Un pareggio e nulla di più tra Juventus e Inter. Lunga l’attesa sullo scontro che avrebbe potuto raccontare qualcosa di più a questo campionato serrato nei ranghi e ricco di emozioni caratterizzato da  piccoli colpi di scena spalmati di settimana in settimana. L’Inter si è presentata a Torino convinta di poter fare la gara ma nell’arco di due tempi non è riuscita a fare un sol tiro degno di pericolosità annientata dal controllo asfissiante della retroguardia bianconera in questo ultimo periodo in grande spolvero e a zero goal in 4 gare inclusa la trasferta greca di Champions League. Spalletti si mette sulla difensiva scimmiottando, ma con scarso successo, il  Mourinho del triplete e le sue performanche mediatiche. Un tentativo di difesa per la sua squadra giusto nella logica ma patetica nel modo di esercitare dialettiche lontane rispetto a quelle ben più incisive del suo più illustre collega. La chiara sensazione di una sua insicurezza si evidenzia quando cita storie di congiure contro la sua squadra, di gufi e e corvi che si trasformeranno in colombe e speranze altrui che la stessa prima o poi possa capitolare.La squadra neroazzurra non ha convinto nel suo gioco come nel suo collettivo, il suo uomo di maggior riferimento Icardi non ha toccato palloni atti ad impensierire Wojciech Szczesny. Il baricentro difensivo dei campioni d’Italia ha lavorato alto arginando le poche sterili avanzate dei neroazzurri sempre lontani dal bersaglio. La Juve dalla sua ha da recriminare almeno tre occasioni da goal di cui un paio costruite da Mario Mandzukic sparando frontalmente su Samir Handanovic che si immolva salvando a mani congiunte sul primo tiro a distanza ravvicinata. Nulla avrebbe potuto sulla seconda occasione bianconera se il tiro del croato fosse andato di poco al di sotto della traversa. Il VAR non è intervenuto nell’occasione del mani, tra l’altro assolutamente involontario, di Benatia.

Alla luce di questa giornata che vede tutte le prime non andare oltre il pareggio la consapevolezza di Massimiliano Allegri si rafforza e si rafforzerà ulteriormente quando avrà concluso il suo ciclo di scontri diretti dopo aver affrontato la Roma, perchè almeno per ora non esistono sostanziali dubbi sulla differenza con le altri rivali, la squadra del tecnico livornese è di rango superiore e dunque solo lei padrona del suo destino.