UNA NOTTE DI SANGUE E DI FOLLIA.           (di Massimiliano Fantasia).
Siamo alle porte dell ‘Estate del 1985,la stagione sta volgendo al termine ma c’è un attesa sempre più spasmodica per quella che sarà la finale di Coppa dei Campioni, in programma mercoledì 29 maggio.Sopratutto tra i tifosi della Juventus che  in campionato hanno visto la loro squadra chiudere  con un deludente sesto posto;lo scudetto è stato vinto dal sorprendente Verona di Osvaldo Bagnoli,che al termine di una cavalcata trionfale ha messo in fila Torino Inter Sampdoria e il Milan di Nils Liedholm .I bianconeri,che a Gennaio hanno vinto la Supercoppa Europea,concentrano tutte le loro energie sulla Coppa dei Campioni .La Juventus di Giovanni Trapattoni ha eliminato  di fila Ilves Tampere, Grassopphers e Sparta Praga per poi ritrovarsi a giocare l accesso alla finale contro il Bordeaux di Aimé Jaquet che annovera giocatori del livello di Giresse Tigana’Lacombe.All’andsta disputata a Torino il 10/04 in uno stadio Comunale esaurito ,i bianconeri si impongono per 3-0 grazie alle reti di Boniek,che imbeccato da Platini batte Drospy con un preciso tiro di destro.,raddoppio di Briaschi con un sinistro velenoso a coronare una prova maiuscola dell’ ex genoano quindi terza rete di Platini che servito da Boniek con un destro radente dalla distanza ipoteca la finale.Ma il 24/04 allo stadio Delmas sarà partita vera con i Girondini decisi a ribaltare il risultato e protagonisti di una partita esemplare.Bene Chalana su Platini,buona la prova di Giresse che prova a illuminare il gioco dei francesi ,poco lucido Tigana protagonista comunque di una partita volenterosa . La rete di Muller poco prima della mezz’ora rimette in discussione tutto e la partita si fa cattiva ,alla fine saranno sette gli ammoniti.Il goal di Battiston a dieci minuti dalla fine, sarà un ulteriore iniezione di fiducia ma i tentativi di Lacombe e compagni,non porteranno a niente,la Juve vola in finale il ricordo di Atene è ancora vivo,ma la squadra è forte come testimoniano le tre finali europee in tre anni e in finale ha buone possibilità  di vincere la prima Coppa dei Campioni della sua storia .

Di fronte il Liverpool di Joe Fagan, campione d’Europa in carica, intenzionato a bissare il successo dell’anno precedente.I Reds ,si qualificano  per la finale dopo aver eliminato Lech Poznan, Benfica, Austria Vienna e  Panathinaikos, e come i bianconeri hanno investito tutto sulla Coppa dal momento che in Premier League si era dovuto arrendere all’Everton, autore di un’inarrestabile cavalcata fino al titolo, conquistato con ben 6 giornate di anticipo.
Lo Stadio che l’UEFA sceglie per la finale è lo Stadio Heysel di Bruxelles,che prende il nome dal quartiere della città in cui sorge. Un impianto che con gli standard di oggi verrebbe considerato completamente inadeguato ad ospitare una finale, ma che già era stato sede di quelle del 1958, del 1966 e del 1974 oltre che aver ospitato partite dei Campionati europei del 1972. Il fischio d’inizio è previsto per le ore 20.15.
Ciò che porterà alla strage è un mix di scelte logistiche discutibili e col senno di poi scriteriate, superficialità, cattiva gestione della situazione e assoluta inadeguatezza del servizio d’ordine e dei sistemi di sicurezza dell’impianto. Quest’ultimo, nonostante una prima ristrutturazione avvenuta negli anni Settanta, era fatiscente e privo di vie di fuga adeguate. Il campo e le tribune, in particolare, erano mal tenuti.
I muri che dividevano i vari settori, poi, erano vecchi e fragili, tanto che capitava di frequente che cadessero dei calcinacci. Lo scarico dei servizi igienici colava dalle stesse pareti, rendendo queste ultime ancora meno resistenti.
