Il “segreto” l’ha inavvertitamente svelato Paulo Dybala ai microfoni di “Mediaset” a margine della gara d’andata dei quarti di finale di Champions League, vinta 3-0 dai campioni d’Italia ai danni del Barcellona: “Quelli che sono in panchina hanno voglia di giocare più di quelli che stanno in campo”.

L’arma segreta della Juventus, la quantificazione del gap che divide la “Vecchia Signora” dalle sue rivali, risiede tutta lì, in… panchina: sono le cosiddette “riserve” l’anima in più dei bianconeri. Come ha ripetuto più volte Massimiliano Allegri in conferenza stampa, per arrivare fino in fondo a tutte le competizioni c’è bisogno di tutti e l’ha dimostrato nel secondo tempo del match di ieri sera, schierando Lemina, Rincón e Barzagli in luogo dei titolarissimi Cuadrado, Dybala e Pjanić.

ph Marchisciano / One+Nine Images
Torino 14–03-2017 – Juventus vs Porto 2016-2017
Nella foto: pallone champions league

Un attestato di stima e di grande fiducia nei confronti dei tre subentrati, che hanno avuto un impatto positivo sulla partita: il franco-gabonese, al netto di un pallone sanguinoso perso nella propria metà campo, ha ostentato sicurezza e rapidità d’esecuzione, mentre il venezuelano e il centrale della Nazionale italiana hanno irrobustito ulteriormente il muro difensivo dei padroni di casa, aiutando Buffon a mantenere inviolata la propria rete.

Il segreto è proprio questo: alla Juventus non esistono riserve e titolari. Gioca chi vanta la miglior condizione atletica, chi ha le doti giuste per mettere in crisi l’avversario di giornata, chi è sufficientemente motivato (in questo caso, però, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta, ndr).

Nessuno deve sentirsi un “rincalzo”, chiunque può ergersi a uomo chiave dell’incontro e vivere la sua notte da protagonista: solo così si diventa grandi per davvero.