(a cura di Massimiliano Fantasia).
Carlo Carcano muore a Sanremo il 23 giugno 1965.Gia’ da qualche tempo aveva deciso di ritirarsi a vita privata, lontano da tutto e da tutti e soprattutto lontano da quel calcio che tanto gli aveva dato per poi in un attimo riprendersi tutto con gli interessi.Aveva scelto di dedicarsi ai giovani,prima di chiudere voleva poter regalare al calcio italiano almeno ancora un campione di cui essere orgot.La stessa sera che Carcano se ne andò,la Juventus che aveva davvero amato come fosse una parte di sé,gioca a Torino la finale di Coppa delle Coppe perdendo per 0-1 contro gli ungheresi del Ferencvaros.Lo sport e la vita provocano delle curiose antitesi, molto amare: Carlo Carcano, che era stato poderoso esempio di forza e vigore atletico, oltre che di chiara valentia calcistica, è stato curiosamente fermato da una paralisi progressiva.
Nelle file alessandrine ebbe modo di perfezionare e potenziare il suo gioco, alla scuola del famoso inglese Smith, cui vanno molti meriti nella creazione della cosiddetta scuola calcistica alessandrina o «mandrogna», o «grigia», come normalmente la definivano gli anziani sportivi.
Il gioco di Carlo Carcano era talmente efficace nella sua Alessandria che presto le Commissioni Tecniche del tempo, che avevano l’incarico di scegliere gli elementi per la «nazionale», si accorsero di lui. Il suo debutto in «azzurro» avvenne il 31 gennaio del 1915, a Torino, contro la Svizzera, che risultò battuta per 3-1. Carcano era di una classe di leva cosiddetta disgraziata: infatti per i calciatori della sua età ebbe inizio, e durò molto a lungo come tutti sanno, un campionato molto più duro e pericoloso: quello della… grande guerra. In quegli anni molti giocatori che vestivano il grigio-verde formarono delle squadre famose come quelle degli aviatori di Cameri e di Cascina Costa, degli automobilisti.
Terminato il grande conflitto, l’attività calcistica riprese, sia nel campionato che nelle prove internazionali e Carlo Carcano ebbe modo di essere selezionato per la squadra azzurra cinque volte, giocando l’ultima partita quale «nazionale» sul terreno di viale Lombardia a Milano dove, il 6 marzo 1921, la nostra rappresentativa si concesse una bella rivincita sugli svizzeri, battuti per 2-1.
Carlo Carcano aveva ormai trent’anni e pensò bene di togliersi le scarpe a bulloni del calciatore per dedicarsi alla carriera di tecnico del calcio. Ed anche in tale nuova veste le soddisfazioni non dovevano mancargli. Dapprima venne assunto dall’Ambrosiana, poi passò al Napoli e più tardi non seppe resistere al richiamo alessandrino e, nella città dove si era affermato quale centromediano di classe, tornò quale tecnico di rara maestria. Nel frattempo aveva plasmato e affinato alla sua scuola giocatori che sono stati a lungo in testa alle cronache del calcio internazionale, in special modo Giovanni Ferrari, che considerava quasi come un figliolo, e Gino Bertolini.
Dalla società grigia fu la Juventus che con fiuto finissimo seppe prelevare in blocco il terzetto per portarlo a Torino e inserirlo in quel meccanismo di gioco che, tra altri successi, ebbe anche quello di vincere i famosi cinque «scudetti» consecutivi. L’abilità di Carcano quale allenatore non aveva nulla di eccezionale, di sopraffino: era fatta soprattutto di pratica e… di buon senso. E magari anche, diciamolo pure, di qualche briciolo di malizia. Di malizia, intendiamoci bene, del tutto… regolamentare.Carlo Carcano sono dell’ idea che abbia anticipato di almeno 40 anni il così detto calcio totale di Michels e degli olandesi ma non gli è mai stato riconosciuto per via della sua omosessualità che in quegli anni era considerata quasi come una malattia.
Dal 1930 al 1934, e anche per quasi tutto il torneo del 1934-35 Carlo Carcano fu la Juventus e la Juventus fu Carlo Carcano. Anche Vittorio Pozzo, nella sua qualità di Commissario Unico per la «nazionale», si avvalse della sua opera di allenatore per la comitiva «azzurra»; e la vittoria dell’Italia nel Campionato mondiale del 1934 fu, non soltanto merito di Vittorio Pozzo e dei suoi «azzurri», ma parecchio anche di questo tecnico calcistico abile, avveduto, consumatissimo: un autentico mago «avanti lettera». Carcano non era soltanto un tecnico del calcio, ma anche un acuto psicologo che conosceva a fondo i caratteri dei suoi uomini ai quali sapeva chiedere, ottenendolo, il massimo rendimento.
E non era soltanto un mago del calcio ma di qualsiasi gioco, sia sportivo che delle carte. Chi lo ha conosciuto a fondo e gli è stato amico ricorda come Carlo era imbattibile in qualsiasi gioco delle carte. Dicevano gli amici,tutti noi che gli giocammo insieme avemmo sempre il convincimento che ci imbrogliasse ma, se lo faceva, vi riusciva tanto bene che nessuno avrebbe potuto muovergli il benché minimo rimprovero.
