29 maggio 1985. Io c’ero.
Era la prima partita con quel qualcosa di più che un semplice tifoso dentro di me. Da appassionato di giornalismo ad unire l’amore per la mia Juve fu tutt’uno.
Non era la mia prima finale di tutte quelle seguite nella storia della Juve e della mia vita. La prima di una lunga e sfortunata serie nel 73 a Belgrado con mio zio, ma quella di Bruxelles sancì il disastro interiore, la paura, l’incredulità, il rigetto che provai verso l’essere umano accanirsi contro l’altro.
Fui devastato, offeso, massacrato nel sentimento.
Quel giorno fatto di disorganizzazione, urla, sangue e visioni traumatiche, fra me in me per sempre indelebili.
Pace ai nostri 39 angeli.



