Nella storia del calciomercato della Juventus Luciano Moggi si è ritagliato uno degli spazi più importanti e prestigiosi di sempre, dimostrando la sua abilità nel depistare i giornalisti e nel condurre sottotraccia trattative impronosticabili, come quelle che il 31 agosto 2004 portarono contemporaneamente in bianconero Fabio Cannavaro e Zlatan Ibrahimović.

Molti tifosi, tuttavia, non gli hanno perdonato la cessione di Thierry Henry, protagonista di un periodo difficile all’ombra della Mole Antonelliana e poi consacratosi definitivamente all’Arsenal, di cui è diventato un emblema vivente.

L’ex direttore generale zebrato è tornato sull’argomento ieri sera ai microfoni di Sportitalia: “Henry non era uno sbaglio – ha affermato –. Era un giocatore giovanissimo, che in Italia aveva bisogno di 30 metri davanti per guardare il campo e la porta avversaria. In una Juventus che stava sempre in area avversaria non ci poteva stare, perché non aveva il momento per scattare e non aveva i metri. In più, Ancelotti non lo vedeva molto bene. Io ho visto quello che succedeva, ho capito l’allenatore, ma ho capito anche il giocatore, perché ho parlato con Arsène Wenger, tecnico dell’Arsenal, il quale lo aveva allenato a Montecarlo. In Inghilterra ci sono molti più spazi, la marcatura è relativa e lì ha fatto dei grandi campionati. Darlo via non è stato un errore, perché l’ho pagato 20 miliardi e l’ho ceduto a 33. Poi per 18 ho preso Trezeguet: ditemi se ho fatto male”.

La risposta all’interrogativo retorico di Moggi è sicuramente “no”, considerate le 320 apparizioni e le 171 reti segnate da “Re David” nella sua parentesi torinese.