Nelle settimane che precedono la partita,come è normale che fosse,si scatena la caccia al biglietto. L’Heysel può ospitare sulla carta un massimo di 60 mila spettatori, ma le richieste di un tagliando sono molte di più,si calcolano essere circa 400 mila. Tanti sono  i tifosi bianconeri che sognano di vedere la loro squadra del cuore sollevare per la prima volta la Coppa dei Campioni.
Anche la vendita dei biglietti e la disposizione dei tifosi all’interno dello Stadio è gestita male. Ai sostenitori italiani, in netta predominanza, sono garantiti i settori M, N e O, a Sud-Est dell’impianto, mentre agli inglesi le zone X e Y, nella curva opposta. C’è poi un ulteriore settore, il settore Z, adiacente a quello degli ultrà del Liverpool, da cui è separato esclusivamente da due reti metalliche che sembrano essere quelle che si usano per i polli, assolutamente inadeguate ad evitare il contatto fra le due aree, addirittura da considerarsi assai pericolose in presenza di scontri.
L’UEFA sceglie di destinare il settore Z ai tifosi neutrali ovvero a quelli in possesso di biglietto di entrambe le tifoserie che non appartengono a gruppi organizzati. Di fatto ad accapparrarsi la maggior parte dei biglietti saranno i tifosi bianconeri. Nei giorni che precedono la sfida fra Juventus e Liverpool, questa scelta è contestata da entrambe le società, che temono il contatto ravvicinato fra supporters di fede calcistica opposta. Ma gli organizzatori, convinti di poter gestire la situazione attraverso il rispetto delle disposizioni burocratiche, non vogliono sentire ragioni.
Nelle ore che precedono il match, i tifosi del Liverpool, accorsi nella capitale belga in numero abbondamente superiore a quello dei posti disponibili e dei biglietti venduti, fanno largo abuso di alcolici ma, a parte qualche scaramuccia e una rapina in una gioielleria, non si verificano particolari episodi da segnalare.
Quando nel pomeriggio vengono aperti i cancelli, ad occupare il Settore Z sono per di più  famiglie, genitori con i propri figli, italiani ma anche tifosi di altri paesi, che in maggioranza simpatizzano per la Juventus. Mentre si capisce ad occhio che un numero molto maggiore di tifosi inglesi affolla i settori X ed Y destinati ai Reds.
I controlli all’ingresso sono infatti carenti e superficiali, e sono circa 6 mila i tifosi inglesi senza biglietto che prendono posto nella Curva , fra cui si sono infiltrati anche alcuni ultrà del Chelsea del gruppo di estrema destra Headhunters, membri dell’organizzazione neonazista Combat 18 e del partito National Front, noti per la loro violenza. Alcuni riescono a entrare persino facendo dei buchi sulle pareti esterne in calcestruzzo per poi arrampicarsi.
La tragedia inizia a prendere forma verso le 19.20, quando manca poco meno di un’ora al fischio d’inizio della gara.
Una parte degli ultras del Liverpool, piena d’odio dopo gli incidenti che si erano verificati l’anno prima a Roma per la finale dell’Olimpico, vedendo i tifosi bianconeri nel Settore Z, e pensando che si trattasse di ultrà italiani, inizia ad ondeggiare paurosamente, con l’obiettivo di intimidire i tifosi avversari e conquistare lo spazio da loro occupato. È un sistema  che in Inghilterra chiamano’take an end’, ovvero ‘prendi la curva’.
Alla seconda e terza carica degli hooligans, le reti di recinzione che separano la Curva dei Reds dal settore Z cedono e i pochi poliziotti posti come cordone di separazione non possono far nulla per impedire l’invasione da parte degli ultrà inglesi.
Terrorizzati, i tifosi che occupano il settore Z cercano vie di fuga, che non ci sono: i cancelli di uscita in alto sono chiusi a chiave, mentre chi prova a riversarsi sul terreno di gioco è preso a manganellate dagli agenti a cavallo. La situazione diventa disperata, e presi dal panico, i tifosi italiani si ammassano nell’angolo più lontano e basso del Settore Z, schiacciati l’uno sull’altro contro il muro divisiorio, dalla parte opposta alla curva dei tifosi del Liverpool.
