasmette a questa Juve, trascinata più dalle sue giocate che da tutto il resto. Ma averlo messo in condizione di esprimersi così, ecco, è stata una bella prova superata, e un po’ da tutto l’ambiente. Ha ricordato alla Juve di quanto sia indispensabile per vincere,poter schierare giocatori di qualità, però anche che la qualità decontestualizzata è fine a se stessa. Non ha senso.
Con una cena, uno scherzo, e tanto lavoro, al centro della scena pare sia tornato proprio quel mister che piaceva a tal punto da essere invitato a guidare una delle società più blasonate al mondo,di sicuro quella con il maggior numero di tifosi in Italia.Un uomo che in qualche modo ha ritrovato anche un po di quella umiltà che pareva non conoscere più.Subito dopo la partita,ha voluto evidenziare di come nel primo tempo l Inter abbia fatto la partita mettendoli non poco in difficoltà,la reazione c è stata ma la squadra era in confusione e faceva fatica a ripartire poi, è rientrato nel personaggio e non ha voluto risparmiarsi quel pizzico di presunzione che ne fanno un allenatore antipatico come di solito sono i vincenti “Abbiamo rispettato troppo l’avversario”. Che vuol dire,va bene avere timore reverenziale dell’Inter, restano i migliori di questo campionato, ma guai a dimenticarsi che questa è la Juventus  non una squadra qualsiasi e che la Juventus ha l’obbligo quantomeno di provare a vincere su ogni campo e contro qualunque avversario.Senza ammetterlo, ha tuttavia mostrato la strada intrapresa per cambiare la mentalità della squadra e poi della partita. Non ce n’era un’altra, ma serviva ammetterlo prima a se stessi e poi affrontare quel timore.Come nella Savana la vita comincia la dove finisce la paura.
La strada è quella giusta, anche se poi  la partita con l’Inter come quelle con  Empoli, Como, la stessa partita d’andata col PSV, non sono mai state gare dominate, partite in cui effettivamente la Juventus si è sentita legittimamente superiore a chi aveva di fronte. Proprio per niente,è stata soprattutto una ruota che è tornata a girare, per quanto Motta creda tanto o poco al fattore fortuna, quest’ultimo esiste e molto spesso indirizza le stagioni. Si spiega in questo modo il gol-beffa di Sottil in una partita enorme dei bianconeri contro la Fiorentina, si spiega così pure come Lautaro non colpisca da pochi passi, e come in generale l’Inter abbia smarrito quella spietatezza che l hanno resa la formazione più forte del campionato.
E adesso??  messo tutto da parte, ammesso pure quanto ci sia comunque da lavorare, c’è un aspetto di cui godere. Insieme alla vittoria, s’intende. Ed è l’entusiasmo generale e generato allo Stadium, che si riflette poi sui social, che diventa benzina per il motore, e motore per andare. Dove? Dove non si sa,nessun volo pindarico,a questo punto la cosa migliore è continuare a ragionare di partita in partita senza guardare tanto la classifica,cercare di mettere insieme quanti più punti possibile,a fine marzo si vedrà cosa hanno fatto davanti e si potrà ragionare,intanto continuiamo a fare a spallucce, consapevoli che davanti è dall inizio della stagione che mantengono un passo più veloce del nostro. Ma intanto accontentiamoci di una cosa,che non deve essere assolutamente trascurata,né cadere in secondo piano,finalmente siamo tornati a farci certe domande.