ALBERTO COSTA SEGNALI POSITIVI. (di Massimiliano Fantasia).
Sembrava un po’ spaesato Alberto Costa, nei suoi primi giorni a Torino. Niente di tanto strano, in fondo si sta pur sempre parlando di un ragazzo di appena 21 anni catapultato improvvisamente dall’altra parte d’Europa per il primo grande salto della sua carriera di calciatore.Dal Vitoria Guimaraes alla Juventus il passaggio può non essere così semplice a meno che non si sia di fronte a un fenomeno di personalità. Il terzino, classe 2003 ha dovuto mettersi sotto non poco per dimostrare di poter ripagare la fiducia della società bianconera e l’investimento da circa 15 milioni di euro che Cristiano Giuntoli ha tirato fuori per strapparlo alla concorrenza di Porto e Athletico Madrid.
Per lui anche qualche difficoltà linguistica, oltre a quelle puramente tecniche sperimentate sul campo, quando si è trattato di recepire le richieste di Thiago Motta relative soprattutto alla fase difensiva. Se il suo esordio si è fatto attendere più del previsto era proprio per questo motivo, ovvero per il fatto che per lui si è reso necessario un periodo di apprendistato come era normale attendersi,un accompagnamento graduale nel mondo bianconero così da perfezionare alcuni aspetti tattici ritenuti fondamentali. La base era buona, sì, ma prima di poter scendere in campo Alberto ha dovuto mettersi in gioco per capire bene come rispettare determinati movimenti scalare, alzarsi, abbassarsi… e dialogare al meglio con i compagni a livello di trame e passaggi, anche senza palla.
Costa lo ha accettato, con intelligenza e professionalità, di conseguenza la pazienza e il lavoro hanno pagato.Dopo l’esordio in bianconero nella serataccia di Coppa Italia contro l’Empoli, per lui c’è stato spazio anche nella mezz’ora finale del match contro il Verona, quando la Juventus doveva ancora sbloccare la gara e portarla dalla propria parte. Entrato in campo al posto di Timothy Weah non senza qualche perplessità tra i tifosi, considerando appunto il momento, il portoghese si è subito reso protagonista con un tentativo pericoloso, per poi continuare a mettersi in mostra e a lanciare buoni segnali.
Sicuramente, oltre alla determinazione e all’impegno con cui si è presentato tutti i giorni alla Continassa, per Alberto Costa è stata importante la vicinanza della famiglia, che gli ha garantito la stabilità necessaria a concentrarsi solo sul lavoro e lo ha sostenuto nei momenti di difficoltà. I cambiamenti, del resto, sono stati tanti e di notevole portata, motivo per cui era inevitabile mettere in conto una fase di rodaggio e di ambientamento. Che a volte non è concessa alla Juventus, dove non c’è margine di errore e tutti devono essere pronti a tutto, ma che in certi casi è fondamentale per non sprecare un investimento in cui si è creduto. Alberto Costa ne è la prova, e ora il futuro è dalla sua parte.
Sembrava un po’ spaesato Alberto Costa, nei suoi primi giorni a Torino. Niente di tanto strano, in fondo si sta pur sempre parlando di un ragazzo di appena 21 anni catapultato improvvisamente dall’altra parte d’Europa per il primo grande salto della sua carriera di calciatore.Dal Vitoria Guimaraes alla Juventus il passaggio può non essere così semplice a meno che non si sia di fronte a un fenomeno di personalità. Il terzino, classe 2003 ha dovuto mettersi sotto non poco per dimostrare di poter ripagare la fiducia della società bianconera e l’investimento da circa 15 milioni di euro che Cristiano Giuntoli ha tirato fuori per strapparlo alla concorrenza di Porto e Athletico Madrid.
Per lui anche qualche difficoltà linguistica, oltre a quelle puramente tecniche sperimentate sul campo, quando si è trattato di recepire le richieste di Thiago Motta relative soprattutto alla fase difensiva. Se il suo esordio si è fatto attendere più del previsto era proprio per questo motivo, ovvero per il fatto che per lui si è reso necessario un periodo di apprendistato come era normale attendersi,un accompagnamento graduale nel mondo bianconero così da perfezionare alcuni aspetti tattici ritenuti fondamentali. La base era buona, sì, ma prima di poter scendere in campo Alberto ha dovuto mettersi in gioco per capire bene come rispettare determinati movimenti scalare, alzarsi, abbassarsi… e dialogare al meglio con i compagni a livello di trame e passaggi, anche senza palla.
Costa lo ha accettato, con intelligenza e professionalità, di conseguenza la pazienza e il lavoro hanno pagato.Dopo l’esordio in bianconero nella serataccia di Coppa Italia contro l’Empoli, per lui c’è stato spazio anche nella mezz’ora finale del match contro il Verona, quando la Juventus doveva ancora sbloccare la gara e portarla dalla propria parte. Entrato in campo al posto di Timothy Weah non senza qualche perplessità tra i tifosi, considerando appunto il momento, il portoghese si è subito reso protagonista con un tentativo pericoloso, per poi continuare a mettersi in mostra e a lanciare buoni segnali.
Sicuramente, oltre alla determinazione e all’impegno con cui si è presentato tutti i giorni alla Continassa, per Alberto Costa è stata importante la vicinanza della famiglia, che gli ha garantito la stabilità necessaria a concentrarsi solo sul lavoro e lo ha sostenuto nei momenti di difficoltà. I cambiamenti, del resto, sono stati tanti e di notevole portata, motivo per cui era inevitabile mettere in conto una fase di rodaggio e di ambientamento. Che a volte non è concessa alla Juventus, dove non c’è margine di errore e tutti devono essere pronti a tutto, ma che in certi casi è fondamentale per non sprecare un investimento in cui si è creduto. Alberto Costa ne è la prova, e ora il futuro è dalla sua parte.