Più in là il vuoto, che separa il Settore Z dalla tribuna. Qualcuno riesce a saltare giù e a salvarsi. Altri restano schiacciati nella calca che si crea, visto l’arrivo in massa degli ultrà inglesi, che inseguono i sostenitori bianconeri. A un certo punto il muretto non regge il peso dei tifosi e crolla. È una strage. Molti tifosi volano di sotto o restano schiacciati, altri, feriti, periscono calpestati da altri tifosi in preda al terrore.
Mobilitato, un battaglione mobile della polizia belga giunge allo stadio dopo oltre mezzora, a disastro ormai avvenuto, quando l’impianto si è trasformato in un campo di battaglia. Dopo aver caricato i tifosi del Liverpool, le forze dell’ordine presidiano la Curva bianconera, in quanto alcuni ultrà, avvisati dai sopravvisuti, che hanno trovato riparo nella curva opposta, vogliono vendicarsi e tentano di raggiungere la Curva dei Reds.
L’assenza nello Stadio Heysel di un’unità di rianimazione impedisce che ai feriti vengano prestati gli opportuni soccorsi. Nella tragedia muiono 39 tifosi, di cui 32 italiani, 4 belgi 2 francesi e 1 Irlandese mentre i feriti, di varia entità, sono circa seicento.
Di fronte alla strage, non c’è grande consapevolezza di quanto avvenuto da parte di chi si trova all’interno dello Stadio. Si capisce che è successo qualcosa di grave ma non si sanno esattamente le cose. Le autorità civili e calcistiche, per motivi di ordine pubblico, decidono comunque di far giocare la partita. Il fischio d’ìnizio viene rinviato di un’ora e 25 minuti.
Si teme sostanzialmente che possa esserci una reazione da parte dei tifosi della Juventus, e che la tragedia a quel punto possa assumere proporzioni ancora peggiori. Bisogna però convincere le due squadre a scendere in campo,dal momento che nessuna delle due sembra essere intenzionata a giocare. Furono l’UEFA e le autorità del Belgio a prendere la decisione di disputare ugualmente la partita. Temevano che l’effetto rinuncia avrebbe spinto alla rivolta gli altri settori. Nel 1985, non c’erano ancora i telefonini. Chi era dall’altra parte dello stadio, non poteva percepire l’entità del dramma. Lo avrebbe certamente capito da un improvviso ritiro delle squadre, dalla cancellazione della finale. E allora,si pensò sarebbe stato non più un inferno, ma l’apocalisse.
La partita dunque è deciso,si gioca, nonostante i cadaveri e i tanti feriti, e il risultato sarà valido a tutti gli effetti per l’assegnazione del trofeo.
Gaetano Scirea insieme al capitano del Liverpool Phil Neal sono invitati a leggere un comunicato di poche righe nella speranza che con le loro parole si possa ritrovare un po di ordine
“La partita verrà giocata per consentire alla forze dell’ordine di organizzare al termine l’evacuazione dello stadio. State calmi, non rispondete alla provocazioni. Giochiamo per voi”.
Le televisioni di tutto il Mondo decidono di comportarsi in modo diverso: la tv tedesca ad esempio ,la’ZDF’ si rifiuta di trasmettere la gara, mentre la tv austriaca, la ORF, interrompe la telecronaca e manda in onda un’eloquente scritta:
“Questa che andiamo a trasmettere non è una manifestazione sportiva, ma una manifestazione volta a evitare massacri”.
In Italia Bruno Pizzul è in palese difficoltà quando su Rai Due prende la linea prima dell’inizio prestabilito del match. Le immagini sono infatti volutamente oscurate e non si capisce il perché. Lui ne attribuisce il motivo a normalissime cause tecniche, ma poco dopo al TG1 scorrono le immagini della tragedia e anche lui ne viene informato.A quel punto è impossibile continuare a fare finta di niente e prenderà immediatamente in mano la situazione per quanto non facile:
“Io vi posso solo dire che purtroppo debbo confermare l’esistenza di alcuni morti, di cui peraltro non conosco, sottolineo, non conosco la nazionalità”.
