Si continuerà a parlare a lungo di Juventus-Napoli, semifinale d’andata di Coppa Italia che ha visto i bianconeri ribadire la propria supremazia tra le mura amiche con un netto 3-1 al termine di una contesa che ha visto i padroni di casa andare sotto di un goal, messo a referto da Callejón (seconda rete stagionale allo “Stadium” per il cursore offensivo iberico, ndr), per poi riprendere in mano le redini dell’incontro con una doppietta di Dybala dagli undici metri e l’immancabile sigillo di Higuaín, che ancora una volta ha svolto il ruolo di giustiziere della sua ex squadra.

Tuttavia, a infiammare il post partita sono state alcune decisioni arbitrali assunte dal fischietto romano Paolo Valeri, ritenute addirittura “vergognose per il calcio italiano” da Giuntoli, direttore sportivo del Napoli, e che tanto hanno fatto “incazzare” Pepe Reina, estremo difensore campano: una rabbia esplosa definitivamente sui social network, con il club azzurro che ha pubblicato un tweet di protesta nei confronti dei telecronisti Rai.

In questo, nel modo di gestire la sconfitta, emerge tutto il gap che separa Juventus e Napoli: vi ricordate polemiche esasperate o offese verbali nei confronti di Paolo Silvio Mazzoleni, arbitro del match di Marassi perso contro il Genoa? Avete mai sentito il presidente Andrea Agnelli scagliarsi contro Massimiliano Allegri dopo un passo falso in Europa?

Inoltre, la disamina di una partita non può fermarsi all’analisi di un presunto fallo da rigore non sanzionato, ma deve scavare nelle viscere di un duello che ha visto i campioni d’Italia prevalere nettamente sui loro avversari di giornata, specialmente nel secondo tempo, con il ritorno al 4-2-3-1: dal 47′ al 69′ la “Vecchia Signora” non solo ha ribaltato il punteggio, ma ha anche piazzato un allungo significativo in vista della gara di ritorno.

Chiellini e compagni hanno dimostrato ancora una volta di saper orchestrare alla perfezione i ritmi di un incontro di calcio, affidandosi a seconda delle situazioni ai fraseggi nello stretto per ripartire in velocità o a un calmierato giro palla in difesa, reparto che in fase di non possesso può contare sul sacrificio degli esterni d’attacco (Cuadrado e Mandžukić), che si abbassano per stoppare l’avanzata dei laterali rivali.

Il Napoli, invece, pur lasciando intravedere sprazzi di elevata qualità, risulta ancora troppo frenetico nella manovra, che, per mancanza di concentrazione o di esperienza, vista la giovane età di molti suoi centrocampisti, spesso finisce per evaporare contro i muscoli dei mediani avversari.

Sta tutto qui, dunque, il divario, tecnico e psicologico, fra Juventus e Napoli e non potranno certo essere le esternazioni di un ds infuriato a colmarlo. A buon intenditor…