Nella Juventus, specie negli ultimi tempi del suo… «consolato», aveva disposto le cose tanto bene che tutto funzionava a dovere con il minimo della sua sorveglianza. Negli allenamenti mattutini si preoccupava principalmente che… Cesarini giungesse in orario e che Bertolini seguisse le sue istruzioni in quanto, dato che lo aveva portato lui nella società, desiderava che il suo pupillo fosse sempre in forma e in condizioni fisiche perfette; di tutti gli altri quasi non si curava, tanto era sicuro che seguivano i suoi ordini e istruzioni. Aveva saputo far funzionare la macchina juventina con tale perfezione che tutto procedeva con facilità, quasi automaticamente: i giocatori stimavano e apprezzavano il loro tecnico e questi si fidava di loro: sia pure con qualche riserva mentale.
Difficilmente Carcano puniva un suo giocatore. Essendo stato giocatore prima degli altri usava sempre la persuasione, sapendo che era, comunque, il migliore sistema.
Da tempo era sparito dalla scena calcistica. Ritiratosi a Sanremo, dove aveva acquistato con i suoi risparmi una ridente villetta, dedicava talvolta le sue cure ai vivai giovanili della Sanremese e dava anche vita alla conosciutissima contesa giovanile del torneo «Carlin Boys»; e «Carlin» non era altri che lui stesso.
Non lo rivedremo più. Tutti certamente lo ricorderanno così come avevano avuto modo di notarlo sui campi di gioco negli ultimi anni della sua attività, indossante quel suo elegantissimo giubbotto in pelle di daino. Che ha una sua storia particolare: una storia che illustra anche il carattere bonario e cordiale del buon Carcano.
Una storia che vale la pena di essere raccontata. Quando nel torneo mondiale del 1934 si dovette disputare la partita con la Spagna, Carcano fu sollecitato a far giocare l’interista Castellazzi in luogo di Varglien I, e ciò lui fece, forse per dimostrare a tutti come nella sua qualità di allenatore azzurro e collaboratore di Vittorio Pozzo egli non avesse alcuna debolezza in favore degli elementi della sua squadra di società. Inutile dire che Mario Varglien ci rimase un po’ male. Poi, nell’incontro ridisputato, Castellazzi venne sostituito da Ferraris IV.
Poco tempo appresso, in occasione d’una partita juventina col Genoa, a Marassi, la direzione rossoblu ebbe l’idea di acquistare dodici scatole dei famosi «canditi» genovesi Capurro per farne dono agli undici bianconeri ospiti e al loro allenatore. Quel giorno Mario Varglien era infortunato e quindi figurava soltanto quale riserva: perciò escluso dal dono. Carcano acquistò allora a sue spese una scatola identica alle altre e la donò a Varglien, il quale, logicamente, rimase colpito dalla finezza del suo allenatore e pensò bene di ripagarlo con altro gesto egualmente fine. Da qualche giorno aveva ricevuto a sua volta in dono dal cognato – marittimo che navigava allora col «Saturnia» sulla rotta di New York – quella famosa giacca di daino: oggetto che a quell’epoca rappresentava autentica rarità.
Ci piace, oggi che Carlo Carcano non c è più, ricordare questo simpaticissimo episodio che lumeggia ampiamente le doti del suo carattere generoso.
Ed anche quello del carattere di Mario Varglien. L ALLENATORE DIMENTICATO. Nel calcio si dice che nessuno insegna niente e oggi probabilmente è davvero così,ma bisogna tenere conto di quanti siano stati i processi che il gioco più bello del mondo abbia dovuto affrontare per essere quello che è oggi.Il primo grande cambiamento viene attribuito a Herbert Chapman che negli anni 30 è stato l inventore del il Metodo, che prevedeva che tutte le azioni partissero dalla difesa e le sue squadre sembravano schierate fino a formare una WM…vinse 4 premier con Arsenal e Huddersfield..poi fu la volta dell’ Austriaco Karl Rappan CT della Svizzera a partite dal 1937… è stato l inventore del metodo Verreu che è stato l antecedente del catenaccio e che basava tutta l l’organizzazione difensiva con il supporto del libero,sosteneva infatti che l unico modo sicuro per vincere era quello di soffrire il meno possibile nel corso dei 90 minuti..Rappan non si può certo dire abbia vinto molto ma le sue idee sono arrivate un po’ in ogni parte del mondo e il suo è rimasto come il metodo maggiormente utilizzato,anche in Italia lo si è giocato a lungo qualcuno ne ha fatto il proprio stampo di fabbrica basto pensare a Nereo Rocco e Giovanni Trapattoni, quest ultimo giocando allo stesso mofo ha vinto in tutto il mondo e malgrado la grande attenzione che Trapattoni dava alla fase difensiva le sue squadre hanno sempre segnato parecchio grazie alla grande qualità degli organici che ha sempre avuto a disposizione.Negli anni 40 è la volta della scuola ungherese dei vari Gustav Seber,Bela Gutman e Marton