È in quel preciso momento che anche in Italia si comincia a prendere atto che allo Stadio Heysel è accaduto qualcosa di grave. Quando Pizzul riprende la linea perché l’UEFA ha deciso che si giocherà, prima della telecronaca annuncia:
“Gentili telespettatori, la partita verrà commentata in tono il più neutro, impersonale e asettico possibile”.
Nel caos generale, con i sopravvissuti che cercano di raggiungere anche la tribuna stampa per dire di chiamare alle loro famiglie in Italia, la partita inizia regolarmente,sono le 21.40.
“Uno dei momenti di maggior difficoltà di carattere personale – racconterà il telecronista anni dopo – l’ho affrontato quando un paio di ragazzi, che erano nella curva Z, vennero vicino a me. Mi chiesero di far dire al microfono alla loro mamma che erano vivi. Io ebbi alcune difficoltà, ma alla fine decisi di non farlo. Immediatamente pensai alle migliaia di altre mamme in Italia, che non avrebbero sentito il proprio figlio e all’angoscia che avrebbero provato”.
Intanto si gioca in un clima surreale, con il settore Z ormai vuoto e che appare come un campo di guerra dopo la battaglia. Nel primo tempo Tacconi blinda la porta bianconera con alcuni interventi decisivi su Wark e Whelan. La Vecchia Signora si rende insidiosa in contropiede. Nel corso della ripresa la partita cambia, con i bianconeri più intraprendenti.
L’episodio che decide il confronto arriva al 56′: Platini lancia Boniek in contropiede, il polacco corre a grandi falcate verso la porta avversaria e viene steso da Gillespie un metro-un metro e mezzo fuori area. L’arbitro, lo svizzero André Daïna, è molto distante dall’azione e assegna un rigore alla Juventus.
Sul dischetto si porta Platini, che spiazza Grobbelaar e porta in vantaggio la formazione italiana. ‘Le Roi’ esulta, come se nulla fosse accaduto prima, successivamente dichiarerà che non sapevo cosa esattezza cosa fosse successo. La squadra di Trapattoni gestisce il vantaggio di misura e al fischio finale ne esce vincitrice.A fine partita I tifosi, come previsto,lasceranno lo stadio l’Heysel in modo ordinato.
La Juventus è campione d’Europa, i giocatori, che dichiareranno di non conoscere esattamente quanto accaduto, esultano e per questo verranno criticati da più parti,con il trofeo che viene consegnato a Gaetano Scirea da un anonimo funzionario belga e mostrato  ai tifosi con quel giro di campo fino ad arrivare sotto la curva insanguinata. Ma quella Coppa,nessuno la sentirà mai fino in fondo ,resterà per sempre una coppa macchiata del sangue dei tifosi morti solo per essere andati a vedere la loro squadra del cuore. E non mancheranno le polemiche.
“Abbiamo cercato di entrare in campo con la consapevolezza di dover fare una vera partita di calcio, – dirà Cabrini – ma sapevamo che non era la serata che poteva e doveva incoronare la squadra regina d’Europa”.
“Era impossibile rifiutarsi di giocare, – dirà Marco Tardelli – ma non dovevamo andare a festeggiare, l’abbiamo fatto e sinceramente chiedo scusa”.
“A dispetto di quella che fu comunque una partita vera, ha recentemente ricordato l ex Presidente della Juventus Andrea Agnelli , abbiamo sempre fatto fatica a sentire quel trofeo come una coppa nostra”.
Lo stesso Boniek dirà anni dopo di aver rinunciato al premio partita. Soltanto a tarda notte, quando ormai lo Stadio Heysel, teatro di una delle tragedie più grandi della storia del calcio, era ormai vuoto, si ha una reale coscienza delle dimensioni della strage.
Ci sono Andrea Casula, di soli 10 anni, che aveva raggiunto Bruxelles dalla Sardegna con il papà Giovanni, e andava a vedere per la prima volta la Juventus, la sua seconda squadra del cuore dopo il Cagliari. C’è Roberto Lorentini, giovane medico di Arezzo insignito della medaglia d’argento al valore civile perché, già in salvo, era tornato indietro per soccorrere un bambino ferito e perse la vita nella calca mortale. C’è Giuseppina Conti, di 16 anni, che andava a scuola e si era concessa la trasferta di Bruxelles dopo aver sostenuto le ultime interrogazioni.
