La plusvalenza non è importante, è l’unica cosa che conta…

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La dialettica “Marottiana”, espressione del pensiero padronale di cui, l’ultimo ventriloquo in ordine gerarchico è tale Massimiliano Allegri da Livorno, quello per cui “Le parole le porta via il vento, le biciclette i livornesi” e, aggiunge lo scriba, “le coppe, le spagnole!”, si è evoluta: dal classico “La Juve non è una Società cedente”, alla freschissima “Non tratteniamo nessuno controvoglia”.

L’affinamento, ancorché improcrastinabile, dato che perfino il tifoso/cliente medio comincia a porsi qualche domanda sul perché, ogni anno, il club sabaudo aliena e qualche volta regala il diritto alle prestazioni di propri tesserati ad altri sodalizi, è chiaramente volto a deresponsabilizzare la dirigenza dagli inevitabili malumori che accompagneranno l’ennesima dismissione importante (ammesso che sia solo una…) non adeguatamente tamponata con l’ingaggio di un sostituto di valore pari o superiore.

Malcontenti destinati a estinguersi fino a quando il giochetto di tappare una falla aprendone un’altra produrrà la consueta, “maggiolina” ciambella con buchetto d’ordinanza. In altri termini: lo scudettino che sazia un popolino molto proclive a dimenticare quanto, ormai, sia diventato profondo l’abisso che separa la Uefa Champions League dal campionato; un torneo, quest’ultimo, assurto a premio di consolazione esattamente come lo era, un tempo, il Trofeo Tim nei suoi confronti.

Chi scherza troppo con il fuoco, però, prima o dopo si brucia e, in taluni casi, rischia di essere arso vivo; specialmente quando le proclamazioni d’intenti non soddisfano la chiarezza spettante a quella marea di avventori che si lasciano volontariamente vessare, nell’illusione che la fioritura dei proventi induca una mutazione definitiva dal rango di provinciale o vivaio d’Europa a primadonna del Continente.

Vero che relativamente all’aspetto finanziario anche un’eliminazione nei quarti di finale del Santo Graal bullonato è comunque un successo, altrettanto vero che secondo una perversa logica aziendalista è quasi auspicabile non conquistarlo, perché così si risparmia sui premi, ma pure sacrosantemente, indiscutibilmente vero, che una politica di siffatto genere, applicata alla dimensione sportiva, alla direzione irreversibile intrapresa dal calcio, è senza ombra di dubbio fallimentare.

Un top club sa come far rispettare i contratti in essere, non si priva costantemente dei propri migliori elementi, anzi, ritiene quasi offensivo che qualcuno si permetta di chiederglieli e li implementa ogni stagione per essere sempre competitivo ai massimi livelli, ponendo massima attenzione al mantenimento del proprio “zoccolo duro”; soprattutto: raramente chi vi appartiene chiede di cambiare aria.

Tutto questo alla Juventus non accade; non sempre e solo per questioni di vil denaro. I giocatori saranno pure “capre” nella vita di tutti i giorni, ma sono superdotati d’istinto pallonaro e decriptano senza particolari difficoltà i segnali in arrivo dal vertice. Ergo, non è irragionevole supporre che, consapevolizzando il disinteresse dei loro datori di lavoro per la meta più ambita, decidano di trasferirsi altrove. Che poi la scelta si sveli azzeccata o no, poco importa e nemmeno ci riguarda, è la spina irritativa a richiedere riflessioni.

Quando il Direttore Generale, nonché Amministratore Delegato afferma (lo fa invariabilmente prima che si apra una nuova sessione di suk estivo) che migliorare ancora Madama è impresa ardua, mente sapendo di mentire e prende in giro chiunque lo ascolti.

La Vecchia Signora è ampiamente suscettibile di perfezionamento e abbisognerebbe di almeno tre campionissimi, che non possono, ovviamente, chiamarsi Bernardeschi, Darmian, De Sciglio, N’Zonzi, Schick, Spinazzola o chi per essi, tanto per attenerci ai nomi attuali più in voga; non è quella Coppa ad essere maledetta, è disgraziato stuzzicare artatamente la platea proclamando di concorrere per vincerla con gente non all’altezza!

I tempi sono cambiati: l’eccellenza alle eccellenze. Se il livello deve essere inferiore basterebbe dichiararlo, non ci sarebbe alcunché di male, ma il coraggio non è reperibile a parametro zero… e l’estate non è eterna; scopriremo a breve se l’ombra bianconera della Mole è destinata ad accogliere solo e soltanto stagisti a tempo determinato e, perché no, un maldestro ripiego dell’ultima ora.

Augh!

Ezio MALETTO

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4 pensieri riguardo “La plusvalenza non è importante, è l’unica cosa che conta…

  • 29 giugno 2017 in 16:26
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    ezio a proprio ragione con questa società e questo allenatore la champhions e solo un sogno
    vorrei saper anche perchè ezio non vai più a toplanet. grazie

    Risposta
    • 1 luglio 2017 in 17:51
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      Ciao, Fabrizio.

      Di e su Top Planet, mi scuserai, preferisco mantenere un rigoroso silenzio.

      Risposta
  • 19 luglio 2017 in 08:28
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    Signor Maletto, lei potrà anche non parlarne, però sappia che senza il suo sagace contrappunto, Top Planet è diventata una grande messa cantata a una sola voce, una monotona monodia.
    Ci manca!

    Risposta
    • 23 luglio 2017 in 18:53
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      Ciao, Fabrizio. Grazie per il gradimento.

      Risposta

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