Nell’ordine: Zagabria, Lione, Siviglia, Oporto, Barcellona, Principato di Monaco. Sei trasferte europee, cinque vittorie ed un pareggio con annesso passaggio del turno al Camp Nou. 12 goal fatti, 1 subito, ininfluente. Questo il ruolino di marcia della Juventus nella Champions League 2016/17. Questi i numeri che hanno portato la compagine bianconera ad un passo dalla finalissima di Cardiff il 3 giugno. Numeri di tutto rispetto, da grande squadra.
La Juventus ha vinto in scioltezza a Zagabria; soffrendo, ma in inferiorità numerica a Lione; in rimonta, in superiorità numerica a Siviglia; dominando, già prima che il Porto restasse in dieci, ad Oporto; pareggiato ribattendo colpo su colpo a Barcellona; vinto ieri con autorevolezza contro lo spumeggiante Monaco.
Ad un passo dalla seconda finale di Champions in tre anni, nonché sesta dal 1996 ad oggi. Altro che squadra non europea. La Juve è storicamente competitiva anche in Europa. Rispetto a due anni fa, però, c’è un’enorme differenza: la Champions non è solo un sogno, ma anche un obiettivo concreto e raggiungibile, come dimostrano i recenti risultati.
Il campionato italiano, con tutte le sterili polemiche che lo circondano, appare sempre più piccolo. Gli avversari sembrano sempre più distanti, con le loro vicissitudini ora tecniche ora societarie. Emblematiche sono le immagini e le dichiarazioni di allenatori che si lamentano per torti arbitrali inesistenti o società che difendono il comportamento antisportivo di propri giocatori con ricorsi e tesi improponibili. La Juventus a Bergamo è stata enormemente danneggiata dalle sfortunate decisioni arbitrali, ma giustamente non ha battuto ciglio, concentrandosi solo sul campo e sui propri errori di gioco.
Un’altra dimensione. Tecnica, societaria, comportamentale. La Juventus è oltre l’Italia, troppo piccola, troppo rissosa, per appagarne le ambizioni. La Juventus ha voglia d’Europa e noi con lei.
Avv. Domenico Quarracino



