RENATO VEIGA NON È UN RIPIEGO, DA DUE ANNI ERA NEL MIRINO DELLA JUVENTUS
( di Massimiliano Fantasia).                                                                                                     Renato Veiga non è stato una soluzione improvvisata per la Juventus.Infatti, il difensore portoghese classe 2003 era già stato ampiamente seguito dal club bianconero, prima del suo passaggio dallo Sporting Lisbona al Chelsea, da collaboratori di fiducia di Matteo Tognozzi tra l altro scopritore di altri giovani talenti transitati dalla Next Gen non ultimo Dean Huijsen .,

Alto un metro e novanta centimetri,dotato di un fisico imponente tutte qualità che ne fanno un giocatore pressoché insuperabile nei duelli aerei così come nei calci piazzati.La Juve ad un certo punto aveva smesso di prendere informazioni,non sapendo come inquadrarlo e quindi non capendo fino in fondo se poteva essere un elemento funzionale,e ricoprire quel ruolo che stava cercando.
In effetti, con i Blues Renato Veiga ha giocato soprattutto da play davanti alla difesa e da terzino sinistro, dimostrando appunto di non essersi ancora ben definito dal punto di vista tattico. La Juventus, che con Cristiano Giuntoli ha fatto tesoro dei report precedenti  ha comunque continuato a seguirne la crescita e ad apprezzarlo, e ha finito per ingaggiarlo  con l’idea di impiegarlo prevalentemente da centrale difensivo tanto più dopo l’infortunio di Pierre Kalulu.E proprio in quel ruolo lo si è visto domenica all’esordio nel match contro l’Empoli. Certamente il club bianconero crede in lui. E la formula di prestito oneroso malgrado si sia legato al  per solo sei mesi lo testimonia e quindi al momento non è possibile a priori capire con cui è approdato a Torino non esclude a priori che le due società a tempo debito ,possano rivedere le loro attuali posizioni e trovare una soluzione che vada oltre la stagione in corso.Difensore centrale, terzino sinistro o centrocampista davanti alla difesa, può essere capace di ricoprire più di un ruolo e questa sua grande capacità,il suo spirito di adattamento fanno di lui non solo un giocatore polivalente ma uno di quegli elementi sempre più rari nel calcio moderno,ma che rimangono i più apprezzati proprio per questo da certi allenatori.