E  tutti gli altri, ognuno con la sua storia, ognuno con una famiglia che non potrà più riabbracciarli. Morti per vedere una partita di pallone. Per tenerne viva la memoria nasce subito l’Associazione fra i Familiari delle vittime dell’Heysel.
Per i fatti avvenuti il 29 maggio 1985 finirono sotto processo 25 hooligans, oltre ad Albert Roosens, il capo della federcalcio belga, e i due responsabili dell’ordine pubblico di quella serata. Il processo si concluse con brevi condanne con la condizionale a 14 hooligans, mentre l’UEFA, lo Stato e la Federazione belga furono condannati a risarcire le famiglie delle vittime.
La responsabilità della strage fu attribuita inizialmente esclusivamente ai tifosi del Liverpool e al loro comportamento, soltanto in un secondo tempo, grazie alla tenacia di Otello Lorentini, papà di una delle vittime, anche l’UEFA è stata condannata per le sue responsabilità: il segretario generale Hans Bangerter si prese infatti 3 mesi con la condizionale.
Ma i risarcimenti ricevuti dalle famiglie delle vittime e dei feriti saranno molto inferiori alle promesse e varieranno fra i 14 e i 400 milioni di Lire.
In seguito alla tragedia dell’Heysel, l’UEFA decise di escludere per 5 anni le squadre inglesi dalle competizioni europee,6 per quanto riguarda il Liverpool su richiesta arrivata dallo stesso governo britannico, allora presieduto da Margaret Thatcher. Nella stessa riunione la Juventus è punita con 2 turni a porte chiuse e la Federcalcio belga viene inibita per 10 anni dall’ospitare una finale internazionale.
In seguito alla tragedia, inoltre, nel 1985 venne elaborata la Convenzione europea sulla violenza e i disordini degli spettatori durante le manifestazioni sportive. Ma ci vorrà un’altra strage, quella di Hillsborough a Sheffield nel 1989, per introdurre norme di sicurezza più severe negli stadi e riconcepire la struttura stessa degli impianti sportivi.
Dopo la strage, nel 1985, in Piazza Crimea, all’interno della sede amministrativa del club bianconero, l’architetto Daniele Grassi ha realizzato un monumento in memoria di coloro che perirono all’Heysel, con un epitaffio scritto dal giornalista Giovanni Arpino.Quindici anni dopo, esattamente il 14 giugno del 2000, durante gli Europei disputatisi in Belgio e Olanda, prima della sfida fra Italia e Belgio, davanti al nuovo Stadio intitolato a ‘Re Baldovino’ è affissa una targa commemorativa con i nomi di tutte le 39 vittime dell’Heysel, e una delegazione, composta dal capitano azzurro Paolo Maldini, quello della Juventus, Antonio Conte, e quello del belgio Staelens, depose un mazzo di fiori.
L’UEFA non concese agli Azzurri la possibilità di indossare il lutto al braccio, così la Nazionale entrerà in campo con un fiore nella mano sinistra per commemorare le vittime della strage. Quando poi Liverpool e Juventus si affrontano ad Anfield nella Champions League 2004-05, la Cop espone diversi striscioni che compongono la parola ‘Friendship’, ovvero amicizia.
Nel 2012 il presidente bianconero Andrea Agnelli ha inserito un totem commemorativo all’interno del J-Museum. Sulla Mole antonellina, negli ultimi anni, è sempre stata proiettata la scritta +39 nel giorno dell’anniversario della tragedia. E anche il Torino ha voluto commemorare le vittime: nel 2020 un gruppo di tifosi granata è salito sul colle di Superga, dove riposa il Grande Torino, e ha esposto lo striscione “+39”.
A Torino una piazza pedonale nel quartiere Aurora nel 2018 è stata intitolata alle vittime dell’Heysel. E sono frequenti le iniziative intraprese dall’Associazione dei familiari. Ad eterna memoria di quel 29 maggio 1985, il giorno perduto del calcio, in cui la festa si tramutò in tragedia.