Uno dei tormentoni più gettonati di questa estenuante sessione di mercato estivo è certamente quello di cui è stato, ed è tuttora protagonista, Leonardo Spinazzola.
Acclarato che trattasi di un buon giocatore, non certo un fenomeno, e che i contratti rappresentano accordi giuridici e patrimoniali da rispettare, la strenua resistenza opposta dalla “Dea” al ritorno del terzino alla casa madre ha destato quantomeno stupore.
Se il diritto è certamente dalla parte degli orobici, le ragioni d’opportunità che suggerivano un’amichevole revisione delle pattuizioni in essere erano altrettanto valide: anche e soprattutto in chiave presente e futura.
Voler trattenere a tutti i costi un giocatore deluso e scontento, potrebbe essere di nocumento a tutto il gruppo nerazzurro, così come impuntarsi con un club non concorrente e storicamente amico (a volte fin troppo, se si pensa alla recente operazione Orsolini), strategicamente poco saggio.
L’impressione è che l’Atalanta, esigenze tecniche a parte, abbia voluto dimostrare al mondo di non essere un club satellite, ed è ragionevole supporre che a gennaio, quando la sua avventura europea sarà molto presumibilmente conclusa e la posizione in classifica rassicurante, se Madama dovesse per necessità ribussare alla porta di Antonio Percassi, a prescindere dall’eventuale presenza nella propria rosa di Benedikt Höwedes, uno fra lo stesso Spinazzola e Caldara imboccherà l’autostrada per Torino, con buona pace di tutti.
Augh.
Ezio MALETTO


