Avevo appena emesso i primi gemiti da neo giornalista e stavo capendo il significato di trasferta, intervista, cronaca,indiscrezioni, e lunghe attese.

Faceva caldo, molto caldo ricordo e le giornate erano fatte di emozione perché quello era il posto per sentirsi dentro una favola e quella era la storia più bella del mondo.

Feci tutto il percorso dell’Italia, tutto il ritiro e tutti gli allenamenti. Vedemmo crescere quel gruppo di ragazzi e di amalgamarsi sempre più avvolti da quella magica cosa che si chiama “gruppo”. Lo stadio Sarria’ quel catino rovente di quello storico trionfo contro una squadra verdeoro tra le più forti di tutti i tempi, ero diviso nei sentimenti perché in Brasile ci sono nato ma era l’Italia che tifavo e poi quel Brasile fu annientato da Pablito autore di una magica tripletta. Infine la finale, si quella magica notte quando quel gruppo di ragazzi alzò sotto il cielo di Madrid e di quel fantastico presidente Pertini la coppa del mondo mentre nelle nostre orecchie riecheggiava come un inno nazionale la voce di Nando Martellini che gridava “CAMPIONI DEL MONDO – CAMPIONI DEL MONDO – CAMPIONI DEL MONDO”.