Bukovi..propulsori del 4-2-4 che è stata materia di studio dei tanti amanti della zona ,35-40 anni dopo infatti,in tanti hanno creduto che quella fosse la base da cui partire per ottenere quello che molti tecnici hanno cercato per tutta una vita ammesso che e concesso che ci sia,il metodo perfetto per vincere e divertire e da lì sono venuti al mondo i vari ,4-3-3 4-3-1-2 e i vari Klopp Guardiola Ancelotti Mourinho di oggi o se vogliamo guardare poco più indietro i Sacchi i Ferguson i Santana i Lippi…ma a mettere tutti d accordo,quanto meno giornalisti, addetti ai lavori che lo hanno votato è Rinus Michels votato quale allenatore migliore del secolo passato grazie al suo calcio totale che tanto ha fatto divertire negli anni 70. E qui ritorna in gioco Carlo Carcano abbandonato da tutti,dimenticato troppo in fretta dal mondo del calcio eppure con la sua Juventus già negli anni 30 aveva anticipato la grande Olanda di Michels di una quarantina di anni.Ma allora perche tutto questo ostracismo per una figura che ha dato così tanto al calcio italiano?? Venne allontanato senza dare troppe spiegazioni,la Juventus è vero, arrivava da un pareggio interno con la Triestina,uno 0-0 che non era piaciuto probabilmente ne alla proprietà ne al presidente, il Barone Mazzonis, però dopo quattro scudetti consecutivi una minima flessione ci può pure stare,la squadra oltretutto stava giocando bene, è vero ,Afaticava più del solito ad andare a rete ma dopo tutto, dopo nove giornate,la Juventus era pur sempre seconda in classifica a due sole lunghezze dalla Fiorentina.Il 10/12/1934 sulla prima pagina delLa Stampa testata che apparteneva alla famiglia Agnelli apparve un trafiletto dove la società informava appunto che Carlo Carcano non era più l allenatore della Juventus e che la squadra sarebbe stata affidata a Carlo Bigatto.La verità si seppe solo molti anni più tardi.Carlo Carcano era omosessuale,nei salotti frequentati dall’ alta società della Torino di quegli anni sembra non si parlasse di altro,perfino i suoi più stretti collaboratori o calciatori come Luisito Monti o Giovanni Varglien,che erano soliti frequentare certi ambienti,pare che trascoressero il loro tempo a deridere il povero Carcano,così come il suo più grande accusatore,Felice Borel che raccontava di aver paura anche solo a farsi fare un massaggio dal mister figurarsi a mostrarsi senza biancheria intima…Il Paese era in pieno regime fascista e l omosessualità era punita con la galera.Come poteva una squadra come la Juventus essere allenata da un omosessuale?? Carcano accettò in silenzio e si fece da parte con la consueta signorilità che lo aveva da sempre contraddistinto.Solo pochi mesi più tardi ebbe modo di rimettersi in gioco ma per un tempo brevissimo venne scelto per guidare a campionario in corso, il Genoa che militava in serie B.Da allora passeranno diversi anni ,prima di rivederlo seduto in panchina, sarà l Inter a ricordarsi di lui,c era bisogno di una figura vincente,di un allenatore che riportasse i nerazzurri nei posti che erano di sua competenza e il nome di Carlo Carcano sembrava essere una garanzia,fu chiamato alla guida dell Inter subito dopo la fine della Guerra,il paese era da ricostruire,così come l’ Inter dopo le disastrose parentesi con Ivo Fiorentini e Giovanni Ferrari in panchina, ma la scelta alla fine non risultò essere poi cosi tanto felice,il fascismo è vero che era alle spalle ma il paese non era ancora pronto e anche i risultati furono un po’ una conseguenza di tutto quanto il resto.Dopo aver guidato l Inter è la volta dell’ Atalanta,il buon Carlin sembra aver ritrovato entusiasmo,ormai ha imparato a convivere con il pregiudizio e la voglia di tornare in panchina al più presto prenderà il sopravvento su tutto il resto ma non durerà molto.Ancora prima che la stagione prenda il via,decide di presentare le proprie dimissioni che la società chiaramente accetta affidando la squadra a Giovanni Varglien.Carlo Carcano a quel punto decide di allontanarsi definitivamente dal mondo del calcio ritirandosi a vivere nella tranquilla Sanremo dove con i suoi risparmi aveva acquistato una ridente villetta sul mare.Trascorreva intere giornate a guardare il mare senza dare confidenza a nessuno,il calcio per lui era rimasta una passione cercava di insegnarlo nella piccola scuola che aveva aperto,sperando che qualche Carlin Boys come erano chiamati i suoi allievi potesse un giorno prendere il volo.Morira’ colpito da infarto mentre nuotava nel mare di Sanremo il 23/06/1965.Aveva chiesto di essere dimenticato e a guardare come ancora oggi viene guardato con indifferenza, non devono aver trovato molte difficoltà nel accontentarlo.
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