Italo Cucci, sulle pagine di Avvenire, ha detto la sua sul Var:

“La Var – come avevo previsto – non ha portato giustizia ma scompiglio, imponendo una Verità certificata da uno strumento “infallibile” pur legato alla inevitabile fallibilità di chi lo manovra, lo stesso arbitro abitualmente ingiuriato dai faziosi anche dopo il Lieto Evento. Non solo: chi attribuiva alla Var una crescita culturale contro l’insana tradizione delle dispute da Bar Sport, dovrebbe oggi fare un viaggio nel Web, metter naso nei Social per registrare le maleodoranti polemiche che hanno sì dato un valore aggiunto al calcio italiano: quello di una volgarità intellettuale mai registrata prima, quando le invettive e la discordia volavano, mentre oggi le parole sono pietre. Di chi la colpa di una palese inadeguatezza dello strumento? Dire dei conservatori è impossibile: i tanti che, come me, osteggiano la Var sono impotenti, possono solo documentare la loro posizione elencando gli errori che procura; oggi si tirano in ballo gli arbitri conservatori, coloro che sfidano la tecnologia e magari sbagliano – come sempre è successo – ma oggi sono accusati di oltraggio al Rinascimento Culturale del Pallone. Le prove del fallimento? Gli stessi cultori della Var propongono sui media decine di correttivi. Eppoi – ecco lo scandalo decisivo – chi trarrebbe in sostanza vantaggio dalle decisioni assunte dall’ircocervo Uomo Macchina? La Juventus. Quid novi? Anche la Var soffre la sudditanza psicologica. Ma mi facciano il piacere, lorsignori”.